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U30Cinque, Reggio Emilia | Intervista con Daniele De Luigi

In occasione del Festival di Fotografia Europea ospitato a Reggio Emilia, è stato anche dedicato un progetto interamente dedicato ai fotografi under 35. Il progetto, dal titolo U30Cinque, è stato strutturato in tre mostre nate dalla collaborazione del comune di Reggio Emilia e GAI – Associazione per il circuito dei Giovani Artisti Italiani: ACTIVISM, Saggio sulla […]

©  Marina Caneve, Are they rocks or clouds, 2018
© Marina Caneve, Are they rocks or clouds, 2018

In occasione del Festival di Fotografia Europea ospitato a Reggio Emilia, è stato anche dedicato un progetto interamente dedicato ai fotografi under 35. Il progetto, dal titolo U30Cinque, è stato strutturato in tre mostre nate dalla collaborazione del comune di Reggio Emilia e GAI – Associazione per il circuito dei Giovani Artisti Italiani: ACTIVISM, Saggio sulla cecità e Energia Potenziale Calori & Maillard. Eterogenee per contenuti, le tre proposte espositive – curate da Daniele De Luigi – hanno coniugato e sviluppato quello che era il tema più vasto e generale di Fotografia Europea, che quest’anno aveva come titolo RIVOLUZIONI – Ribellioni, cambiamenti, utopie.
Nell’intervista che segue abbiamo chiesto al curatore di raccontarci le relazioni, gli approfondimenti e le particolarità delle ricerche sviluppate dai fotografi coinvolti in U30Cinque, proprio in relazione al tema ‘rivoluzioni’.

ATP: Il progetto U30Cinque – come si evince dal nome stesso – punta sui giovani o meglio su una generazione di talenti che, si spera, abbia quelle caratteristiche di immediatezza e vivacità che spesso l’età più matura preclude. Il progetto prevede tre mostre: Activism, Saggio sulla cecità ed Energia Potenziale. C’è un legame contenutistico tra queste tre esposizioni?

Daniele De Luigi: All’origine di tutte c’è una sinergia tra GAI e Comune di Reggio Emilia, ma si sono poi sviluppate con modalità e obiettivi diversi: un’open call la prima, un progetto collettivo a tema con residenze internazionali la seconda, una residenza sul territorio la terza. C’è però tra esse un filo rosso che a mio avviso si rende evidente nel triplice percorso espositivo: l’idea del lavoro artistico come forma di impegno politico, l’intenzione di affrontare temi che in un modo o nell’altro passano dai tavoli del potere politico ed economico, suggerendo attraverso un apparato visuale l’esistenza di ulteriori livelli di conoscenza, stratificati trasversalmente, rispetto al racconto ufficiale.

ATP: Entrando nel merito delle mostre. Inizierei da Activism, che ospita sette differenti progetti. Hai fatto parte della giuria internazionale per la scelta degli artisti. Quali tratti comuni vi hanno portato a selezionare i partecipanti? Possiamo individuare un filo – o sensibilità – comune?

DDL: Attraverso Giovane Fotografia Italiana cerchiamo di selezionare artisti emergenti che usino le immagini fotografiche come elementi di un discorso visivo articolato, e per questo ho voluto che nel bando fosse richiesto ai candidati di presentare non solo immagini e statement, ma anche un’idea di display. Oltre, come detto, alla sensibilità verso i temi sociali e politici, la consapevolezza che le proprie fotografie, talvolta accompagnandosi ad altri media, costituiscano una mappa destinata a interagire con le immagini mentali che ogni visitatore porta con sé credo sia un tratto comune dei sette artisti in mostra.

© Lorenza Demata, It all started when some of us left the country, 2018
© Lorenza Demata, It all started when some of us left the country, 2018

ATP: Visto il tema generale del Festival di Fotografia – RIVOLUZIONI Ribellioni, cambiamenti, utopie – quali relazioni avete tracciato tra il tema del festival e Activism? Come hanno espresso gli artisti il concetto di utilizzare “l’immagine fotografica come forma di attivismo”?

DDL: Continuamente sentiamo parlare di rivoluzioni negli ambiti più diversi e riceviamo inviti a ribellarci, ma in realtà si tratta di strategie di marketing che hanno l’unico scopo di alimentare le basi del sistema politico-economico dominante. L’attivismo di questi artisti sta nel tentativo di sottrarre l’immagine al duplice ruolo di strumento e oggetto di consumo acritico, tanto di prodotti quanto di idee, per restituirgli la capacità di riattivare il pensiero critico, sollecitare analisi più complesse della realtà, stimolare i processi cognitivi. Non si tratta naturalmente di usare la fotografia per opporre la verità alla menzogna, ma di dimostrare che anche la fotografia può contribuire a restituire la profondità del mondo contemporaneo, e a volte in modo sorprendente.

ATP: Tra i tanti temi approfonditi dalla mostra, mi interessa  quello riguardante la relazione tra l’immagine e il potere. Quali ricerche fotografiche hanno evidenziato maggiormente questo tema attualissimo e inquietante?

DDL: L’artista che affronta questo tema nel modo più diretto è Zoe Paterniani con le sue fotografie realizzate due anni fa in Giordania durante la campagna elettorale, in cui contrapponendo anche visivamente foto dei manifesti che invadono la città e foto asettiche scattate nel “Museo della vita parlamentare”, rende visibile il teatro della democrazia come vuoto che separa il potere dal popolo, offrendoci una parabola di valore ben più ampio del contesto di quel paese. Potrei però citare anche Tomaso Clavarino con la sua ricerca sulla pedofilia clericale, in cui, come lui stesso sottolinea, è proprio l’assenza di immagini dei fatti sui giornali a favorire le coperture dall’alto su questi casi; oppure Valeria Cherchi, con un lavoro altrettanto coraggioso sulla sua Sardegna incentrato sui misteri che collegano storie di rapimenti, omicidi e omertà, fatto di evocazioni visive che combinano documenti d’archivio, reportage e immagini simboliche.

© ANA CATARINA PINHO - The Middle Sea
© ANA CATARINA PINHO – The Middle Sea

ATP: Per quanto riguarda la mostra che coinvolge Federica Landi, Emeric Lhuisset, Ana Catarina Pinho, “Saggio sulla Cecità”: è l’esito di un progetto più ampio iniziato alla 18a Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo. La mostra mutua il titolo da un romanzo – molto toccante e coinvolgente – di José Saramago, “Cecità”. Più in generale, mi parli dei temi trattati dai tre artisti con le loro opere?

DDL: Il tema del progetto era il Mediterraneo e gli artisti hanno sentito di non poter prescindere dalla questione dei migranti. Fotograficamente, il nodo era l’incapacità di vedere in modo autentico la realtà di questo fenomeno attraverso le immagini proposte dei media: per questo come per Saramago “siamo ciechi che pur vedendo non vedono”. Federica Landi ha ritratto le donne africane contro cui alcuni abitanti dei paesi di Goro e Gorino fecero le barricate nel 2016, ma inserendoli in dispositivi che accecano lo spettatore impendendogli di vederli, invitando così a riflettere sui paradossi dell’esposizione mediatica. Emeric Lhuisset, che si occupa da anni dei problemi legati alla rappresentazione dei conflitti, ha fotografato la quotidianità degli amici conosciuti in zone di guerra in Medio Oriente e ora approdati in Europa. Uno di loro però non ce l’ha fatta, scomparendo in mare, e per questo le stampe sono cianotipie che durante l‘esposizione diventano progressivamente blu scuro, fino a dissolvere le immagini. Ana Caterina Pinho infine propone un video che appare al primo sguardo una semplice ripresa della superficie del mare, ma si rivela una metafora delle tensioni nascoste che percorrono le acque del Mediterraneo, oltre a una scultura in lastre di vetro che raccoglie e sovrappone in un’unica grande storia le rotte di migranti di cui ha personalmente raccolto le testimonianze.

ATP: Anche la terza mostra tocca temi molto impegnativi: “Energia Potenziale” delle due artiste Calori & Maillard, affronta il fenomeno della rigenerazione urbana, confrontandosi con le architetture storicizzate dei vecchi capannoni delle Officine Meccaniche Reggiane e gli avveniristici ponti di Santiago Calatrava. Mi racconti come hanno approfondito il tema le due artiste, anche in relazione all’eterogeneità dei mezzi espressivi che utilizzano?

DDL: Le ex Reggiane contengono in nuce molto della storia politica, economica e industriale del Paese dell’ultimo secolo. Calori & Maillard sono interessate proprio a intervenire su questi cicli della storia partendo dalla documentazione storica, realizzando poi sculture indossabili su cui incentrare i loro atti performativi, i quali si traducono in immagini fotografiche. Le forme architettoniche come manifestazione del potere diventano lo scenario in cui dare forma visibile a tutti quegli aspetti essenziali in questi processi ma che non hanno rappresentazione, danzando in equilibrio tra simbolismi ed ironia, enigmaticità e grottesco.

GIOVANE FOTOGRAFIA ITALIANA
ACTIVISM
Marina Caneve, Alice Caracciolo e Cemre Yesil, Valeria Cherchi, Tomaso Clavarino, Lorenza Demata, Carlo Lombardi, Zoe Paterniani

Mediterranea Youth Photo
Saggio sulla cecità
Federica Landi, Emeric Lhuisset, Ana Catarina Pinho

Panorami Contemporanei e Luoghi in trasformazione
Residenze di Fotografia in Italia 2017
Energia Potenziale Calori & Maillard

© Calori&Maillard Energia potenziale Reggio Emilia 2018
© Calori&Maillard Energia potenziale Reggio Emilia 2018
© Zoe Paterniani, Jordan General Elections 16, 2018
© Zoe Paterniani, Jordan General Elections 16, 2018
© Alice Caracciolo e Cemre Yesil - Piet[r]à, 2018
© Alice Caracciolo e Cemre Yesil – Piet[r]à, 2018