
Repetto Gallery, una storia che inizia nel 1967 con Aurelio Repetto e si consolida con il figlio Carlo, che apre la galleria nel 2007 a Milano dopo aver raccolto l’eredità della galleria “Repetto e Massucco”, spostando poi la sede nel 2022 a Lugano. Entrare da Repetto, galleria che arricchisce il programma culturale nella svizzera italiana, vuol dire essere fruitori in un contesto dove l’arte non è solo passione, ma parte di un linguaggio quotidiano.
Alessandro Piangiamore presenta il suo primo solo show a Lugano: La polvere ci mostra che la luce esiste (fino al 26 giugno 2026), che riprende il capitolo “La polvere in sospensione” tratto dal libro “La conoscenza accidentale” di Georges Didi-Huberman, dove si analizza come le cose invisibili o trascurabili diventino chiare solo quando vengono attraversate.
Coinvolgendo il visitatore in un attraversamento della sua terra natìa attraverso elementi come la polvere vulcanica, la luce, l’arcobaleno – fenomeni instabili e imprevedibili – Piangiamore costruisce il luogo affinché il visibile si sveli. «Mi interessa il fatto che la natura sia un’entità incontenibile e non perfettibile. Questo è uno dei motivi della mia grande affezione»afferma Piangiamore, riferendosi all’installazione di polvereche accoglie all’ingresso e che ricopre parte dello spazio espositivo della galleria d’arte moderna e contemporanea. La materia proviene dall’Etna, presenza viva e attiva della costa orientale della Sicilia. Il vulcano, come racconta Piangiamore, porta con sé un’ambigua collocazione di genere: al maschile per un non siciliano, al femminile per chi è originario dell’isola. Essendo lui un siciliano doc, ne osserva la duplice natura: è sì distruttiva, ma anche generatrice, fertile, in quanto donna.
Al centro di quest’installazione dei frutti canditi (After life), eccellenze siciliane, introducono un cortocircuito. I frutti, oltre al trovarsi in una posizione irraggiungibile, sono cristallizzati, quasi presenze fantasmatiche, residui che mantengono la loro iconica forma, ma perdono la funzione originaria. Il concetto di After life evolve in Still life, una natura morta che ha perso definitivamente la vita, un’architettura della sopravvivenza.
Così come il deterioramento, nella serie di lavori in cemento ispirati all’ikebana i materiali organici e transitori si fissano nel cemento o “marmo contemporaneo”. Il cemento contrasta il normale svolgersi del ciclo vitale, rallentandone la fine e perciò accentuandola ancor di più. Un ikebana fossilizzato che invece di celebrare il tempo lo incrina, lo rende permanente.





Nella serie a muro Qualche uccello si perde nel cielo (in tecnica mista su carta giapponese Mulberry) l’immagine si costruisce per sottrazione. Se si osserva il cielo o le stelle, il movimento degli uccelli sfugge. E così con l’attenzione. Non esiste una visione completa, ma solo frammenti che emergono e si dissolvono all’infinito. Qualche uccello si perde nel cielo contiene un riferimento alla caduta di Icaro, con il suo corpo che perde l’orientamento. Un cielo che esiste solo nella misura in cui qualcosa si disperde al suo interno.
Nel caso dei led di luce luminosi Giove Pittore di farfalle (spunto dall’opera di Dosso Dossi del 1524), l’intuizione nasce da uno scambio di battute con il figlio. L’ensemble di queste lampade smart in cristallo soffiato è controllato direttamente dall’artista tramite un’app sul telefono. Piangiamore può modulare tonalità o intensità dei LED, anche in base allo stato d’animo in cui si trova in un determinato periodo della giornata. Un vero esercizio di controllo, in cui l’opera viene ad essere continuamente ridefinita dal suo stesso creatore.
Le infinite possibilità di giocare con lo spazio e le forme, mettendole in crisi e cercando di dare un effetto distorsivo e paradossale, per logica, lo si trova in Te lo prometterò, titolo che allude ad una promessa. Quest’ultima, però, è un atto che si compie nel presente. Il “ti prometto” ha valore immediato. Spostarla al futuro, in “ti prometterò”, è un paradosso. È un’intenzione senza compimento, un gesto trattenuto. Esattamente come Te lo prometterò, 56 scene in movimento realizzate in 56 giorni della durata di 1 ora e 44 minuti trasmettono delle dita umane che nel tentativo di afferrare un arcobaleno provocano un bug tecnologico, distorcendo e deformando la sua forma comune. Le dita sono insistenti, inseguono l’inafferrabile. Anche il suono è qualcosa di fisico che si avverte più nel corpo che nell’ascolto, come la distanza che crea il gesto compiuto dalle dita, tra il desiderio di afferrare un fenomeno atmosferico e l’impossibilità di farlo.
La prima personale dell’artista siciliano, La polvere ci mostra che la luce esiste, si costruisce per apparizioni. La polvere non è più solo materia, ma una condizione di visione con tutti i suoi limiti. È fondamentale non tanto ciò che si osserva, ma il modo in cui lo si fa. I fenomeni naturali restano liberi di generare immagini che si formano nella mente del visitatore, sfuggendo a una funzione unicamente informativa. Ognuno deve trovare il proprio senso sulle cose, per attraversare e non solo comprendere, come la natura stessa, che si lascia tentare, per un attimo, prima di scomparire.
Cover: Alessandro Piangiamore, Te lo prometterò, 2025 Still da video, 1h 44m 43s



