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Tra testo e oggetto: il pensiero di Joseph Kosuth in mostra a Venezia

Quest’anno il Berggruen Arts & Culture e Berggruen Institute Europe omaggiano Joseph Kosuth con un'esposizione di opere storiche e nuove produzioni.

Nato nel 1945 negli Stati Uniti e veneziano d’adozione, Joseph Kosuth è tra i principali esponenti dell’Arte Concettuale e figura chiave nella ridefinizione dell’arte come dispositivo critico. Per l’artista, la vera forza dell’arte risiede nella sua capacità di spingerci oltre le apparenze, mettendo in discussione abitudini percettive e la natura stessa della realtà. Non si tratta di creare qualcosa di semplicemente piacevole alla vista, ma di attivare un processo di pensiero. Un’intuizione che negli anni Settanta risultò radicale, tanto da riscrivere i paradigmi dell’arte contemporanea. The-exchange-value-of-language-has-fallen-to-zero [Il valore di scambio del linguaggio è sceso a zero] introduce uno dei cardini del pensiero e della pratica artistica di Kosuth, ovvero il rapporto tra linguaggio, oggetto e contesto. Il titolo della mostra – che risuona come uno statement – racconta un presente, saturo di immagini e comunicazione mediale, in cui la dimensione testuale appare sempre più marginale, e in questo slittamento il valore di scambio del linguaggio sembra essersi azzerato.

Nelle sale della Casa dei Tre Oci, sull’isola della Giudecca, sono esposti diversi lavori degli anni Sessanta e Settanta, dalle sue Proto-Investigations alla celebre serie One and Three, in cui vengono affiancati un oggetto, la sua immagine e la descrizione testuale dello stesso, a concretizzarne così il significato nella sua totalità. In One and Three Mirror (1965), lo specchio introduce una dimensione ulteriore: il riflesso dello spettatore ridefinisce contemporaneamente la percezione dell’opera e quella dello spazio in cui è esposta.
Rifacendosi alle teorie di Ludwig Wittgenstein, Kosuth si inserisce in una riflessione sul linguaggio come sistema non assoluto ma situazionale. In particolare, Wittgenstein mette in crisi l’idea che le parole abbiano un significato fisso e universale. Il senso non è qualcosa di intrinseco al termine, ma emerge dal suo uso. In questa prospettiva, il significato diventa qualcosa di dinamico ed è proprio su questa instabilità che Kosuth costruisce il suo lavoro, trasformando l’opera in un continuo gioco di rimandi tra definizione, percezione e uso.

Joseph Kosuth ‘A Chain of Resemblance’ 1965 Warm white neon mounted directly on the wall Dimensions variable Collection of the Artist. Photo (rendering): Joseph Kosuth Studio
Clock (One and Five) – Tre Oci – Foto Marco Cappelletti

Altro elemento distintivo della sua pratica sono i neon, nei quali il rapporto tra linguaggio e materia viene letteralmente messo in luce. Ad esempio, in One and Eight – A Description (1965) le componenti fisiche – materiali, dimensioni, colore – vengono riportate attraverso un tubo luminescente, rendendo il testo descrittivo parte integrante dell’opera. Questo lavoro, solo apparentemente autoreferenziale, rivela come ogni parola partecipi sia alla costruzione del senso sia alla produzione stessa dell’oggetto artistico.
Tra le opere esposte figurano anche The Fifth Investigation (1969) e Where Are You Standing? (1976), che indagano il legame tra opera e contesto, evidenziando come il significato sia determinato dall’ambiente e dai sistemi di regole, in questo caso quello del mondo dell’arte.
Text/Context (1978–1979), concepita per la retrospettiva per Van Abbemuseum di Eindhoven, fu ideata per essere esposta sia nello spazio espositivo sia in quello pubblico della strada. Come suggerisce il titolo, il lavoro evidenzia il mutamento di percezione in base al contesto: se da un lato i testi assumono una rilevanza maggiore, dall’altro appaiono come degli slogan pubblicitari, mettendo in luce i meccanismi attraverso cui la cultura di massa produce significato.

Ad accogliere il visitatore è però un lavoro di nuova produzione: A Chain of Resemblance (2026). Installato all’ingresso, questo neon percorre l’intero perimetro della sala riportando una citazione di Michel Foucault. L’opera esplora il modo in cui il significato prende forma, rivelando le concatenazioni del mondo e le relazioni tra sistemi differenti. I lavori di Kosuth, nonostante l’apparente oggettività del linguaggio, risultano estremamente personali e continuano a mantenere una forte attualità proprio per la loro capacità di mettere in crisi ciò che consideriamo stabile.

The-exchange-value-of-language-has-fallen-to-zero
Joseph Kosuth

A cura di Mario Codognato e Adriana Rispoli
Berggruen Institute Europe – Casa dei Tre Oci
Giudecca, Venezia
28 marzo – 22 novembre 2026

Joseph Kosuth, Titled_Art As Idea As Idea_question_ (Eng. Webster N.D.), (1967). Mounted photograph, 122 x 122 cm.  Private collection, Courtesy the artist and Almine Rech Gallery. Photo (rendering)/ Joseph Kosuth Studio
Joseph Kosuth, One and Three Mirrors – Tre Oci, Venezia – Foto Marco Cappelletti
Joseph Kosuth, International Local – Where are you standing, Tre Oci, Venezia – Foto Marco Cappelletti
Joseph Kosuth, The Seventh Investigation (A.A.I.A.I.) Proposition One (1970). Banner, dimensions variable. Courtesy the artist and collection Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI) Photo: Paolo Mussat Sartor, Turin