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Il Teorema dell’Anatra II – Vittoria Signoretto

Partendo da un ricordo d’infanzia legato a un libro di orchidee, Vittoria Signoretto compie un’indagine visiva sul rapporto con la propria madre. Memoria, natura e identità si intrecciano in un dialogo fatto di immagini e percezioni.

Se ci troviamo davanti a un animale che sembra un’anatra, che ha le piume di un’anatra, che nuota come un’anatra e che fa “quack quack” come un’anatra, la cosa più probabile è che, non giriamoci attorno, ci troviamo in presenza di un’anatra.

Joan Fontcuberta

Fidarsi delle apparenze è spesso una necessità pratica, un residuo di quella componente istintiva e animale che ancora oggi ci portiamo appresso. Nella fotografia, però, questa fiducia diventa un’abitudine, quasi un riflesso automatico; l’immagine tecnica è garante di un’intrinseca oggettività, come se essa potesse sottrarsi all’interpretazione e alla manipolazione. Eppure la storia della fotografia è costellata di messe in scena, di “false anatre” che hanno tentato di decostruire il medium e mettere in crisi la fotografia come indice della realtà. La rubrica “Il teorema dell’anatra” nasce proprio da questa soglia di incertezza: quante anatre riconosciamo senza avvicinarci? E quanto del nostro sguardo è già addestrato a crederci?


Vittoria Signoretto

Valeria

Quando ero piccola sfogliavo spesso un libro dedicato alle orchidee, non era un libro di botanica, ma un libro fatto solo di fotografie. Potevo guardarlo solo insieme a mia madre, perché era suo e senza di lei non potevo toccare le sue cose.

Con questo progetto ho voluto raccontare il rapporto con mia madre attraverso le sue orchidee, il suo giardino e il suo libro. Con questi elementi ho cercato di esplorare una relazione quotidiana nelle sue complessità. Partendo dal libro, sono passata a sperimentazioni fotografiche che mettono in dialogo lei con il fiore, fino ad arrivare a immagini astratte dai toni chiari ed evanescenti. Ho voluto contrapporre il suo comportamento all’universo floreale. Racconto di lei, che prima di essere mia madre è una donna, una persona con le proprie caratteristiche, che, anche se a volte faccio fatica a comprendere, le appartengono profondamente.


Rubrica promossa da LABA Libera Accademia di Belle Arti, Brescia —