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ArtVerona 2026: ripensare il sistema dell’arte, dentro e fuori la fiera

Dal 9 all’11 ottobre, la ventunesima edizione della fiera veronese riunisce 137 espositori e amplia il dialogo tra gallerie, collezionismo, ricerca contemporanea e città. Tra le novità, nuovi premi, progetti speciali e un omaggio a Carmelo Zotti.

Una fiera, molte direzioni

Un appuntamento che, nel panorama delle fiere italiane dedicate all’arte moderna e contemporanea, continua a interrogarsi sul proprio ruolo: non soltanto luogo di incontro tra domanda e offerta, ma spazio in cui il mercato può entrare in relazione con la ricerca artistica, le istituzioni culturali e le trasformazioni del presente.
La direzione artistica di Laura Lamonea si confronta quest’anno con una questione che attraversa l’intero sistema dell’arte: come tenere insieme esperienze consolidate e nuove generazioni, identità territoriale e apertura internazionale, necessità commerciali e libertà della sperimentazione? La risposta non si esaurisce nella disposizione degli stand, ma prende forma attraverso un programma che affianca alla proposta delle gallerie una rete di premi, mostre, incontri e progetti distribuiti tra la fiera e la città.
La compresenza di gallerie storicamente legate ad ArtVerona e di realtà alla prima partecipazione restituisce una delle caratteristiche dichiarate della manifestazione: costruire continuità senza rinunciare al ricambio. È una questione tutt’altro che secondaria in un mercato che richiede alle gallerie di ridefinire costantemente le proprie modalità di relazione con artisti, collezionisti e pubblico. In questo contesto, la fiera diventa un osservatorio sulle diverse forme attraverso cui l’arte viene presentata, sostenuta e, infine, riconosciuta.

ArtVerona 2026 – Veronafiere, Foto Ennevi

Tra parentesi: il valore delle intersezioni

Il tema scelto per il 2026, Tra parentesi, suggerisce una lettura che va oltre la semplice articolazione del programma. Il riferimento è a Intermedia, testo elaborato da Dick Higgins alla fine degli anni Sessanta per descrivere pratiche artistiche collocate nei territori di intersezione tra i media tradizionali. Una prospettiva che, trasposta nel contesto fieristico, invita a considerare ciò che accade tra le categorie, tra i diversi attori del sistema e tra le opere e le modalità attraverso cui vengono presentate al pubblico.
Le parentesi, in questo senso, non indicano necessariamente una deviazione o uno spazio marginale. Possono diventare il luogo in cui si sospendono le classificazioni abituali, si verificano nuove possibilità e si mettono in discussione le gerarchie tra linguaggi. È una chiave di lettura che trova riscontro nell’articolazione delle sezioni espositive, ma anche nella scelta di affiancare alla dimensione commerciale progetti che chiedono al visitatore tempi e forme di attenzione differenti.
La Main Section costituisce il nucleo della manifestazione, mentre Effetto Sauna (Fuori dalle parentesi), a cura di Thomas Ba, introduce un ulteriore spazio di ricerca. Pittura (Ora), curata da Leonardo Regano, riporta l’attenzione su un linguaggio storico che continua a misurarsi con il presente; Still [per(formare) lo sguardo], a cura di Giovanna Manzotti, esplora invece le sperimentazioni della fotografia contemporanea. Completano l’esposizione la sezione dedicata all’editoria e quella rivolta ai servizi per l’arte. Più che una semplice suddivisione disciplinare, questa articolazione consente di leggere la fiera come un insieme di prospettive che convivono senza necessariamente ricomporsi in un unico discorso.

ArtVerona 2026 – Veronafiere, Foto Ennevi

Il tempo della fiera e le sue possibilità

Anche i progetti speciali contribuiscono ad ampliare l’esperienza oltre la visita tradizionale agli stand. La Sala Cinema è concepita come uno spazio accessibile liberamente, in cui entrare e uscire senza un percorso obbligato, lasciando che la fruizione si adatti ai tempi individuali. Il ciclo di incontri CONVER_SIAMO, promosso da Apice, apre invece un luogo di discussione, mentre PORTALUCE, installazione-dispositivo di sosta curata da Edizioni Brigantino, con Valentina Lucchetti e Canedicoda, introduce nella Galleria dei Signori un’occasione per rallentare e sostare.
Sono interventi diversi per funzione e linguaggio, accomunati dalla possibilità di interrompere la sequenza della visita e sottrarre il pubblico, almeno temporaneamente, alla necessità di vedere tutto. In una fiera, dove la quantità di stimoli può diventare una forma di dispersione, predisporre luoghi di pausa e confronto significa riconoscere che l’incontro con l’arte non coincide sempre con l’accumulo di opere osservate, ma può dipendere anche dal tempo concesso a ciascuna esperienza.
In questa direzione si colloca il Venerdì sera, in cui ArtVerona cambia ritmo: la fiera si apre alla musica e alla performance, tra il dj set di Path Festival e la ricerca sonora di AWave con Nziria, in un incontro tra tradizione coreana e linguaggi contemporanei.

ArtVerona 2026 – Veronafiere, Foto Ennevi

Carmelo Zotti, una memoria che torna al presente

Tra i progetti da non perdere in questa edizione c’è la mostra dedicata a Carmelo Zotti, promossa dal Gruppo Euromobil, nuovo main sponsor della manifestazione. Ci si ritrova davanti a tele che sembrano animarsi sotto gli occhi: figure enigmatiche, geometrie e simboli emergono da campiture di colore intenso, in bilico tra dimensione onirica e tensione espressiva. Sono opere che chiedono tempo, e il consiglio è proprio quello di fermarsi, avvicinarsi e lasciarsi guidare dai dettagli.
In fiera sono riunite venti opere significative della produzione dell’artista, un percorso che permette di approfondire una figura centrale della pittura italiana del secondo Novecento, che ha avuto anche un ruolo importante nella formazione di numerosi artisti.  La scelta di dedicargli una mostra non rappresenta un episodio isolato, ma si colloca all’interno di una storia di sostegno alla ricerca artistica che l’azienda ha sviluppato nel tempo, accostando il proprio percorso nel design a un interesse continuativo per l’arte.
È particolarmente significativo riportare l’attenzione su un artista storico all’interno di una manifestazione che guarda anche alle nuove generazioni. Il confronto tra passato e presente non si esaurisce qui nella contrapposizione tra maestri e giovani artisti, ma permette di interrogare la continuità delle pratiche, la trasmissione dei saperi e il ruolo di chi, tra istituzioni e imprese, contribuisce a mantenere viva la memoria del lavoro artistico.
L’omaggio a Zotti si lega inoltre al nuovo Premio Gruppo Euromobil Under 35, che porta il nome dell’artista e intende riconoscere la capacità di interpretare il presente attraverso i diversi linguaggi delle arti visive. Il progetto proseguirà nel 2027 con una mostra dedicata a Zotti in Uruguay, al MACA, in occasione dei vent’anni dalla sua scomparsa.

Carmelo Zotti – ArtVerona 2026 – Veronafiere, Foto Ennevi

I premi: sostenere la ricerca, dare spazio agli artisti

Ad ArtVerona i premi non sono soltanto un riconoscimento, ma uno strumento attraverso cui il sistema dell’arte sostiene la ricerca, favorisce il collezionismo e crea occasioni concrete di visibilità per artisti e gallerie. Acquisizioni, mostre, residenze e progetti che mettono in relazione arte e impresa compongono una rete di opportunità che affianca il mercato e ne amplia le prospettive.
Tra i riconoscimenti figurano A Disposizione. Veronafiere per l’Arte, che dal 2018 sostiene l’acquisizione di opere destinate alle collezioni pubbliche, il Premio Gruppo Euromobil Under 35, dedicato alle nuove generazioni, e i premi MC Collection, MZ Costruzioni, Casarini Due Torri Hotel per la Pittura Under 40 e Massimiliano Galliani per il Disegno Under 40. A questi si affiancano il Premio Fondazione Nadia Zenato, rivolto alla fotografia, il Sustainable Art Prize, attento ai temi della sostenibilità, e il Premio Display, che valorizza la qualità dell’allestimento e il dialogo tra le opere. Completano il quadro il Premio Fondazione Bonollo, legato alla sezione Effetto Sauna, e le opportunità di residenza promosse da Villa Filanda Antonini e dal progetto Dowedo–Namec, che avvicina il mondo dell’arte a quello dell’impresa.
Tra i vincitori che hanno colto la mia attenzione, il Premio Display è stato assegnato a Cardelli e Fontana, per un allestimento elegante e curato, capace di mettere in dialogo artisti della stessa epoca, facendo interagire pittura e scultura. La giuria ha inoltre attribuito due menzioni speciali: alla Galleria Incontro, per la coerenza del percorso dedicato agli artisti moderni e alla loro evoluzione, e a Huired Art, per la capacità di accostare tradizione e innovazione, dalla ceramica alle nuove tecnologie, con uno sguardo rivolto alla Cina.
Il Premio Fondazione Bonollo è andato a Marco Cavallo Secondin, che avrà l’opportunità di realizzare una mostra personale all’Ex Farmacia Pretto di Thiene. La sua ricerca, apprezzata per la solidità formale e compositiva, attraversa il rapporto tra materia e vuoto e affronta temi sociali spesso lasciati ai margini del dibattito pubblico, tra cui la diffusione del disagio psichico e il ricorso ai trattamenti farmacologici.
A Simone Bergantini, rappresentato dalla Galleria Giampaolo Abbondio, è stato infine assegnato il Premio Fondazione Nadia Zenato per la fotografia Addiction [#6]. L’opera osserva il gesto ormai quotidiano dello scorrere delle dita sugli schermi, trasformandolo in un’immagine che interroga abitudini condivise e comportamenti collettivi. Il riconoscimento comprende anche un periodo di ospitalità presso la cantina della famiglia Zenato, offrendo all’artista un’occasione di confronto e sviluppo della propria ricerca.
Il Premio A Disposizione. Veronafiere per l’Arte è stato assegnato a quattro artisti: Giorgio Griffa, con un’opera senza titolo del 1975 presentata da FerrarinArte; Pax Paloscia, con Quino (2026), di Raw Messina; Alessandro Sambini, con Cigno (2026), di MLZ Art Dep; e Andrea Mirabelli, con It’s not so much fun to pick up the pieces (2026), di A+B Gallery.
Istituito nel 2018, il fondo raggiunge così trenta opere acquisite. Il premio si distingue per la sua capacità di trasformare il riconoscimento in un sostegno concreto alla ricerca artistica: le opere selezionate entrano infatti in collezioni museali individuate annualmente dalla direzione artistica, favorendo il dialogo tra artisti, gallerie e istituzioni culturali.
Nel loro insieme, questi strumenti mostrano come il sostegno alla ricerca possa assumere forme differenti: dall’acquisto di un’opera alla possibilità di esporla, dal tempo per sviluppare un progetto al confronto con saperi tecnici esterni al tradizionale contesto artistico. 

Simone Bergantini Addiction #6 2013 Inkjet print on cotton paper 160 x 120 cm
Premio Dowedo – Namec – Nuove arti e mestieri dell’artepoca contmporanea – ArtVerona 2026 – Veronafiere – Foto Ennevil

Art&TheCity: quando la fiera incontra Verona

La dimensione cittadina è un altro elemento centrale di ArtVerona. Attraverso il programma Art&TheCity, la manifestazione si estende oltre Veronafiere e coinvolge musei, edifici storici, fondazioni e luoghi culturali, costruendo un rapporto con il territorio che non si limita alla durata della rassegna.
Tra i progetti, Rosa di Luca Trevisani, a cura di Luca Cerizza, porta vent’anni di produzione dell’artista nella Sala Morone, al Convento di San Bernardino. A Palazzo Forti, sabato 10 ottobre alle 23, c’è Cittadini!, performance partecipativa di Dora García con Marlene Fantoni, a cura di Laura Lamonea. Marinella Senatore abita le sedi di Fondazione Cariverona e UniCredit con La forma dello spazio, progetto con il Museo del Contemporaneo dell’Università di Verona, ArtVerona e Urbs Picta, a cura di Jessica Bianchera, Luca Bochicchio e Monica Molteni. Alla Biblioteca Capitolare, Innesti Contemporanei, a cura di Luca Panaro e sostenuta dalla Fondazione Nadia Zenato, riunisce Rebecca Moccia, Zana Masombuka e Annalaura Tamburrini.
Linguaggi diversi, un’idea comune: la città non è lo sfondo della fiera, ma un interlocutore. Lo conferma la collaborazione con i Musei Civici di Verona, rafforzata dal nuovo direttore Lorenzo Balbi. Il valore sta nelle relazioni che durano, più che nel numero degli appuntamenti.

Luca trevisani – ArtVerona 2026 – Veronafiere – Ennevi Foto

Attraversare ArtVerona

Una fiera d’arte non si esaurisce nella somma delle opere esposte né nella lista dei nomi che ne definiscono il programma. È anche un esercizio di attenzione: si passa da un dipinto a una fotografia, da un lavoro che richiede uno sguardo ravvicinato a un’installazione che modifica la percezione dello spazio; si incontrano linguaggi familiari e ricerche che chiedono di rivedere le proprie aspettative. A volte è un accostamento inatteso a suggerire una nuova lettura, altre volte è una singola opera a interrompere il ritmo della visita e a restare nella memoria più a lungo di quanto si pensasse.
ArtVerona prova ad ampliare questa esperienza mettendo in relazione le gallerie con progetti speciali, incontri e luoghi di sosta, e portando una parte del programma fuori dai padiglioni, dentro il tessuto culturale della città. Il risultato è una manifestazione che invita a costruire il proprio percorso, senza obbligare a una lettura unica: seguire il filo della pittura, soffermarsi sulla fotografia, lasciarsi incuriosire da pratiche sperimentali oppure uscire dalla fiera per incontrare le mostre e gli interventi di Art&TheCity.
È in questa libertà di movimento che Tra parentesi trova una delle sue interpretazioni più immediate. Le parentesi aprono uno spazio laterale, una deviazione possibile, un momento in cui fermarsi prima di proseguire. In una fiera attraversata da opere, idee e relazioni, possono diventare proprio questo: l’occasione per rallentare, guardare di nuovo e scoprire qualcosa che non si stava cercando.

Ed è forse questo che resta, alla fine di una giornata passata tra gli stand: gli incontri inattesi e le immagini che continuano a lavorare nello sguardo anche dopo aver lasciato i padiglioni. Non è questa, in fondo, la parentesi più bella?

Fondazione Nadia Zenato – ArtVerona 2026 – Veronafiere – Foto Ennevi