ATP DIARY

There Are Other Fish In The Sea: SUPERFLEX a Palazzo Strozzi

Con "There Are Other Fish In The Sea" il collettivo presenta un progetto di "architettura interspecie” ovvero sviluppata secondo i principi del Interspecies Architectural Manifesto
There Are Other Fish In The Sea: SUPERFLEX – Palazzo Strozzi – Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze

Fino al 2 agosto il cortile di Palazzo Strozzi di Firenze accoglie l’installazione site-specific del collettivo danese SUPERFLEX. There Are Other Fish In The Sea è realizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Fondazione Hillary Merkus, e prodotta in collaborazione con Kunsthal Spritten (Aalborg, Danimarca), che accoglierà prossimamente l’opera in una versione rinnovata. 

L’installazione, a cura di Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione, dialoga in modo armonico con l’architettura rinascimentale del palazzo, creando un ambiente del tutto inedito e ridefinendo i confini dello spazio. SUPERFLEX, collettivo artistico danese nato nel 1993, è noto infatti per i suoi lavori che propongono modelli alternativi di organizzazione sociale ed economica, ripensando gli spazi e dando vita a vere e proprie infrastrutture, sistemi energetici e spazi pubblici.

L’opera riflette sulle trasformazioni ambientali, prefigurando uno scenario futuro in cui l’innalzamento del livello dei mari altererà l’equilibrio e aprirà a dinamiche completamente diverse. Come suggerisce il titolo, There Are Other Fish In The Sea, immagina un futuro in cui le specie marine diventeranno i nuovi abitanti delle architetture urbane. Il progetto ricorda inoltre, in maniera inusuale, il sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze del 1966, riportando l’acqua in città e invitando a ripensare lo spazio senza più l’uomo al centro. “Ciò che l’alluvione ha lasciato irrisolto — e che sembra diventare più urgente ogni decennio — è una domanda più profonda”, ha spiegato il collettivo in un’intervista con Galansino “non solo come proteggere ciò che abbiamo costruito, ma come ripensare i termini della convivenza tra gli ambienti costruiti e i sistemi naturali che li circondano e li sostengono. Questa domanda conduce direttamente a un pensiero interspecie e a ciò che abbiamo imparato esplorando le profondità marine”.

L’installazione si compone di otto grandi colonne di travertino rosa, collocate al centro del cortile all’interno di una grande vasca d’acqua che riflette l’architettura circostante. Le colonne sono composte da moduli tutti diversi, sovrapposti in maniera irregolare, creando quello che nell’idea di SUPERFLEX è un potenziale habitat per la vita marina. Con There Are Other Fish In The Sea il collettivo presenta infatti un progetto di “architettura interspecie” ovvero sviluppata secondo i principi del Interspecies Architectural Manifesto: un insieme di principi per realizzare degli edifici che tengano conto anche delle esigenze di altre specie animali oltre all’uomo. Anche il colore rosa non è casuale: le alghe coralline, dalle tonalità rosate, si depositano sui fondali marini, su rocce e scogliere dando vita a delle superfici che attraggono i polipi di corallo quando cercano una superficie a cui attaccarsi per riprodursi. Un colore che diventa quindi segnale, invito e punto di attrazione. 

Lo spazio risulta così completamente ridisegnato: “E se lo stesso spirito di innovazione e invenzione formale che ha prodotto questo edificio, che ha ridefinito il modo in cui lo spazio può essere concepito e abitato, fosse ora indirizzato a immaginare come potremmo condividere i nostri ambienti costruiti con altre specie?” si interroga SUPERFLEX. “Questa è la domanda che poniamo nel Cortile. Un Rinascimento, questa volta, per i pesci.”

There Are Other Fish In The Sea: SUPERFLEX – Palazzo Strozzi – Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze