
Quali sono le sovrastrutture che modellano l’immaginario contemporaneo? Esistono regole implicite attraverso cui la cultura prende forma? Sembrerebbero domande senza risposta ma Strange Rules – visitabile fino al 22 novembre – prova a fornire alcune possibili chiavi di lettura attraverso la Protocol Art.
Con il termine Protocol Art si intende una pratica artistica che non si pone il solo obiettivo di generare immagini e oggetti, ma che mostra anche i processi e le strutture che li precedono. Non si limita a utilizzare strumenti – quali algoritmi, modelli di intelligenza artificiale, protocolli informatici e piattaforme – ma li espone, li analizza e li trasforma in materiale artistico. In questo contesto è il processo stesso a definire l’opera d’arte. Conta più l’architettura invisibile che precede il risultato finale che l’oggetto estetico in sé.
E così emerge un’altra domanda: se le infrastrutture tecnologiche ricoprono un ruolo essenziale nella produzione artistica, qual è il compito dell’artista? In questo spostamento di prospettiva, la risposta suggerita dalla mostra sembra risiedere nella collaborazione, evidente già nella co-ideazione del progetto da parte di Mat Dryhurst, Holly Herndon e Hans Ulrich Obrist e curato insieme ad Adriana Rispoli.



Palazzo Diedo – sede veneziana del Berggruen Arts & Culture – ospita al piano terra un’installazione di Mat Dryhurst e Holly Herndon in partnership con lo studio di architettura SUB. L’intero piano del palazzo viene trasformato in una grande struttura gradonata, pensata come spazio di discussione. Durante il periodo della mostra, infatti, verranno ospitati interventi temporanei, conferenze, performance e proiezioni. Se il piano terra mantiene ancora una dimensione contemplativa, è salendo al primo piano che si entra nel cuore dell’esposizione. Tra opere site specific e ricerche che gravitano tra biologia, tecnologia e nuove scienze – come quella di Michael Levin che ci mostra come l’uso della bioelettricità possa modificare l’anatomia di un verme, ottenendo organismi in grado di rigenerarsi con due teste – la mostra assume una postura apertamente critica. Qui non c’è spazio per un approccio riflessivo; il visitatore è chiamato a confrontarsi con nuove metodologie e strutture di pensiero. Ed è proprio nello scontro con il nuovo che Strange Rules trova la propria forza.
Numerosi gli artisti coinvolti: Joshua Citarella, New Models (Caroline Busta e Julian Wadsworth), Ken Stanley con Picbreeder, – che firma anche la locandina della mostra – Agnieszka Kurant e Trevor Paglen, con la sua installazione immersiva Voyager (2026), dovei partecipanti vengono ipnotizzati grazie al supporto dell’intelligenza artificiale che, ascoltando le risposte verbali e monitorando il battito cardiaco, seleziona i percorsi narrativi da proporre.



Fabien Giraud, presenta invece The Feral, un film lungo mille anni, generato da un’intelligenza artificiale progettata per apprendere nel corso di trentadue generazioni. Ritorna qui il tema della collaborazione e, insieme, quello della paura umana del decadimento; il ferale tuttavia, rimane soprattutto un espediente narrativo più che una reale direzione del progetto.
La lista degli artisti prosegue con Ho Tzu Nyen e la sua installazione multimediale P for Power (2026-ongoing), Simon Denny, Venkatesh Rao, Stephanie Dinkins, Avery Singer, Lawrence Abu Hamdan, la composizione musicale di Lorenzo Senni, Primavera De Filippi, Ayoung Kim, Terra (Paul Kolling e Paul Seidler), Lynn Hershman Leeson e He Zike e, a concludere, Philippe Parreno con The Diambulist Humself (2026), che rappresenta una delle commissioni permanenti. L’opera indaga il concetto di partitura vivente: due cavi sospesi sopra le teste dei visitatori reagiscono all’ambiente e alle condizioni atmosferiche, modificando il proprio andamento elettrico. Le lampadine led che compongono l’opera variano così d’intensità, generando una condizione ambientale in continua trasformazione e in dialogo con il contesto circostante.
Con Strange Rules, Palazzo Diedo affronta alcuni dei quesiti fondamentali della ricerca artistica, culturale e tecnologica, costruendo uno spazio di confronto sulle infrastrutture invisibili che oggi modellano l’immaginario contemporaneo e confermandosi come uno dei progetti più rilevanti nel panorama veneziano attuale.
Cover: Ken Stanley, Picbreeder (2008 – 2020). Installation View of Strange Rules, Palazzo Diedo Berggruen Arts & Culture. Photo credit: Stefano Matteo

