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Deep pressures. Il respiro dei corpi | Santarcangelo 2026

Al Santarcangelo Festival si conclude il ciclo di direzione artistica diTomasz Kirenczuk. L'interesse verso l'intersezionalità e le reazioni dei corpi non conformi alle pressioni sistemiche culmina in un'edizione che, ancora una volta, è stata orgogliosamente politica.
Martin Soria, MACHITO. Santarcangelo 2026 | Foto Margherita Caprilli

Con la conclusione dell’edizione 2026 del Santarcangelo Festival, la storica rassegna di arti performative che anima ogni estate i teatri e le strade di Santarcangelo di Romagna, si chiude anche un ciclo importante della sua vita recente, visto che con quest’anno termina il periodo di direzione artistica di Tomasz Kirenczuk. Il drammaturgo, critico teatrale e curatore polacco ha condotto la realtà romagnola a partire dal 2021, orientandone l’attitudine e le predilezioni verso una ricerca di forte sensibilità verso le istanze queer e intersezionali, ecologiste e postcoloniali. Sul piano estetico-espressivo, come altre volte abbiamo provato a raccontare (qui, qui, qui e qui), ne è conseguito uno sguardo accentrato sul corpo, inteso come un luogo di catalizzazione e re-esternazione del dissenso, o come fulcro di scaturigine di emozioni che esorbitano dal singolo e fondano un senso di comunità. È in definitiva con questa endiadi che si può spiegare più limpidamente ciò che ha connaturato ogni estate negli ultimi anni a Santarcangelo durante le consuete due settimane di spettacoli; esperienze collettive che hanno incarnato un chiaro senso di resistenza politica, nell’accezione più concreta del termine, rispetto ad un’oppressione sistemica sempre più forte nei confronti dei corpi e delle identità non conformi. Quella pressione rimane cristallizzata nel titolo scelto per l’edizione corrente, deep pressures; ancor più esplicito lo statement del Presidente dell’Associazione Santarcangelo dei Teatri Giovanni Boccia Artieri, che sin da subito aveva parlato del fatto che “ci sono pressioni che schiacciano e pressioni che rivelano”, “pressioni che comprimono i corpi, le parole, le possibilità del futuro e pressioni che, proprio perché ci costringono a sentire il peso del presente, possono aprire uno spazio diverso di attenzione, di relazione, di responsabilità”, sottolineando poi come il Festival di quest’anno, ancora una volta, invitava “a stare dentro questa ambivalenza”. Da parte sua Kirenczuk ha parlato di un “momento di respiro comune”, “un momento di rottura, pausa, presenza e intensità, dove incontrare prospettive diverse con cui pensare la contemporaneità e il futuro”. E uno tra gli artist talk di quest’anno, altra bella iniziativa che nelle ultime edizioni ha arricchito la programmazione del festival, era incentrato proprio sulle “politiche del respiro”, a partire dalle riflessioni di Achille Mbembe sul diritto universale di “respirare”, inteso in un’accezione ampia e trasversale rispetto a tutte le condizioni di procurata asfissia del mondo contemporaneo, dalla crisi ecologica, alle discriminazioni su base etnica, alle disuguaglianze di classe e tra Nord e Sud del mondo. I corpi feriti a Santarcangelo hanno risposto fiorendo di storie e di gesti, respirando all’unisono.

Harald Beharie, Undersang. Santarcangelo 2026 | Foto Pietro Bertora
Ndoho Ange, Welcome To My Jungle. Santarcangelo 2026 | Foto Pietro Bertora

Nei giorni conclusivi del festival, il coreografo norvegese-giamaicano con base a Oslo Harald Beharie è tornato a Santarcangelo dopo aver presenziato nell’edizione 2023 con Batty Bwoy; ora, con Undersang, migra dallo spazio chiuso del teatro alla dimensione aperta e boschiva dell’Arboreto di Mondaino, attraversato da un bagliore di immaginari queer che intrecciano narrazioni diasporiche afro e asiatico-nordiche, interrogandosi su cosa significhi appartenere: si dispiega un universo insieme umano ed extraterrestre, pensato come un rituale condiviso tra i performer e il pubblico, che è chiamato a prendere parte attiva sin dall’avvicinamento, con un trekking nel bosco, ai luoghi di innesco dell’esperienza. Inverte idealmente questo processo di allontanamento verso la wilderness dai luoghi tradizionali della performatività Welcome to My Jungle di Ndoho Ange (Parigi, 1983), che traspone nella cornice storica del Teatro Petrella di Longiano – ma in uno spazio scenico circolare ricavato nella platea spoglia di sedute, attorno a cui il pubblico si è disposto sedendosi a terra – la “giungla” interiore della performer. Il vocabolario coreutico reinterpreta le posture e le gestualità stereotipiche tradizionalmente associate allo sguardo discriminatorio nei confronti dei corpi neri, interpretandoli come degli stadi di un percorso di trasformazione doloroso e conflittuale, accentuato dall’incalzante ritmo jungle che si appoggia a modulazioni elettroniche attorno al brano No, No, No di Dawn Penn. Il corpo è martoriato dal conflitto interiore ma alfine si libera, così come si sciolgono libere le lunghissime trecce della performer.

Ndoho Ange, Welcome To My Jungle. Santarcangelo 2026 | Foto Pietro Bertora
Catol Teixeira, ODE. Santarcangelo 2026 | Foto Pietro Bertora

Un discorso di segno affine, condotto però attraverso una matrice coreutica molto distante, si ritrova in Machito del performer argentino Martín Soria. Questi attinge alla tradizione della danza andina del Caporal, che nella sua codificazione tradizionale distingue nettamente passi, costumi e atteggiamenti tra maschile e femminile, per metterne in discussione il sistema binario di genere, prodotto persistente del colonialismo occidentale. L’artista esplora queste norme dalla prospettiva di un corpo queer e marginalizzato che fiorisce tra due stati di genere attraverso la concezione ancestrale dei Two-Spirit, presente in diverse comunità indigene precoloniali, in cui si ritrovano aggregate e coesistenti all’interno di un unico corpo energie di matrice maschile e femminile. Fonte diretta d’ispirazione sono las machitas, gruppi di donne principalmente lesbiche che adottano elementi di vestiario e movenze di danza tradizionalmente associati alla sfera maschile, ribellandosi al binarismo del Caporal. Il tema del corpo come archivio di tracce e di lutti trova una declinazione più rarefatta in ODE di Catol Teixeira (Porto Alegre, 1993; lavora tra Ginevra e Rio de Janeiro), che ritorna a Santarcangelo per il quarto anno consecutivo. Se un’ode è tradizionalmente un componimento poetico accompagnato dalla musica, dedicato a una persona o a un evento, qui il termine descrive una danza dedicata agli scarti e alle trasformazioni: Teixeira recupera frammenti coreografici di lavori passati e tentativi inconcludenti e abbandonati, conferendo ad essi un senso di sviluppo spaziotemporale, che però non rinuncia a mostrarne le contraddizioni e le apparenti dissonanze di percorso. Nel suo insieme il lavoro esalta ciò che non arriva mai e, insieme, ciò che è stato sul punto di essere: forse un’“ode” alle transizioni accidentate tra diversi stati del sé?

Wojciech Grudziński, BOW. Santarcangelo 2026 | Foto Pietro Bertora
Wojciech Grudziński / Frascati Producties, CUTE & AWKWARD. Santarcangelo 2026 | Foto Pietro Bertora

Un discorso di segno affine, sebbene condotto attraverso un registro più sonnambulico e crepuscolare, attraversa Cute & Awkward di Wojciech Grudziński (Polonia, 1991), presentato al Teatro Il Lavatoio insieme a Lucas Lagomarsino, che qui affianca il coreografo in quello che viene definito, non a caso, un “solo eseguito in due”. Se nella stessa edizione l’artista ha presentato in Piazza Ganganelli anche BOW – il capitolo più recente della sua ricerca sull’inchino già presentata a Santarcangelo nel 2023 con BOW A STUDY, dove il gesto della sottomissione formale si rovescia in un dispositivo di potere condiviso tra performer e pubblico – in Cute & Awkward la stessa attenzione alle dinamiche di dominio e di vulnerabilità si sposta su un terreno più intimo e onirico, quello di una pista da ballo trasformata in “zona di deriva magnetica”. I corpi rispondono qui a forze invisibili; l’incedere dei movimenti, “come ricordati da qualcun altro”, rilegge la Polonaise, danza nazionale polacca qui sottratta alla propria retorica cerimoniale. La coreografia è concepita come una transizione attraverso diversi stadi di energia: rievocando le atmosfere del Fantom, primo bar di cruising gay della Varsavia post-comunista, e appoggiandosi al brano No More I Love You’s di Annie Lennox, il lavoro (gemello del precedente Threesome, visto a Santarcangelo nel 2025) parla di corpi spettrali che danzano tra le macerie di un mondo perduto, o di un amore finito.

Ewa Dziarnowska, Like It Is (work in progress). Santarcangelo 2026 | Foto Pietro Bertora

Chiude idealmente questa costellazione di corpi in trasformazione Like It Is (work in progress) di Ewa Dziarnowska, coreografa e danzatrice polacca con base a Berlino che torna a Santarcangelo ad un anno di distanza dalla presentazione di This resting, patience, qui affiancata dalle interpreti kiana rezvani e Sunayana Shetty. Prima tappa di una ricerca la cui versione definitiva debutterà nel 2027, il lavoro, di ben tre ore di durata, vede le interpreti eseguire reiteratamente brevi sequenze di passi di danza trascinate dalle note di una playlist malinconica; mai in sincronia, si alternano in uno sviluppo lento e cadenzato al punto che si perde presto la concezione del tempo che passa. Unica traccia del fatto che il mondo non si è fermato del tutto è, nella periferia dello sguardo, il tramonto del sole al di là delle vetrate della palestra dell’ITS Molari (un ambiente che rimane spoglio, a connotare il pas de trois di scabra verità). “Il lavoro di Ewa Dziarnowska” – si legge nella brochure – “prova a resistere alla spinta lineare della cronologia – l’avanzare costante dell’orologio – a favore di una concezione del tempo come Kairos: l’istante carico in cui tutto, per un attimo, si allinea, aprendo un campo di possibilità”. In quell’eterno istante sospeso qualcosa germoglia e fiorisce nelle crepe del sé, per sempre. A Santarcangelo tutti i corpi, anche i nostri, “respirano”.

Cover: Martin Soria, MACHITO. Santarcangelo 2026 | Foto Margherita Caprilli

Wojciech Grudziński / Frascati Producties, CUTE & AWKWARD. Santarcangelo 2026 | Foto Pietro Bertora
Bast Hippocrate, Joyaux Lourdement Sous-estimés. Santarcangelo 2026 | Foto Pietro Bertora
Mehdi Dahkan, KMs OF RESISTANCE. Santarcangelo 2026 | Foto Pietro Bertora
Tea And, DAMN!. Santarcangelo 2026 | Foto Pietro Bertora
Ali Chahrour, When I Saw the Sea. Santarcangelo 2026 | Foto Pietro Bertora