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Le nuove sezioni di Arte Fiera | NUEVA VISTA

Inaugura oggi Arte Fiera, la fiera capitanata per il primo anno da Angela Vettese, che alcuni mesi fa, in sede di presentazione stampa, ha esordito così: “Come tutti sanno ho fatto quasi tutti i mestieri, tranne quello di occuparmi di fiere d’arte. Quindi per me è una grande prima volta. Se si fosse trattato di […]

SIMON LAUREYNS mamory lane #1 oggetto d'uso urbano incidentato,   pietra di selciato 110x110x45cm 2016 - courtesy A+B gallery
SIMON LAUREYNS mamory lane #1 oggetto d’uso urbano incidentato, pietra di selciato 110x110x45cm 2016 – courtesy A+B gallery

Inaugura oggi Arte Fiera, la fiera capitanata per il primo anno da Angela Vettese, che alcuni mesi fa, in sede di presentazione stampa, ha esordito così: “Come tutti sanno ho fatto quasi tutti i mestieri, tranne quello di occuparmi di fiere d’arte. Quindi per me è una grande prima volta. Se si fosse trattato di un museo, avrei avuto le armi pronte, ma questa è una cosa nuova e, in quanto tale, anche bella, perché le cose nuove stimolano e ti danno un maggiore senso di sfida.”
C’è sicuramente molta curiosità attorno a questa edizione, soprattutto in merito alle nuove proposte e progetti. Tra questi, la sezione di nuove proposte a cura di  Simone Frangi, intitolata  NUEVA VISTA e dedicata ad artisti meritevoli di una rilettura critica, non necessariamente giovani: Nueva Vista è pensata, infatti, per mettere a fuoco, all’interno di una fiera commerciale, il punto di equilibrio tra discorsività e vendibilità di ricerche artistiche emergenti. Una sezione volutamente ristretta – solo tre gallerie – per riconoscere lo sforzo che unisce la passione nel cercare l’inedito con quello di proporlo sul mercato.
Un’altra nuova proposta è la sezione di  FOTOGRAFIA, curata da Angela Vettese, in cui si è deciso di focalizzarsi sulla tecnica, per indagare qual è il confine che separa l’artista-fotografo da tutti coloro che possiedono uno smart device e si sentono fotografi.
E ancora, una nuova sezione dal titolo  SPECIAL PROJECTS, a cura di  Chiara Vecchiarelli, che porta la performance in Fiera, al MAMbo e nei musei bolognesi, articolata in Time Specific Artist Lectures, che declinano il rapporto tra il contemporaneo e la storia dell’arte proponendo un dialogo temporale tra opere e una serie di Site Specific Artist Lectures, in cui il dialogo si tiene, invece, tra le opere e le collezioni dei musei scientifici della città.

Per il programma generale della fiera

ATP ha deciso di porre alcune domande al curatore di Nueva Vista, Simone Frangi —

ATP: Mi racconti quali sono le caratteristiche distintive della sezione (pilota) Nuova Vista, per ArteFiera?

Simone Frangi: La sezione Nueva Vista di Arte Fiera Bologna 2017 mette le basi per lo sviluppo di un progetto curatoriale in contesto fieristico che rifletta sull’intricata e controversa relazione tra ricerca artistica e mercato. Insisto sull’idea di “mettere le basi” perché questa edizione nasce come, da una lato rispettosa della storia e della genealogia di Arte Fiera Bologna e, dall’altro, mettendosi in fase con le esigenze di riformulazione e ripensamento suggerite dalla nuova direzione artistica. Per la sua prima formalizzazione ho pensato ad una Nueva Vista esclusivamente basata su una selezione di gallerie che, fidelizzate in diversi modi all’istituzione fieristica, hanno risposto alla tradizionale open call per le nuove proposte e con le quali è stato possibile condividere una prospettiva curatoriale. Basata su un chiaro sforzo di riduzione e di concentrazione, la selezione 2017 riunisce quindi tre gallerie che hanno previsto la propria partecipazione alla fiera con artisti in linea con lo sviluppo attuale e futuro del progetto di sezione. L’obiettivo immediato di una selezione così ristretta è quello di costruire, in collaborazione con le gallerie, un focus e un’azione di promozione coordinata di artisti che cercano con successo di restringere lo scarto tra il tempo dilatato e fluido della costruzione progettuale e quello istantaneo e intensivo della sua riconoscibilità commerciale.

ATP: La sezione coglie la sfida di sviscerare il “punto di equilibrio tra discorsività e vendibilità di ricerche artistiche emergenti”. In merito a queste ultime, quali criteri hai seguito per la tua selezione?

SG: La questione della ricerca nell’arte popola da anni il dominio della critica senza mai porsi però attraverso il prisma esclusivo della pratica artistica stessa ovvero senza mai abdicare al confronto con la ricerca accademica. La ricerca nella e attraverso l’arte è morfologicamente distante da quella spesa nel modello universitario perché mette in atto forme di produttività o di non produttività specifiche e modelli di labour materiale, immateriale, cognitivo ed emotivo che stiamo con grande inerzia imparando ora a riconoscere e tutelare.  Il confronto con il mercato è per l’artista-ricercatore, sia esso mediato da interlocutori privati che acquistano o da interlocutori pubblici che commissionano, l’apertura ad una sfera pubblica di cruciale importanza, poiché ne definisce il profilo professionale, ne configura diritti e doveri nonché lo espone alla necessità di qualificare e quantificare il proprio lavoro e la propria remunerabilità in conflitto e in dialogo con un sistema di misurabilità spesso normativo e, sempre più raramente, generativo. Come spiegavo, l’edizione 2017 è frutto di una selezione su open call e non su invito. La mia volontà per questo primo esperimento è stata quella di aprire solo a quelle gallerie che, seguendo artisti emergenti di diversa natura, hanno intrapreso processi virtuosi su artisti specifici in cui il coefficiente di ricerca si bilancia con il coefficiente di presenza sul mercato.

ATP: Nella presentazione del progetto si evidenzia la particolare attenzione – riservata anche in futuro – a quelle gallerie che, attraverso la programmazione, indagano e riflettono criticamente su quella soglia ideologicamente imposta tra pratiche artistiche western e non-western. Mi spieghi meglio questo taglio curatoriale?

SG: Nell’ottica di sviluppare una riconversione dello sguardo sulle pratiche artistiche, trovo sia urgente relazionarsi con istituzioni e iniziative pubbliche e private che si impegnino a ridurre lo spazio tra strutture binarie e gerarchiche. Questo obiettivo è annunciato e parzialmente realizzato nel 2017, ma apre ad una linea guida fondamentale per la prossima edizione.

Silvia Hell,   A Form of History,   Italia,   2011,   c-print su alluminio,   90 x 110,   courtesy A+B gallery
Silvia Hell, A Form of History, Italia, 2011, c-print su alluminio, 90 x 110, courtesy A+B gallery
Simon Laureyns,   Imperialist,   2016,   retro di billboard su telaio,   280x190cm,   courtesy A+B gallery ph Alberto Petro
Simon Laureyns, Imperialist, 2016, retro di billboard su telaio, 280x190cm, courtesy A+B gallery ph Alberto Petro