Se ci troviamo davanti a un animale che sembra un’anatra, che ha le piume di un’anatra, che nuota come un’anatra e che fa “quack quack” come un’anatra, la cosa più probabile è che, non giriamoci attorno, ci troviamo in presenza di un’anatra.
Joan Fontcuberta
Fidarsi delle apparenze è spesso una necessità pratica, un residuo di quella componente istintiva e animale che ancora oggi ci portiamo appresso. Nella fotografia, però, questa fiducia diventa un’abitudine, quasi un riflesso automatico; l’immagine tecnica è garante di un’intrinseca oggettività, come se essa potesse sottrarsi all’interpretazione e alla manipolazione. Eppure la storia della fotografia è costellata di messe in scena, di “false anatre” che hanno tentato di decostruire il medium e mettere in crisi la fotografia come indice della realtà. La rubrica “Il teorema dell’anatra” nasce proprio da questa soglia di incertezza: quante anatre riconosciamo senza avvicinarci? E quanto del nostro sguardo è già addestrato a crederci?
Vittoria Signoretto
Valeria
Quando ero piccola sfogliavo spesso un libro dedicato alle orchidee, non era un libro di botanica, ma un libro fatto solo di fotografie. Potevo guardarlo solo insieme a mia madre, perché era suo e senza di lei non potevo toccare le sue cose.















Con questo progetto ho voluto raccontare il rapporto con mia madre attraverso le sue orchidee, il suo giardino e il suo libro. Con questi elementi ho cercato di esplorare una relazione quotidiana nelle sue complessità. Partendo dal libro, sono passata a sperimentazioni fotografiche che mettono in dialogo lei con il fiore, fino ad arrivare a immagini astratte dai toni chiari ed evanescenti. Ho voluto contrapporre il suo comportamento all’universo floreale. Racconto di lei, che prima di essere mia madre è una donna, una persona con le proprie caratteristiche, che, anche se a volte faccio fatica a comprendere, le appartengono profondamente.
Rubrica promossa da LABA Libera Accademia di Belle Arti, Brescia —