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ArtVerona 2026. Abitare le parentesi per far respirare il sistema dell’arte

Dal 9 all'11 ottobre 2026, la fiera torna con la sua 20° edizione sotto la direzione artistica di Laura Lamonea, al secondo anno del suo mandato. Il tema scelto, "Tra parentesi", non è un ripiego retorico: è una posizione precisa sul modo in cui l'arte e chi la abita costruisce relazioni profonde nel tempo.

Una fiera che è diventata sistema

Nata nel 2005 come risposta all’esigenza di un appuntamento dedicato all’arte moderna e contemporanea nel Nord-Est italiano, ArtVerona ha attraversato due decenni ridefinendo continuamente il proprio perimetro. Con la ventesima edizione, la fiera ha aperto un nuovo capitolo affidando il timone alla direttrice Laura Lamonea, incaricata per un triennio. Quella edizione, che festeggiava il traguardo con 143 espositori e il tema Conversazione e scrittura, ha posto le fondamenta su cui si costruisce l’edizione 2026: se allora l’obiettivo era connettere i soggetti del sistema dell’arte, gallerie, collezionisti, artisti, pubblico, oggi si scava nelle relazioni profonde che intercorrono tra loro. La radice teorica è dichiarata: il concetto di Intermedia, formulato alla fine degli anni Sessanta dal teorico e artista Dick Higgins, figura centrale del movimento Fluxus, che descriveva le pratiche artistiche situate nelle intersezioni tra i media tradizionali. È a partire da quella tensione che si costruisce l’identità visiva della fiera 2026, affidata al visual designer Alessio D’Ellena (Superness). Lamonea parla della fiera come di uno spazio aperto, una rete di relazioni e di sguardi plurali che chiede di essere curata e ascoltata nel tempo, non un contenitore, ma un organismo.

Focus Corea e altre novità

La novità più marcata sul piano internazionale è Focus Corea, prima sezione della storia di ArtVerona interamente dedicata alla scena artistica coreana moderna e contemporanea. Nata in collaborazione con AWave (Asia Art Wave), piattaforma creativa e culturale indipendente presentata da Vistoso & Partners, con oltre vent’anni di esperienza nello scambio culturale tra Europa e Asia, la sezione mette in dialogo posizioni emergenti e consolidate attraverso una pluralità di linguaggi che va dalla pittura all’installazione, dal video alla performance. Il programma AWave a Verona non si esaurisce in fiera: K-Art, K-Stage, K-Food e K-Culture si espandono in più luoghi della città, con performance di musica e danza coreana, esperienze gastronomiche e iniziative partecipative che trasformano Verona in un punto d’incontro interculturale. Riportando inevitabilmente a una riflessione su come la creatività ha il potere di connettere le persone oltre confini, culture e differenze. 

Lamonea sottolinea durante la conferenza stampa, come l’innovazione di questa edizione stia anche nella capacità di far dialogare la fiera d’arte con le altre anime industriali di Veronafiere: portare gli imprenditori direttamente al centro del dibattito culturale, creare una connessione concreta tra realtà aziendali e arte, è per lei uno degli esperimenti più interessanti di questa stagione. Nasce così InterFiera, progetto a cura di Maria Marinelli che mette in dialogo le principali manifestazioni del gruppo Veronafiere, Vinitaly, Marmomac e Fieracavalli, con il sistema dell’arte contemporanea, attivando sinergie tra imprese del settore lapideo, vitivinicolo e manifatturiero e il mondo delle gallerie. Un esperimento di trasversalità che trova nel territorio veneto, ricco di aziende con forte vocazione all’innovazione, un terreno particolarmente fertile.

ArtVerona XX edizione. Ph. Ennevi

Cinque sezioni, una costellazione

Il cuore espositivo della fiera si articola in cinque sezioni, affiancate dal Cinema e da PORTALUCE, il nuovo progetto site-specific di Edizioni Brigantino, Valentina Lucchetti e Canedicoda, pensato per la Galleria dei Signori come dispositivo che trasforma uno spazio di transito in luogo di sosta, incontro e osservazione. 
Alla Main Section, votata al dialogo tra moderno e contemporaneo, e alla sezione editorie e servizi per l’arte, si affiancano tre sezioni curate con mandati precisi. Effetto Sauna (Fuori dalle parentesi), a cura di Thomas Ba, eredita il meccanismo delle “due temperature” ispirato alla visione di Knud W. Jensen, fondatore del Louisiana Museum of Modern Art in Danimarca: opere di artisti già affermati nei circuiti messe in relazione con proposte di giovani non ancora rappresentati sul mercato. Il sottotitolo, Fuori dalle parentesi è il nucleo politico della sezione: riconoscere e scardinare quella condizione di limbo in cui troppi artisti con curriculum solidi si trovano a sopravvivere senza mai entrare nella filiera commerciale. Pittura (ORA), a cura di Leonardo Regano, esplora le pratiche segniche e gestuali nella pittura contemporanea in un momento di ridefinizione del linguaggio: la parentesi concettuale intorno a “ORA” non indica il presente come dato stabile, ma come spazio intermedio, poroso, attraversabile. Inedita è invece STILL [per(formare) lo sguardo], a cura di Giovanna Manzotti, che indaga le possibilità espressive della fotografia nella sua dimensione processuale e formale, privilegiando progetti monografici o intergenerazionali capaci di restituire peso specifico all’immagine nel flusso visivo che ci sommerge.

La città come palcoscenico

ArtVerona 2026 non si esaurisce nei padiglioni: la fiera si espande in città con interventi affidati ad artisti di calibro internazionale chiamati a confrontarsi con luoghi non consueti. A Palazzo Forti, Dora García presenta Líneas de Tiempo, a cura della stessa Laura Lamonea, parte di una ricerca avviata dall’artista spagnola nel 2022 che indaga la relazione tra memoria collettiva, storia e costruzione del presente. Alla Sala Morone del Convento di San Bernardino, spazio che da oltre cinquecento anni custodisce una silenziosa processione di corpi santi, interverrà Luca Trevisani con una selezione di opere sviluppate nell’arco di oltre vent’anni, che intreccia il corpo come condizione dell’esistere, la storia come stratificazione di gesti, la fragilità come forma di conoscenza. Fondazione Cariverona, in collaborazione con UniCredit, commissiona invece a Marinella Senatore un’installazione site-specific per la propria sede in via Forti, capace di trasformare il cortile dello storico palazzo in una piazza pubblica. Il percorso sarà arricchito dal prestito eccezionale della Suite des Saltimbanques di Pablo Picasso, rara serie completa di incisioni realizzate tra il 1904 e il 1905.
Sul fronte del dialogo con le istituzioni cittadine, alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti torna vis-à-vis: conversazione tra collezioni: protagonista è Limbo di Regina José Galindo (Città del Guatemala, 1974), Leone d’Oro under 35 alla 51ª Biennale di Venezia del 2005. Un video che documenta la performance in cui l’artista, rannicchiata sotto un letto, evoca in un gesto intimo e silenzioso la paura e la vulnerabilità vissute dalle vittime di violenza, un’opera sospesa tra denuncia politica e metafora universale, capace di dialogare con la collezione moderna della GAM con una forza che non si spiega, si sente.

ArtVerona, 2025 – Veronafiere, Ennevi Foto

Una fiera che resiste alla propria stessa definizione

Una fiera d’arte per definizione luogo di transazione, di incontro tra domanda e offerta, sceglie da anni di interrogarsi sul proprio stesso statuto, di mettere in discussione le gerarchie del mercato, di aprire spazi per chi è ancora fuori dal sistema. ArtVerona 2026 lo fa con strumenti diversi e spesso contraddittori, sezioni curatoriali che ragionano sul limbo degli artisti invisibili, premi che costruiscono ponti tra impresa e ricerca, interventi in città che trasformano chiostri cinquecenteschi e cortili istituzionali in luoghi di partecipazione collettiva. Il risultato è una fiera che somiglia sempre meno a una fiera e sempre più a un organismo vivo, radicato nel territorio veneto ma con lo sguardo aperto verso la Corea, la Cina, l’India. 
Verona patrimonio UNESCO come punto di partenza, non di arrivo. Le fiere d’arte più innovative del mondo lavorano su altre scale, altri budget, altri ecosistemi. ArtVerona lo sa, e forse è proprio per questo che ha scelto un’altra strada: non inseguire ciò che non può essere, ma approfondire ciò che già è: un sistema radicato, relazionale e locale. Se sia una virtù o un limite dipende da dove si guarda. 
Ma la direzione è chiara: ArtVerona vuole essere qualcosa di più di un mercato, e il fatto che ci provi con strumenti ogni volta diversi dimostra che una fiera può ancora essere un luogo in cui il sistema dell’arte si ripensa, invece di replicarsi.

Cover: Autogeografie tu fai le foto, ma sei parte del paesaggio, Rondella delle Boccare, Verona, 2025. Ph. Ennevi