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Il Teorema dell’Anatra V – Silvia Cavazzi

Nato da una riflessione intima sul rapporto con il fratello gemello, il progetto fotografico di Silvia Cavazzi indaga la complessità di un legame spesso ridotto allo stereotipo della somiglianza assoluta.

Silvia Cavazzi

4:52

Siamo nati il 12 dicembre del 2002, lui alle 4:50 e io alle 4:52.

Con questo progetto indago e racconto la complessità del legame tra me e mio fratello, spesso ridotto ad un semplice stereotipo. Io e mio fratello gemello siamo cresciuti sentendoci dire che “siamo uguali”, ma la realtà è molto più articolata.
Attraverso una serie di dittici ho voluto mettere in dialogo le nostre somiglianze e le nostre differenze: i gesti, i tratti condivisi, ma anche i contrasti e le scelte divergenti. Giocando con la simmetria e con l’opposizione utilizzo la fotografia come mezzo per scomporre l’idea di coppia identica e restituire due identità distinte.
Crescendo le nostre strade iniziano a separarsi e presto, forse per la prima volta, non condivideremo più la stessa casa. Le nostre stanze non saranno più una accanto all’altra. E’ un momento di transizione e questo lavoro è il modo giusto di fissarlo nel tempo e nello spazio.


Se ci troviamo davanti a un animale che sembra un’anatra, che ha le piume di un’anatra, che nuota come un’anatra e che fa “quack quack” come un’anatra, la cosa più probabile è che, non giriamoci attorno, ci troviamo in presenza di un’anatra.Joan Fontcuberta

Fidarsi delle apparenze è spesso una necessità pratica, un residuo di quella componente istintiva e animale che ancora oggi ci portiamo appresso. Nella fotografia, però, questa fiducia diventa un’abitudine, quasi un riflesso automatico; l’immagine tecnica è garante di un’intrinseca oggettività, come se essa potesse sottrarsi all’interpretazione e alla manipolazione. Eppure la storia della fotografia è costellata di messe in scena, di “false anatre” che hanno tentato di decostruire il medium e mettere in crisi la fotografia come indice della realtà. La rubrica Il teorema dell’anatra nasce proprio da questa soglia di incertezza: quante anatre riconosciamo senza avvicinarci? E quanto del nostro sguardo è già addestrato a crederci?


Rubrica promossa da LABA Libera Accademia di Belle Arti, Brescia —