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5 numeri più in là, la nuova galleria in via Tadino: Gio? Marconi risponde…

Inaugura il 19 febbraio il nuovo spazio della Galleria di Giò Marconi. Cambia il civico – dal 15 in Via Tadino, sede della Fondazione Marconi, al 20 sempre nella stessa via -, ma la zona resta la stessa. Doppi festeggiamenti dunque, sia per il nuovo spazio sia per festeggiare 25 anni di attività. Il gallerista celebra […]

Giò Marconi - Photo: Filippo Armellini - Courtesy Giò Marconi,   Milano
Giò Marconi – Photo: Filippo Armellini – Courtesy Giò Marconi, Milano

Inaugura il 19 febbraio il nuovo spazio della Galleria di Giò Marconi. Cambia il civico – dal 15 in Via Tadino, sede della Fondazione Marconi, al 20 sempre nella stessa via -, ma la zona resta la stessa. Doppi festeggiamenti dunque, sia per il nuovo spazio sia per festeggiare 25 anni di attività. Il gallerista celebra questa data importante in modo simbolico, inaugurando una mostra collettiva, “YES WE’RE OPEN: Group Show” che raccoglie una selezione di opere di ventisette artisti della sua scuderia: Franz Ackermann, Atelier Van Lieshout, Trisha Baga, Rosa Barba, Will Benedict, John Bock, Kerstin Bra?tsch, Matthew Brannon, André Butzer, Nathalie Djurberg & Hans Berg,  Gunter Fo?rg, Simon Fujiwara, Nikolas Gambaroff, Wade Guyton, Allison Katz, Annette Kelm, Sharon Lockhart, Oliver Osborne, Jorge Pardo, Tobias Rehberger, Markus Schinwald, Dasha Shishkin, Lucie Stahl, Grazia Toderi, Fredrik Værslev, Amelie Von Wulffen.

La nuova sede di via Tadino 20 è stata completamente disegnata da KUEHN MALVEZZI, studio berlinese fondato nel 2001 dagli architetti Simona Malvezzi e Wilfried e Johannes Kuehn e specializzato nella progettazione di spazi espositivi e museali e nell’allestimento di collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.

L’immagine grafica della mostra YES WE’RE OPEN e? stata ideata da Chris Rehberger, fondatore dell’agenzia di graphic design berlinese Double Standards, che ha all’attivo collaborazioni con artisti, musei e fondazioni d’arte contemporanea in tutto il pianeta e che collabora con la galleria Gio? Marconi dal 2003.

Per il comunicato stampa completo ?   Gio Marconi – YES WE’RE OPEN

Due chiacchiere informali con il celebre gallerista in concomitanza dell’apertura del nuovo spazio.

ATP: Un quarto di secolo! Un’ottima tappa da festeggiare. Perchè l’esigenza di aprire un nuovo spazio in via Tadino 20?

Gio? Marconi: La verità? Avevo voglia di dare ai miei artisti, con i quali lavoro da tanto tempo, la possibilità di confrontarsi con uno spazio diverso e poi… mio padre: un simpatico giovanotto di 84 anni che aveva il desiderio di avere più spazio per i suoi progetti della Fondazione.

ATP: Quali sono le particolarità del nuovo spazio disegnato dallo studio berlinese KUEHN MALVEZZI?

G.M.: Avevo già collaborato con lo studio Kuehn Malvezzi anni fa per restyling dello spazio di via Tadino 15 e quindi è stato normale per me scegliere di continuare a lavorare insieme. Credo che la particolarità della nuova galleria sia una gradinata pensata e progettata per poter osservare le mostre da una prospettiva diversa.

ATP: Inaugurerai il nuovo spazio con una collettiva. Perché hai scelto Chris Rehberger per l’immagine grafica della mostra?

G.M.: Apprezzo molto il lavoro di Chris Rehberger e del suo studio di grafica che mi seguono ormai da diversi anni e che collaborano anche con lo studio Kuehn Malvezzi. Inoltre Chris è il fratello di un mio artista (Tobias).

ATP: Progetti futuri, anche in relazione al nuovo spazio?

G.M: Diversi progetti con i miei artisti di sempre e poi una mostra di un artista americano Alex Da Corte e una di Oliver Osborne, un artista scozzese.

ATP: Cosa ti mancherà della “vecchia” galleria al civico 15?

G.M.: Il dialogo tra gli artisti storici della Fondazione.

’Immagine grafica della mostra YES WE’RE OPEN,   ideata da Chris Rehberger,   Courtesy Giò Marconi,   Milano
’Immagine grafica della mostra YES WE’RE OPEN, ideata da Chris Rehberger, Courtesy Giò Marconi, Milano
Giò Marconi - Photo: Filippo Armellini - Courtesy Giò Marconi,   Milano
Giò Marconi – Photo: Filippo Armellini – Courtesy Giò Marconi, Milano