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Preludio | Francesco Carone, Emanuele Becheri e Giovanni De Lazzari

[nemus_slider id=”60221″] — Per alcune settimane, l’associazione culturale Artforms ha ospitato l’interessante progetto a cura di Matteo Innocenti, Preludio. Francesco Carone, Emanuele Becheri e Giovanni De Lazzari sono i tre artisti invitati che hanno lavorato attorno all’idea di “libro”: sia come opera sia come snodo concettuale dall’ampia apertura semantica. Gli artisti hanno presentato “L’orizzonte degli […]

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Per alcune settimane, l’associazione culturale Artforms ha ospitato l’interessante progetto a cura di Matteo Innocenti, Preludio. Francesco Carone, Emanuele Becheri e Giovanni De Lazzari sono i tre artisti invitati che hanno lavorato attorno all’idea di “libro”: sia come opera sia come snodo concettuale dall’ampia apertura semantica. Gli artisti hanno presentato “L’orizzonte degli eventi” di Emanuele Becheri, “Volta” di Francesco Carone e “Taccuini” di Giovanni De Lazzari.
Segue l’intervista con Matteo Innocenti per capire e approfondire alcune tematiche legate al progetto.

ATP: “Preludio” la mostra che curi allo spazio Artforms di Prato ha un titolo mutuato dall’ambito musicale: il preludio è un pezzo di sinfonia che serve come introduzione ad un opera di musica. Per analogia, che significato abbraccia questa parola in relazione alle opere degli artisti invitati?

Matteo Innocenti: Ci è sembrato che la parola, nella particolare declinazione qui riferita a un progetto d’arte contemporanea, venisse assumendo in sé sia il processo di costruzione del progetto stesso che l’ambito dei vari significati ad esso connessi; per verso evocativo, senza rigidità. La mostra – si tratta in “Preludio” proprio dell’atto di mostrare, dal livello d’insieme fino all’intimità delle intuizioni – gravita attorno a un’idea di “anticipazione”: non solo e non tanto il pregresso che ha portato dalla concezione alla realizzazione dei tre libri-opera esposti ma, con un rovesciamento di prospettiva, il loro rivelarsi nel momento presente della visione (di ognuno) e il formarsi di narrazioni impreviste tramite relazioni di affinità e di differenza. Ricorrendo a un’immagine concreta, di aiuto a semplificare: sono come tre capitoli di una storia ancora, ogni volta, da scrivere.

ATP: L’elemento centrale della mostra è “l’idea di libro”: quali ulteriori narrazioni si aprono attorno a questo concetto grazie alle opere degli artisti?

Nelle nostre intenzioni il verbo a cui sei ricorsa, aprire, è insieme il più descrittivo e il più coerente, ne consegue che si deve essere pronti ad accettare ogni effetto. Se cercassi di definire le narrazioni che la mostra ha potuto e può scaturire mi troverei in contraddizione, poiché si tratterebbe delle mie aspettative e non del reale accadere emotivo e riflessivo delle persone. Abbiamo dato uno stimolo, a nostro giudizio d’interesse, per cui ogni reazione è possibile, dall’entusiasmo fino all’indifferenza. L’allestimento ha seguito la stessa necessità di accompagnamento senza invasività: l’ambiente per gran parte libero, la luce puntata a fasci concentrati, le basi dello stesso colore del pavimento e, finalmente, i tre libri da vedere, sfogliati per gli osservatori. Artforms, considerata la natura dello spazio e gli intenti che ne animano l’attività, è un luogo ideale per progetti di questo tipo.

ATP: In che modo “L’orizzonte degli eventi” di Emanuele Becheri ha messo in relazione il disegno con la poesia?

MI: È stato un dialogo tra Emanuele Becheri e il poeta Maurizio Cucchi, avvenuto nel 2005: il primo ricorrendo a sette xilografie, il secondo a nove componimenti da esse ispirati. Il titolo stesso suggerisce dove avvenga la dimensione del confronto, ovvero lungo quella linea ideale prima/oltre di cui ogni cosa avviene – lo si potrebbe definire l’incessante “divenire”, così centrale nella nostra tradizione filosofica. Ciò certo riguarda anche l’immediatezza del fare, impulsivo (anche se dentro meditato), che accomuna poesia e disegno; a versi quali «Sono già lì, sull’orlo del Maelström, /all’orizzonte degli eventi, /potessi darmi un valore /che non fosse pulviscolare.» si accompagnano forme di apparenza mutevole, simili a organismi in trasformazione. Tra i tanti aspetti due mi preme sottolinearli: la capacità dall’artista di portare ad equilibrio l’involontario con il cosciente e, fattore più specifico, una prima intuizione scultorea da parte di Becheri – sono le matrici – che probabilmente sta acquisendo maggiore importanza nella sua ricerca attuale.

Francesco Carone - Volta - BlisterZine,   libro in copia unica,   foglia oro e stampa caratteri mobili su carta di cotone Fabriano,   coperta in tela e legno di betulla  finlandese dipinto,   40 tavole,   cm 24x24x2 - 2014 - ph. Pamela Gori
Francesco Carone – Volta – BlisterZine, libro in copia unica, foglia oro e stampa caratteri mobili su carta di cotone Fabriano, coperta in tela e legno di betulla finlandese dipinto, 40 tavole, cm 24x24x2 – 2014 – ph. Pamela Gori

ATP: Mentre Becheri lavora con la tensione tra poesia e disegno, Giovanni De Lazzari, nel suo “Taccuino” si confronta con il disegno e la scrittura. Mi introduci questa sua ricerca?

MI: Fogli A4 ripiegati in modo da essere trasportati in tasca durante i viaggi, su cui l’artista appunta impressioni e riflessioni da vari anni, già dal 2002. In questo caso disegno e scrittura stanno in rapporto di prossimità “fisica” ma senza cercare una relazione particolare o una eventuale compenetrazione: sono modi differenti di esprimere la propria visione del mondo, il proprio immaginario d’artista. Ciò che era nato come strumento intimo di prima elaborazione, in attesa di essere sviluppato con maggior dettaglio nelle opere successive, ha poi raggiunto una propria autonomia; in quel momento De Lazzari ha deciso che il suo taccuino poteva venire esposto. Il repertorio figurativo comprende soprattutto volti di persone addormentate, incontrate durante gli spostamenti in treno, ed elementi naturali-vegetali; la scrittura riflessioni di vario tipo, molto incisive. A volte si trovano delle cancellature, operate ricorrendo a delle forme geometriche accurate, rispetto a passaggi del passato che l’artista non sente ora più appropriati. Vi è insomma come un doppio livello, un linguaggio del tutto personale eppure disponibile alla condivisione.

ATP: In merito al lavoro di Francesco Carone, “Volta”, da cosa ha tratto ispirazione?

MI: Dalla Cappella degli Scrovegni di Giotto a Padova, uno dei capolavori dell’arte occidentale. Entro un’ampia riflessione sulla scultura, anche in riferimento alla tradizione storica, Francesco Carone ha deciso di eliminare dalle riproduzioni in scala del ciclo pittorico ogni figurazione, ad esclusione delle aureole: che essendo in foglia d’oro, con motivi a punzonatura, costituiscono la parte più in rilievo della tecnica ad affresco. Il risultato di tale “sottrazione” è uno svelamento: la successione dei cerchi nel corso delle quaranta tavole porta ad evidente emersione il ritmo compositivo interno alla composizione giottesca, ciò, ancora più a fondo, stimola un pensiero circa quell’armonia che come un’attitudine naturale ritorna nelle più alte espressioni umane. Talvolta l’andamento interno ricorda delle costellazioni, da cui il titolo del libro – in riferimento anche alla celebre copertura a volta della Cappella, decorata di un blu intenso e scandita da stelle ad otto punte, simbolo dell’ottavo giorno, il giorno dell’eternità.

ATP: Nel concetto generale della mostra, è sottolineato che non si tratta di una mostra collettiva, ma bensì di un progetto sviluppato in condivisione. Concretamente come è avvenuta e si è sviluppata questa progettualità “in comune”?

MI: Di base ci sono stati dei contatti tra gli artisti, avvenuti nel tempo in maniera del tutto autonoma, dettati da affinità sostanziali (nonostante la diversità formale delle specifiche ricerche). Infatti è stato proprio Francesco Carone, il primo invitato, a suggerire una messa in relazione, non casuale, con altri artisti. Da quel punto il progetto si è sviluppato in modo armonico, senza forzature; in questo senso intendo che non si tratta di una collettiva: se in tale tipo di mostra di solito si richiede agli artisti di “rispondere” a un tema – con un’opera da realizzare oppure già realizzata – qui il rapporto è rovesciato, ovvero sono stati i fattori già esistenti a suggerire il concetto e il modo di Preludio.
Guardando ora a quanto scaturito, direi che l’idea è venuta delineandosi come una modulazione che procede dall’edizione limitata (“L’Orizzonte degli eventi”), all’edizione in copia unica (“Volta”), fino a ciò che ancora non è edizione e forse non lo sarà mai (“Taccuino”) – modulazione che vale ugualmente anche nel senso opposto.

ATP: La mostra “Preludio” fa parte del più ampio progetto .con | CONTEMPORANEO CONDIVISO. Mi dai un tuo punto di vista su questo network?

MI: A Prato da ormai vari anni sono attive numerose realtà indipendenti, no-profit, spesso gestite dagli artisti stessi, che hanno svolto una ricerca di grande valore; oltre a ciò il loro merito è di avere mantenuto viva l’attenzione sulla cultura nelle fasi più critiche per la politica e per l’economia della città.
Purtroppo a fronte dei singoli sforzi difficilmente si è riusciti a mantenere modalità stabili di collaborazione; per questo ritengo che .con | CONTEMPORANEO CONDIVISO sia un’occasione giusta. Il network, considerate le esperienze di ognuno dei soggetti, ha delle potenzialità enormi, già se ne ha conferma dal primo periodo di programmazione coordinata. Le ha a tal punto che la sua crescita futura pone una responsabilità: quella di essere insieme al Centro Pecci l’agente del prossimi sviluppi dell’arte contemporanea in città, in riferimento al contesto nazionale e magari non solo.

Artforms fa parte del più ampio progetto  .con | CONTEMPORANEO CONDIVISO, una rete di spazi no-profit dediti al Contemporaneo con lo scopo di promuovere la valorizzazione del patrimonio culturale, in una logica di sviluppo coordinato del territorio capace di generare nuovi percorsi turistici e in dialogo diretto con la popolazione residente.

 

Emanuele Becheri (Maurizio Cucchi) - L'Orizzonte degli eventi - Edizioni canopo,   edizione 50 copie,   rilegato a mano,   cofanetto di legno,   stampato su carta Magnani Altina,   sette xilografie e nove poesie,   cm 27,  5x40,  5 chiuso / 55x40,  5 aperto - 2005 - ph. Pamela Gori
Emanuele Becheri (Maurizio Cucchi) – L’Orizzonte degli eventi – Edizioni canopo, edizione 50 copie, rilegato a mano, cofanetto di legno, stampato su carta Magnani Altina, sette xilografie e nove poesie, cm 27, 5×40, 5 chiuso / 55×40, 5 aperto – 2005 – ph. Pamela Gori
Giovanni De Lazzari  - Taccuino - serie di fogli A4,   6 fogli,   cm 29x21,  7 cad. - 2002 ñ in corso - ph. Pamela Gori
Giovanni De Lazzari – Taccuino – serie di fogli A4, 6 fogli, cm 29×21, 7 cad. – 2002 ñ in corso – ph. Pamela Gori