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From Postmodern to Postmedial: Kaleidoscope per Spazio Maiocchi

Testo di Valentina Bartalesi — Negli ex garage industriali di Spazio Maiocchi è in corso un’esibizione inaugurata lo scorso 30 novembre ( e visitabile su appuntamento), incentrata sui temi del corpo – osservato, offerto e decostruito per mezzo della fotografia – della trasmissione digitale e globale dei contenuti e della moda. Special Guest e autore […]

Eric Mack - Photo by Lula Hyers
Eric Mack – Photo by Lula Hyers

Testo di Valentina Bartalesi —

Negli ex garage industriali di Spazio Maiocchi è in corso un’esibizione inaugurata lo scorso 30 novembre ( e visitabile su appuntamento), incentrata sui temi del corpo – osservato, offerto e decostruito per mezzo della fotografia – della trasmissione digitale e globale dei contenuti e della moda. Special Guest e autore dell’edizione limited edition del noto magazine milanese di arte contemporanea KALEIDOSCOPE, Virgil Abloh.

Lo Spazio Maiocchi di Milano, uno spazio di oltre 1000 metri quadrati con finalità culturali, si distingue nel panorama milanese per una politica propriamente sinestetica. Tale approccio multidisciplinare, volto a favorire il confronto tra le forze propulsive operanti nell’alveo della contemporaneità, esemplifica nel contempo un evidente mood/direzione di ricerca: postmoderno, post-mediale, prossimo al post-human per certi versi. Sotto un profilo curatoriale, tale tendenza sinergica si traduce nell’accostamento di esperienze eterogenee per medium applicato e per poetica; il tutto risulta ospitato all’interno di un arioso, quanto rivisitato per dimensioni, “white cube”, progettato dallo studio di Andrea Caputo.

CAMILLE HENROT - Saturday, 2017 3D Video installation
CAMILLE HENROT – Saturday, 2017 3D Video installation
CAMILLE HENROT - Saturday, 2017 3D Video installation
CAMILLE HENROT – Saturday, 2017 3D Video installation

Kaleidoscope, che per l’occasione occupa per intero lo spazio espositivo, porta nel capoluogo lombardo sia artisti già noti nel panorama internazionale come Camille Henrot (francese, 1987) e Virgil Abloh (fondatore di Off White e attuale designer per Louis Vuitton), sia giovanissimi autori emergenti con una performance del collettivo Young Girl Reading Group (Dorota Gawęda, 1986; Egli Kulbokaitè, 1987) e con l’americano Eric N. Mack (1987), ospitato in residence presso la medesima istituzione per due mesi. Ampio risalto è inoltre riservato alla fotografa americana Collier Schorr, classe 1963, a cui sono destinati due spazi del percorso.

“Questioning everything”: l’accesso all’esposizione è segnalato nero su bianco da uno statement, un interrogativo, o ancora più esattamente una dichiarazione d’intenti. Così, la prima installazione realizzata da Virgil Abloh, si presenta con una una serie di “bandiere” bianche caratterizzate dall’anzidetta citazione. L’utilizzo di bandiere – un termine impreciso per descrivere l’opera in esame, ma funzionale a catturarne lo spirito – è comune nella ricerca artistica recente e non (si pensi a Averroè (1967) di Giulio Paolini, alle Mappe (dal 1971 ca.) di Alighiero Boetti e a Across the Border (2010) di Filippo Minelli, esposta a Manifesta 12 Palermo). Qui, lungi dal voler avviare un riflessione geopolitica o storica, il pensiero scivola semmai verso l’interno, rivolgendosi al singolo in una veste effettivamente minimal, rarefatta. Nel patio su cui tale corridoio si affaccia, lo stesso Abloh fornisce una prima traccia: in un manifesto strappato, qualcosa di simile ai decollages del nostro Rotella, anche se decisamente più “street” e “pop”, campeggia la scritta Pleasure, ombreggiata dell’arancio del manifesto. L’impianto multidisciplinare e multimediale che si percepisce percorrendo l’esibizione non emerge solo dal confronto tra le proposte dell’autore, così diverse eppure simili nell’essere testimonianza del proprio tempo (lo Zeitgeist del nuovo millennio come luogo di transizione e di riscoperta), quanto nella ricchezza di input mediali propagati dalle restanti opere.

Collier Schorr - Skype Portrait (Nico shaved), 2016 - “In Front of the Camera” Photographs, 2002–18
Collier Schorr – Skype Portrait (Nico shaved), 2016 – “In Front of the Camera” Photographs, 2002–18
Collier Schorr - Wes with Lipstick, 2009-2018 - “In Front of the Camera” Photographs, 2002–18
Collier Schorr – Wes with Lipstick, 2009-2018 – “In Front of the Camera” Photographs, 2002–18

L’area sulla sinistra risulta interamente dedicata alla figura di Collier Schorr, fotografa di moda statunitense impegnata in un’intensa indagine sul dispositivo fotografico. Protagonista assoluto della serie di scatti In Front of the Camera (2002 – 2018) appare il corpo, il luogo in cui l’individuo si manifesta, sovente nudo e acefalo. In un filone di ricerca tipicamente americano (dai costrutti teoretici sulla fotografia surrealista di Rosalind Krauss alle creazioni femministe di Cindy Sherman) il dispositivo fotografico nelle opere si Schorr non registra ma altera, non tranquillizza quanto intimorisce. Non è bello, è sublime. Tra ipseità e black and white si annidano l’informe e il perturbante (altro termine carissimo a Krauss), non il risultato di un’impressione memore di certe operazioni di Man Ray, dei nudi di  Irving Penn e dell’antropomorfismo di Hans Bellmer.

Nella sala principale, la fragile natura morta Seat Pleasant (2018) di Eric N. Mack, realizzata con lembi di tessuti (tovaglie, velluti e panni fluo) appesi ad un filo che attraversa diagonalmente la stanza, appare decisamente più tranquillizzante, colorata e patchy.

Adiacente l’opera di Mack, la sera dal 30 novembre si è stata presentata la potente performance SULK II (2018) del collettivo YGRG, che a partire da una radice femminista, avvia un discorso sull’utilizzo della nuove tecnologie e sulla globalizzazione determinata dalle nuove forme di comunicazione. Si tratta forse dell’intervento che più acutamente esemplifica la pluralità delle risorse proprie del post-mediale, mostrando le performers – abbigliate loro stesse in maniera hi-tech/futuristica – si riprendendo con smartphone e videocamere, mentre parlano, compiono piegamenti oppure giacciono, filmandosi, al suolo. Gli schermi televisivi trasmettono contemporaneamente altri performers ripetere azioni simili. Il sintagma architettura-sonora (con il quale il collettivo definisce il proprio lavoro) conferisce una dimensione spaziale reale ed effimera alla diffusione tutta virtuale dei medesimi contenuti.

Infine, il filmato Saturday girato nel 2017 da Camille Henrot, conduce la riflessione ad un confronto con l’attualità, cercando di leggere, attraverso un flusso continuo di immagini e parole, il rapporto esistente tra globalizzazione e religione e tra desiderio di cambiamento e tensioni interiori.

Virgil Abloh at Farnsworth House, IL - Photo by Richard Anderson
Virgil Abloh at Farnsworth House, IL – Photo by Richard Anderson
Young Girl Reading Group - Reading with a single hand V
Young Girl Reading Group – Reading with a single hand V
Young Girl Reading Group  - 4X reading with the single hand, Dorota Gaweda & Egle Kulbokaite, Performance, 2018, Cell Project Space
Young Girl Reading Group – 4X reading with the single hand, Dorota Gaweda & Egle Kulbokaite, Performance, 2018, Cell Project Space
Eric Mack - Photo by Lula Hyers
Eric Mack – Photo by Lula Hyers