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#LiveArtSWeek 2019 | Intervista con DORO BENGALA

Tre gli appuntamenti in programma per l’apertura del Live Art Week: alle h 19, alla galleria P420  Michele Rizzo con Spacewalk; alle 20.30 alla Gelateria Sogni di Ghiaccio Filippo Marzocchi/Mattia Pajè/Giovanni Rendina/ Via Tanari Vecchia 5 Andrea Magnani/Heith Daniele Guerrini presentano C’è un inganno nel crepuscolo; alle 22, alla Fontana Parco della Montagnola, Doro Bengala ‘scatena’ la Fontana di Fuoco. “Un’arte […]

Doro Bengala - Fontana di Fuoco
Doro Bengala – Fontana di Fuoco

Tre gli appuntamenti in programma per l’apertura del Live Art Week: alle h 19, alla galleria P420  Michele Rizzo con Spacewalk; alle 20.30 alla Gelateria Sogni di Ghiaccio Filippo Marzocchi/Mattia Pajè/Giovanni Rendina/ Via Tanari Vecchia 5 Andrea Magnani/Heith Daniele Guerrini presentano C’è un inganno nel crepuscolo; alle 22, alla Fontana Parco della Montagnola, Doro Bengala ‘scatena’ la Fontana di Fuoco.

“Un’arte della stimolazione sensoriale attraverso l’uso di fiamme colorate, di suoni acuti e basse frequenze, che si ispira a una pratica bengalese fondata dalla signora Subhash Chandra Doro nel lontano 1895. “Nascosti dietro lo sfibrarsi del demone fiammeggiante, il loro mondo era quello di arrampicarsi sugli alberi per appiccare scintille e spaventare il passante. Le fronde arboree venivano decorate meticolosamente con delle strisce d’argento che, mosse dal vento, si alzavano a sottolineare i richiami delle ance tagliate nel bambù. Scossi per vincere la vertigine dello spazio, Doro Bengala si riunì attorno a Bob, l’unico e indimenticabile, Bob Caselli, che diede loro la nuova polvere. Quella che tutt’oggi conservano in minuscole scatoline intarsiate con i loro nomi.” Le loro sempre più rare apparizioni li hanno fatti divenire più che un gruppo pirotecnico o performativo, dei discendenti del mondo incandescente, gli spiritelli del vulcano spento, ciò che resta del magma e del fuoco.”

Quello di Doro Bengala è un mondo delicatamente immaginifico ed elegantemente visionario. Di primo acchitto si pensa di avere a che fare con un progetto che ruota intorno al fuoco d’artificio e, più in particolare, al Bengala. Sebbene questo sia vero fino alla tautologia, aprire la cartella stampa del misterioso duo significa accedere a un piano più alto, ellittico e complesso, sul quale – proprio come il fuoco d’artificio stesso – entità, materiali, storie, personaggi, luoghi, forme, colori e segreti attraversano tempi e spazi molto diversi, incontrandosi e formando un ambiguo ma denso e coerente tessuto narrativo. L’estetica (e il mondo) di Doro Bengala è anche questa: un collage incompleto che vive a metà tra lo spazio mnemonico e quello onirico, i quali si incontrano in quella zona dove i ricordi lontani subiscono manipolazioni e sabotaggi costanti, barcollando tra il reale e il magico.

Dopo pagine e pagine di storytelling pirotecnico, immagini criptiche e link a distribuzioni bengalesi e rivenditori europei di fuochi d’artificio e in occasione della prima performance pubblica alla Fontana della Montagnola di Bologna decido di andare alla fonte e porre alcune domande, sapendo che non avrò nessuna risposta in senso classico: proprio come in uno spettacolo di fuochi d’artificio, in cui ulteriori deflagrazioni possono arricchire lo spettatore solo di colori e suoni, non aggiungendo niente al senso di ciò che sta vedendo, interrogare Doro Bengala significa ottenere nuove immagini e parole da aggiungere alla loro incompleta mitologia o, meglio, ad una possibile tassonomia mitologica.

Testo di Luigi Monteanni

Alcune domande a DORO BENGALA —

Cos’è Doro Bengala? Da dove viene?

Dal castello di Serravalle tra i calanchi e i cespugli.. sì, da li. Altri due, gli stessi, invece erano di fronte alla porta di Bob maglie larghe per il caldo, amalga di zucchero per riaversi.. effetti del fuoco d’estate

La tua prima e finora unica uscita è un’omonima cassetta su Presto!? In cui usi “esplosioni come suoni e suoni come esplosioni di colore”. Sembra un lavoro fieramente sinestesico. Che ne pensi? Più in generale, qual’è la tua figura retorica preferita?

Quella cassetta è cortissima una specie di biglietto d’ingresso per un parco giochi.
Personalmente ’allegoria che mania!
Ma il bisticcio per Doro lo vedo più consono la Paronomàsia giusto? Una Paronomàsia allegorica…

Continuando su questa strada: anche se hai prodotto due lavori del tutto strumentali, alcuni dei materiali contengono moltissimo scritto. C’è un legame di qualche tipo tra linguaggio scritto/parlato, colore e suono per Doro Bengala?

Le parole sono più economiche di un korgZXD F 40ß di dio, si possono programmare digitare e sparare; si sdoppiano, ti mangiano il bianco degli occhi e poi restano in silenzio. Ce le giochiamo, come delle pallottole in tasca alla fine.

Hakim Bey ha affermato che i fuochi d’artificio sono una fine forma di terrorismo poetico perché sono armi che causano uno shock estetico invece che uccidere. Tu che ne pensi?

Ci risiamo! Una frase se rigirata in un certo modo ti uccide e lo fa senza troppi problemi… Il fuoco d’artificio di certo non è solo un’ effetto che brilla.

L’inventore cinese della polvere da sparo che in seguito ha permesso i fuochi d’artificio cercava una pozione alchemica, o un tonico, se vogliamo, per l’eterna giovinezza, prima di vedere la sua mistura chimica esplodere. Sapevi di questo legame tra il fuoco d’artificio e l’alchimia o, se vuoi, la magia? Che ne pensi?

Bob ce l’ha di sicuro tenuto nascosto per eventuali ripercussioni con la religione e i vicini. Dopotutto il gruppo “cobra §” nato con Dungeons and Dregs riempiva delle fessure scavate a terra con delle resine di schiuma di lumache e se non mi sbaglio si accendevano proprio bene… non le lumache èh! Le buche in terra! Ci crediamo si.. da quando abbiamo visto queii capitelli d’incenso larghi come un tronco di quercia non ci sbalordiamo più di niente. Si! In Cina ci sono colonne d’incenso…che prendono fuoco..fiammate alte… altro che Fidia!

Doro Bengala - Fontana di Fuoco
Doro Bengala – Fontana di Fuoco

Altri pensieri: sapevi che proprio i suoni variano a seconda della composizione chimica all’interno del fuoco d’artificio? Come vedi questo ulteriore rapporto tra chimica e il suono?

Ogni fuoco ha un suo umore all’apparenza instabile ma tutto è ben calcolato e confezionato. sono come delle clessidre di polveri che connesse l’un con l’altra riescono ad organizzare il carattere del fuoco in modo specifico. Il colore, il motivo ritmico, la ripresa. Il suo metabolismo interno per un fuochista esperto è un condimento semplice.. per chi nuovo invece.. può essere un’arma scottante…intendo a farli. Se accendiamo degli scherzi semplici si capisce subito… I suoni cambiano repentinamente e alle volte anche se pajono spenti riprendono a velocità diverse.

Acido gallico : Di colore giallo-sporco, entra nella composizione dei «fischi» avendo questa proprietà. Si accende facilmente in combinazione specie col clorato di potassa.

Acido picrico: Entra anch’esso nella composizione dei « fischi ». Il suo impiego richiede preparazione, ossia dev’essere sciolto in poca acqua bollente, indi asciugato. Non è molto pericoloso se unito al salnitro.

Solfato di rame: Materia molto conosciuta. Ridotto in polvere e passato allo staccio fino serve per le fiamme azzurre. (T.De Francesco)

Chi sono Subhash Chandra Doro e Bob Caselli? Cosa è successo nel 1985? Cosa ha a che fare tutto questo con Doro Bengala?

Sono fin troppi a chiedercelo!

Cosa resta del magma e del fuoco?

Il miele e il sale della scorsa volta. Il flash nel cranio che riappare se serri gli occhi
In modo forte.

L’immaginario dei fuochi d’artificio è sicuramente molto complesso: dall’intrattenimento alle celebrazioni istituzionali e calendariali (se vogliamo anche cosmiche), fino al “microterrorismo” degli scherzi con i petardi e le tragedie del loro cattivo utilizzo fino ai mercati obliqui in cui modelli illegali vengono commercializzati. Che mi sai dire di questo?

Paradossalmente Doro Bengala è un’esperienza vergine al fuoco. È e la si fa come una speciale ricorrenza. Dei petardi non siamo dei frequentatori assidui e di sicuro ci interessa più l’aspetto alchemico celebrativo che il tonfo. Vediamo il fuoco e il suo controllo come un’arte classica, la pirotecnica, la cresta di colore e scintilla che anima la musica, la mossa di un burattino, l’atto di uno spettacolo della commedia. L’uso dei microesplosivi “a caso” non è proprio nelle nostre corde.

Il vostro nuovo lavoro continua ovviamente sulla strada della pirotecnica, ma come mi hai spiegato tu è anche “più musicale”. Discerni questi due aspetti nel lavoro? La musica e il suono, o la musica e il fuoco d’artificio? Cos’è che ti ha portato, ad ogni modo, a continuare verso qualcosa di più musicale?

Anche se di sicuro si può scindere tra musica e suono. Non ci interessa farlo. Quello che senti e definiamo più musicale è la rivelazione semi-organizzata di un mondo per noi facile a parole ma difficile da affrescare col suono. I nostri dischi sono delle traduzioni inconsce di una capriola narrativa. Ci piace che sia così. Potremmo fare dei dischi pieni di scintille e meticolosi fuochi registrati. Per adesso lo specchio ha riflesso qualcosa d’altro. Ma con la coda alzata tipo scorpio ci stiamo pensando.

Sai che dopo aver ascoltato il vostro nuovo album insieme, la notte, sia io che un mio amico abbiamo sognato di essere ad un concerto di Doro Bengala? Cosa mi puoi dire di questa cosa?

Vi dico di stare attenti. Quando arriva il richiamo non lo sai mica… L’adozione, quella vera, agli ’Ospedaletti avviene in sogno lo sai?

Una volta un tizio ha detto: “Io sono dinamite!”. Si può dire che Doro Bengala è un fuoco d’artificio?

Siamo delle cascate di bengala!

I BENGALA

Possono essere grandi, medi e piccoli: semplici, composti e con getto. I semplici sono quelli caricati con una sola miscela e danno un solo colore (tutto bianco, tutto rosso, ecc., o tutto getto).                      

Quelli composti sono caricati con più composizioni e quindi con colorazioni differenti. Es. 1/13 bianco, 1/3 rosso, 1/3 verde oppure 1/2 bianco e 1/2 verde. Infine sono col getto i bengala composti che terminano con un getto a forma di cascata. I bengala possono terminare anche con un colore vivacissimo (abbagliante).

La lunghezza di un bengala, tipo grande, non supera generalmente i 20 cm. ed allora il caricamento sarà così suddiviso : cm. 5 di polvere di argilla; cm. 5 di composizione a getto; cm. 5 di composizione a fiamma verde, cm. 5 di composizione a fiamma bianca. Comunque il pirotecnico può sbizzarrirsi come crede, tenendo presente però che l’avvicendamento dei colori deve avvenire con gusto e perizia ricordando che i colori abbaglianti ed i getti vanno sempre in ultimo, mentre il bianco va sempre in principio. (T.De Francesco)

Doro Bengala, è un progetto nato nel 2008, fondato da Francesco Cavaliere e Simone Trabucchi.

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