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“Change is the key, key to where though?” | Ndayé Kouagou alla Collezione Maramotti

E’ in corso fino al 26 luglio alla Collezione Maramotti “Heaven’s Truth”, la prima mostra in Italia dell’artista francese Ndayé Kouagou: ispirata al dispositivo narrativo del fotoromanzo, include una creazione video, elementi tridimensionali e opere a parete.
Ndayé Kouagou Heaven’s truth 2026 Veduta di mostra © Ndayé Kouagou Ph. Dario Lasagni

Pensatore, performer, scrittore. Prima di essere un artista nel senso più stretto, Ndayé Kouagou (1992) è un teoreta che solletica in noi riflessioni, ci mette di fronte a truismi solo apparentemente veritieri, più tendenti all’ambiguità, al doppio senso, alle polivalenze dei significati che spesso si celano dietro all’apparente luminosità dei concetti chiari, scontati. Su tutte “Please be yourself”, frase finale di un’azione performativa dove il linguaggio si fa atto combinatorio e scivoloso. L’artista, in occasione della mostra Heaven’s Truth, ospitata alla Collezione Maramotti (fino al 26 luglio) ha presentato Please don’t be , una performance con Salber Lee Williams, poetessa e attrice portoghese-zimbabwese. La performance si è sviluppata in un fitto dialogo tra l’artista e la Wiliams che lo incalzava e interrogava sul senso (Does it make sense?) di determinate frasi stampate su grandi cartelloni colorati. La situazione oscillava tra atmosfere surreali e beckettiane, e ingannevoli dialoghi prodotti e gestiti dall’AI. Ricerca di senso, ambiguità del linguaggio, ma anche reticenza da parte del pubblico che, coinvolto – “If you feel extraordinary, step on this side of the room.” Per poi chiedere: “Are you sure about it?” – si è mostrato reticente per l’enormità della richiesta. Partito da “Please be extra ordinary don’t try to be yourself”, dopo vari tentativi e interrogazioni, Kouagou ha concluso la performance nel più surreale dei modi, lasciandoci la scritta: “Please be yourself”,

In balia di dubbi filosofici, a partire dall’interrogarci sull’inaffidabilità del concetto di “sé”  – non esiste un “vero te stesso”, ci insegna Sartre, perché ci inventiamo ogni giorno attraverso continue scelte e azioni – è come se l’artista avesse stabilito le modalità per attraversare la sua mostra alla Collezione Maramotti. Non a caso utilizzo il termine “modalità”. L’artista ha rivelato che la mostra è da vivere in modo giocoso, leggero, come se ci fossero dei passaggi, degli ostacoli, delle prove non tanto da affrontare, ma da capire. Ecco che ogni tappa diventa una sorta di rebus da risolvere, per poi accorgersi che in realtà l’artista trasforma concetti e pensieri in trappole interpretative, il dubbio diventa la nota dominante di ogni opera, sia essa un’installazione, un video o delle frasi stampate. Sapendo che non si vince nulla – fosse solo la scoperta di una grande ‘verità’ – ogni tassello, personaggio, frase sibillina, oscilla tra il comico e l’esistenziale, il drammatico e il tragicomico: alla fine il dilemma – nell’arte come nella vita – è sempre lo stesso, il vero e il falso (o il verosimile).

Ndayé Kouagou Heaven’s truth 2026 Veduta di mostra © Ndayé Kouagou Ph. Dario Lasagni
Ndayé Kouagou Heaven’s truth 2026 Veduta di mostra © Ndayé Kouagou Ph. Dario Lasagni
Ndayé Kouagou Heaven’s truth 2026 Veduta di mostra © Ndayé Kouagou Ph. Dario Lasagni

Heaven’struth gareggia con il buon senso, con il senso comune, con i nostri sensi tutti: coinvolge l’intelletto, il corpo e le sue stimolazioni, l’immaginazione e la banalità del vivere quotidiano. Mette sul piatto la rivalità tra esseri viventi (cani, porcellini o l’uomo-donna), il finto buonismo, la voglia di apparire, la falsificazione della comunicazione, l’ipocrisia tra le persone, il senso di colpa, la vanità dell’apparenza e l’apparenza come sostanza. Kouagou, con rara astuzia, con ironia e goliardia, ci porta ‘tra le pagine’ di un fotoromanzo in cui lui, astuto regista, ci chiede di immedesimarci con Pochi, il cane-personaggio protagonista dell’intera mostra-vicenda, che ci accoglie sotto le spoglie di una forma sagomata, come fosse la pedina personalizzata di un gioco da tavolo.

La storia, alla fine, non conta molto, potrebbe essere una favola contemporanea per istruire degli adolescenti a non compiere atti scapestrati. L’artista la sviluppa in un video in tre atti con figure ritagliate e relative opere a parete. L’installazione oscilla tra un’atmosfera teatrale e una serie TV per teenager attenti alla moda del momento. I corpi stampati di Pochi & Co. sembrano in attesa di essere spostati, oggetti di scena o gioco delle parti. 

Nella prima tappa della mostra il dilemma è l’amicizia tra amici, la loro solidità relazionale, perché quando questi ultimi muoiono e lui, compiendo l’atto osceno e sacrilego di urinare sulle loro tombe, non pensa alle conseguenze, alla fine ‘si vive una volta sola’, chi se ne importa? Ma anche Pochi, come tutti noi esseri mortali, viene investito da un’auto e vola in paradiso per essere giudicato.  Stretto tra un imparziale tribunale gli viene chiesto se è preferibile assecondare i molti – dunque anche in paradiso a quanto pare vige la legge della popolarità – o riconoscere l’onestà di un singolo. Burocrazia, ironia, gagliardia. Pochi in tribunale elude il verdetto – sempre che sia necessario trovarlo! – per giungere alla scontatezza del reale: “Dogs will be dogs”. È lapalissiano che gli animali non vanno giudicati, non c’è premeditazione nelle loro azioni. Torniamo all’assurdità. “WOOF!”.

Ndayé Kouagou, Here&Elsewhere, 2026 Veduta di mostra © Ndayé Kouagou Ph. Dario Lasagni Courtesy Gathering, London, Ibiza

La mostra continua con un grosso pulsante rosso, come quelli che si utilizzano nei programmi televisivi per aggiudicarsi il turno o per far scattare un meccanismo. Schiacciato, il pulsante fa partire l’installazione video Here & Elsewhere (2024) dove è messo in scena, come descritto dall’artista stesso, un “messaggio per tutti”. Nel racconto si alternano fittizie dirette giornalistiche e dissertazioni dal tono paradossale proferite da un bardo contemporaneo (impersonato dall’artista), che finisce per somministrare consigli e affermazioni da guru a un pubblico in crisi. Da una parte vuole convincerci, dall’altra ci vuole disorientare, oscilliamo ancora tra l’essere persuasi e il sentirci ammorbati dal dubbio. Ma il suggerimento arriva proprio dalla grande scritta a lettere cubitali che domina l’intera stanza: CRISIS.

Le ultime stanze, per molti versi, definiscono le regole del gioco dell’intera mostra: “If you were looking for direction, this is not the place, look elsewhere”; “Looking at two sides of the same coin is not exactly looking elsewhere”, “After all a coin is a coin”, “Change is the key, key to where through? Key to a place of change”. Queste frasi sono stampate in pannelli coperti di tessuto intriso di resina, scelta che suggerisce come i contenuti stessi oscillino tra strati di trasparenza e opacità. Il linguaggio imprigiona, confonde, solleva incertezze.
L’ultima video installazione A coin is a coin (2022) mostra lo stesso artista, con tanto di abito destrutturato, ombretto e un solo orecchino, calato nei panni di un mentore a metà strada tra il personaggio televisivo e il tuttologo “in buona fede”. Utilizzando tutte le regole della retorica televisiva (o dei social!), Kouagou tiene un monologo partendo dall’allegoria del lancio di una moneta, per dilatare il discorso su tematiche come il potere, la persuasione, la fede e la libertà di scelta.

Scrive Giulia Civardi in merito a quest’opera. “Per cambiare rotta quando si trova di fronte a un sistema che rivendica ordine e dicotomie, Ndayé abbraccia una persona parafictional in cui sé e personaggio si fondono nella molteplicità. Si trasforma e muta forma. Cambia abiti e postura. Non va da nessuna parte e ovunque, sfocato e senza limiti.” (Direction, direction?, 2022 Sundy, London (UK) Solo show, testo di Giulia Civardi).

La seconda tappa di Heaven’struth sarà, a partire dal 3 settembre, l’Heidelberger Kunstverein, co-produttrice con Collezione Maramotti delle nuove opere, una parte delle quali sarà esposta alla 18ma Biennale di Lione (19 settembre – 13 dicembre 2026).

Ndayé Kouagou, A coin is a coin, 2022 Video a un canale Courtesy Collezione Maramotti
Ndayé Kouagou, A coin is a coin, 2022 Video a un canale Courtesy Collezione Maramotti