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Micol Assaël e le correnti parassite

[nemus_slider id=”50566″] Con il piglio da scienziata che la caratterizza, Micol Assaël dipana tre opere formalmente molto diverse tra loro ma in stretto dialogo per sviluppare “questioni di natura epistemologica”. L’indagine che l’artista compie non si pone nel labile ambito dell’estetico – nonostante lei, le opere, noi e i collezionisti siamo tutti accerchiati nel sistema dell’arte, […]

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Con il piglio da scienziata che la caratterizza, Micol Assaël dipana tre opere formalmente molto diverse tra loro ma in stretto dialogo per sviluppare “questioni di natura epistemologica”. L’indagine che l’artista compie non si pone nel labile ambito dell’estetico – nonostante lei, le opere, noi e i collezionisti siamo tutti accerchiati nel sistema dell’arte, dunque il mondo dei sensi e dei gusti – ma bensì nella branca della filosofia che si occupa delle condizioni sotto le quali si può avere conoscenza scientifica (dal greco episteme “conoscenza certa” ossia “scienza”…).

Porsi su questo livello è senza dubbio rischioso visto che, in altre parole, le opere esposte con questa premessa dovrebbero presentarsi come dimostrazioni, prove, verifiche di un certo funzionamento o esperimenti vari. La volontà di porre il proprio lavoro fuori da un sistema – labile, sfumato, indecidibile, anche vacuo (nel senso di leggero) se vogliamo – come quello dell’arte, dimostra due fatti: o Micol Assaël  disconosce tale sistema fondato sull’instabilità dei sensi o, peggio, sul mortificante ingranaggio di relazioni, opinioni, graduatorie ecc. oppure – e questo è a mio avviso il tragitto più pernicioso – l’artista sceglie di collocare il proprio lavoro nell’ambito scientifico per metterci alla prova o raccontarci desuete e superate teorie legate all’ambito del sonoro, del visibile, ma anche teorie connesse alla fisica, all’ingegneria.. ad eventi naturali ecc.

Ma torniamo alle opere, testiamone quanto la presunta scientificità ci muove delle riflessioni o delle sensazioni. I tre lavori esposte negli spazi della galleria ZERO… fino al 16 gennaio 2016, sono “legati” principalmente dal titolo, “Eddy Current”: letteralmente significa corrente di vortice, ma è più conosciuta come corrente parassita. Fonti facilmente rintracciabili, spiegano che le correnti parassite sono “sono delle correnti indotte in masse metalliche conduttrici che si trovano immerse in un campo magnetico variabile o che, muovendosi, attraversano un campo magnetico costante o variabile. In ogni caso è la variazione del flusso magnetico che genera queste correnti. Il fenomeno fu scoperto dal fisico francese Jean Bernard Léon Foucault nel 1851. Il termine ‘eddy current’ deriva dal comportamento del remo quando lo si immerge nell’acqua e crea piccoli vortici mentre la barca avanza.”

Traslando metaforicamente il senso di queste correnti, è affascinate constatare, in un’opera come “Turner” – una scultura in legno, rame, pomice, cera e spago – quanto la forma della scultura prevarica l’unione dei materiali per assumere una valenza formale in sé. Nelle intenzioni dell’artista la scultura “analizza la struttura dei dispositivi con cui vengono sintonizzate le frequenze sonore o visive.” Il risultato formale – i piccoli vortici del remo immerso nell’acqua per intenderci – assorbe le intenzioni scientifiche per riversarle in un assemblage materico e compositivo che si regge da se, senza aver bisogno di alludere a meccanismi o dispositivi di nessuna taratura. Si risolve “tutto in superficie” anche il secondo lavoro in mostra, “Amperologia” (2015), opera-volume (parte di una serie di cinque) composto da disegni a china su carte antiche iniziati nel 2007 e rilegati secondo il metodo giapponese nobiro gajo. La particolarità dell’opera si vorrebbe nel meccanismo composto da magneti fissati alle copertine che – in teoria perché in galleria non ci è dato vedere se tutto ciò non solo funzioni ma porti anche ad un risultato – creano una tensione attraverso le pagine quando il libro è chiuso. In mostra il libro è aperto e, senza mettere in dubbio la buona fede dell’artista, dobbiamo solo immaginare la presunta tensione… l’azione magnetica tra opposti… Alcuni potrebbero dire, ma chi se ne importa se funziona o meno. E qui viene il bello. La premessa, se deve essere di ordine epistemologico allora tale deve essere: non volevamo astrusità scientifiche, ma solamente ciò che ci è stato promesso…

Ma veniamo all’ultima sala dove ci accoglie un forte ronzio di api: l’installazione sonora “Gli sconosciuti” (2014-15). La trama acustica riempie lo spazio e ci accompagna a misurare un grande lucernario ritmato da assemblaggi che simulano delle immaginarie topografie urbane. Concepita originariamente per integrarsi in un lucernario dell’architetto belga Victor Horta – in occasione della mostra “The yellow side of sociality” (2014) al Bozar di Bruxelles – l’installazione sembra ruotare attorno ad una prova di resistenza. Le presunte topografie urbane sono costruite grazie a biglietti di treni e autobus attaccati l’un l’altro grazie a della cera d’api. Non si intuisce subito la superficie gialla e dalla texture esagonale, così come le prospettive urbane sembrano, a colpo d’occhio, dei pannelli decorative dalle fitte trame.

Micol Assaël,   Amperologia,   2015 inchiostro a china su carte antiche,   magneti,   vetro,   ferro e legno 600 x 50 x 147 (h) cm - Eddy Current,   Galleria Zero...,   Milano 2015
Micol Assaël, Amperologia, 2015 inchiostro a china su carte antiche, magneti, vetro, ferro e legno 600 x 50 x 147 (h) cm – Eddy Current, Galleria Zero…, Milano 2015 – Foto: Roberto Morossi
Micol Assaël,   Tuner,   2015 bobina in legno trattato,   rame,   pietra pomice,   corna di capra,   cera,   cotone 112 (h) x 68 cm di diametro - Courtesy Galleria Zero... Milano
Micol Assaël, Tuner, 2015 bobina in legno trattato, rame, pietra pomice, corna di capra, cera, cotone 112 (h) x 68 cm di diametro – Courtesy Galleria Zero… Milano – Foto: Roberto Morossi
Micol Assaël,   Gli sconosciuti,   2014-2015 cera,   carta,   vetro,   struttura in ferro e plexiglass,   file audio - dimensioni ambientali - Courtesy Galleria Zero... Milano
Micol Assaël, Gli sconosciuti, 2014-2015 cera, carta, vetro, struttura in ferro e plexiglass, file audio – dimensioni ambientali – Courtesy Galleria Zero… Milano – Foto: Roberto Morossi