“Il MIRA non poteva che nascere in Sicilia, il punto d’incontro naturale tra culture, popoli e civiltà. Da Messina prende forma un progetto che considera il Mediterraneo non soltanto uno spazio geografico, ma un luogo di origine e di destino comune. Abbiamo il dovere di investire nella cultura come strumento di conoscenza, cooperazione e pace, soprattutto in un tempo segnato da tensioni e conflitti, perché la cultura resta il linguaggio più forte per costruire relazioni tra i popoli. MIRA sarà un luogo aperto, dove ricerca, formazione e creatività contemporanea dialogheranno con il patrimonio storico e archeologico. Apparterrà a chi saprà viverlo, alimentarlo e condividerne la missione, diventando un punto di riferimento per artisti, studiosi e istituzioni internazionali.” Con queste parole, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli manifesta il suo entusiasmo per un progetto – ancora sulla carta – che ha tutte le potenzialità per essere innovativo, efficace, ma soprattutto concreto. Perché è proprio nella concretezza che bisogna sperare in questi grandi progetti, raccontati e descritti con entusiasmo e dovizia di particolari.
Da pochi giorni sono stati resi noti il nome, il luogo e le forze messe in campo per dare vita a MIRA – Mediterranean Institute for Research and Arts / Istituto Mediterraneo per la Ricerca e le Arti, il nuovo polo culturale dedicato alla ricerca, alla formazione e alla produzione artistiche contemporanee nel Mediterraneo. Promosso dal Ministero della Cultura – per il tramite della Direzione Generale Creatività Contemporanea e dell’Unità di missione per la cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato – dal Comune di Messina e dall’Università degli Studi di Messina, con il supporto della Fondazione MAXXI per l’avvio del progetto, il nuovo polo culturale nasce come una sinergia istituzionale orientata alla rigenerazione culturale del territorio messinese e siciliano.
Durante la presentazione, avvenuta nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca a Messina, si sono susseguiti, con un diverso taglio di presentazione, oltre al Ministro, il sindaco di Messina Federico Basile, la rettrice dell’Università degli Studi di Messina Giovanna Spatari, il direttore generale Angelo Piero Cappello e la dirigente dell’Unità di Missione per la Cooperazione Culturale con l’Africa e il Mediterraneo Chiara Ianeselli.

“L’Italia senza la Sicilia non lascia alcuna immagine nell’anima”
Il Ministro Giuli, nel suo discorso di presentazione, ha citato Johann Wolfgang von Goethe che, nel celebre Viaggio in Italia, ha avuto nella Sicilia la sua tappa più folgorante. Sbarcato a Palermo nell’aprile 1787, lo scrittore rimase molto colpito dalla luce, dalla natura mediterranea e dalle vestigia greche, dichiarando: “L’Italia senza la Sicilia non lascia alcuna immagine nell’anima; qui è la chiave di tutto”. Ed è proprio con questa citazione che Giuli pone l’accento su un progetto come MIRA: un piano che ha l’obiettivo di costruire nuove reti artistiche internazionali, sviluppare programmi espositivi sperimentali, promuovere attività di formazione e ricerca interdisciplinare e attivare residenze artistiche e dinamiche di scambio tra Europa, Africa e Paesi del Mediterraneo. Più volte sottolineato da Giuli, il fulcro del progetto è il suo essere “promotore di dialogo interculturale capace di interpretare le pratiche artistiche contemporanee come processi vivi di relazione, ospitalità e trasformazione”. Già nel 2023 si parlava di un progetto affine e, per molti versi, seminale: il MAXXI Med, di cui MIRA raccoglie il testimone, rafforzandone la dimensione condivisa attraverso il coinvolgimento di un ampio partenariato istituzionale. Attraverso arti visive, performance, musica e danza, il progetto promuove scambi culturali, residenze e collaborazioni con artisti e comunità locali e internazionali. Centrale nella missione del MIRA è la formazione, grazie al coinvolgimento di università e centri di ricerca.
Il nome del progetto, oltre ad essere l’acronimo di Mediterranean Institute for Research and Arts, è stato mutuato da Mira, una stella variabile visibile in tutte le regioni abitate della Terra. Simbolo di orientamento, esplorazione e incontro tra i popoli, Mira fa parte della costellazione della Balena, si muove a una velocità elevatissima (130 km/s) e lascia dietro di sé una scia di materiali che consentiranno la formazione di altri pianeti. Ecco allora che questa stella, che dista 400 anni luce da noi, diventa un simbolo – anche grafico – per la nuova istituzione museale messinese, che ambisce a diventare una piattaforma dinamica progettata per valorizzare le identità artistiche e culturali che abitano l’Africa e il Mediterraneo tutto.


I primi appuntamenti del MIRA ad autunno
Durante la presentazione sono stati resi noti anche i primi appuntamenti del programma del nuovo istituto. Il MIRA inizierà a prendere forma già dall’ottobre 2026 con Posso sentire ciò che ancora non riesco a vedere, performance del collettivo POLISONUM commissionata appositamente per le Torri Morandi. Muovendo dalla visione dello Stretto come luogo di attraversamento, trasformazione e incontro, POLISONUM guiderà il pubblico in un’esperienza immersiva capace di intrecciare immaginazione, dialogo tra le specie e paesaggio siciliano.
Sempre nell’autunno 2026 prenderà inoltre avvio un convegno internazionale promosso dall’Università degli Studi di Messina, articolato in una serie di sessioni ospitate in diversi Paesi del Mediterraneo. Il progetto indagherà il ruolo dello Stretto di Messina come crocevia storico e contemporaneo, rilanciandone la centralità attraverso il nuovo istituto. Tra i temi che verranno affrontati: le mitografie dello Stretto, le lingue del confine e dell’incontro, le architetture del paesaggio, le rotte della contemporaneità e le contro-narrazioni necessarie a rileggere il Mediterraneo come spazio di scambio, ricerca e produzione culturale.
Le sedi del MIRA: le Torri Morandi e Villa Pace
Il MIRA avrà due sedi, luoghi simbolici della città di Messina: le Torri Morandi e Villa Pace. Quest’ultima è stata edificata nel 1850 come residenza storica. Verso la fine dell’Ottocento, la tenuta vive la sua radiosa stagione d’oro, affermandosi come l’epicentro della mondanità e dell’eleganza messinese. Questo apogeo si è interrotto nel 1908, quando il catastrofico terremoto di Messina distrusse la proprietà. La famiglia Vismara, in società con l’imprenditore Giuseppe Bosurgi, acquistò ciò che rimaneva della villa, che venne riedificata trasformandosi in un vero e proprio quartier generale strategico per ingegneri e tecnici incaricati di modernizzare gli impianti industriali ed elettrici della città. Nel dopoguerra, fattasi specchio delle vicissitudini della famiglia di imprenditori Bosurgi (succedutisi come proprietari ai Vismara), la Villa, da edificio di rappresentanza di una gloriosa dinastia industriale, piano piano è stata lasciata a se stessa. Le sorti dell’edificio cambiano solo negli anni ’90, quando l’immobile viene acquistato dall’Università degli Studi di Messina con il preciso intento di salvaguardare i beni custoditi e restituirgli dignità. Con MIRA, Villa Pace diventerà un luogo destinato a residenze orientate alla ricerca, alla sperimentazione e alla condivisione del sapere, arricchito dal costante confronto con l’Università.


L’altra sede, le Torri Morandi, ha una storia molto diversa. Il complesso delle due torri costituisce una delle opere più significative di archeologia industriale presenti nel territorio messinese. Realizzate nel 1957 su progetto dell’ingegnere Riccardo Morandi, le due torri avevano una funzione strettamente legata al sistema di trasmissione dell’energia elettrica ad alta tensione verso l’isola: da qui venivano tesi e controllati i cavi aerei che collegavano il pilone di Villa Santa Trada con quello di Capo Peloro, consentendo l’arrivo della corrente elettrica in Sicilia prima della realizzazione del collegamento sottomarino. Con l’interramento e il successivo passaggio dei cavi sotto lo Stretto, il complesso ha progressivamente perso la propria funzione a partire dal 1994. Da infrastruttura strategica, le Torri Morandi sono divenute un corpo estraneo al paesaggio quotidiano. Da sottolineare che le Torri sorgono a Torre Faro: un borgo di pescatori, attraversato da miti, leggende e tradizioni popolari, caratterizzato da un paesaggio essenziale, quasi privo di architetture rappresentative.
Con MIRA, le Torri Morandi acquisteranno una nuova vita. L’intervento di riqualificazione si fonda su un approccio conservativo che riconosce il valore storico, simbolico e identitario dell’edificio. Rispettando e facendo un attento studio degli elaborati originali, la sede MIRA alle Torri, assorbe simbolicamente la funzione che avevano originariamente: “portare luce”, conoscenza e collaborazione. La riqualificazione delle Torri Morandi è la dimostrazione che anche un’architettura nata per una funzione strettamente industriale può trasformarsi in un luogo di incontro, di cultura, di identità condivisa. Un luogo capace di parlare a tutti, anche in un territorio che l’aveva dimenticato e che, oggi, è desideroso di riscoprire.
In occasione della presentazione di MIRA, sono stati inaugurati anche due gruppi scultorei dal titolo La Fontana Ferma di Piero Pizzi Cannella, collocati sulle due sponde dello Stretto: nell’area dell’ex Fiera di Messina, in un rigenerato Parco Urbano, e a Piazza De Nava, a Reggio Calabria.
Le opere giungono nelle due città a seguito della partecipazione del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria a due differenti programmi promossi dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Speculari e legate da un ponte ideale tra lo stretto, le sculture Fontana fredda consistono in un gruppo di giare, mutuando, appunto, la loro forma dai grandi recipienti che un tempo si usavano per conservare olio, vino, acqua o cereali. L’artista ha composto un gruppo di grandi recipienti disposti su quattro assi: su ogni contenitore, sul bordo, emerge un rivolo d’acqua che sembra sul punto di straripare, ma che non trabocca mai. Nere a Messina, e color marrone a Reggio Calabria, il gruppo scultore “trasforma i paesaggi dello Stretto, in luoghi aperti alla riflessione, allo scambio e alla rigenerazione di una comune identità mediterranea. Non una frontiera, ma un ponte; non un margine, ma un centro. Un destino che lo Stretto porta inscritto nella propria storia e nella propria geografia: essere spazio di attraversamento, relazione e rigenerazione.”
