Se ci troviamo davanti a un animale che sembra un’anatra, che ha le piume di un’anatra, che nuota come un’anatra e che fa “quack quack” come un’anatra, la cosa più probabile è che, non giriamoci attorno, ci troviamo in presenza di un’anatra.
Joan Fontcuberta
Fidarsi delle apparenze è spesso una necessità pratica, un residuo di quella componente istintiva e animale che ancora oggi ci portiamo appresso. Nella fotografia, però, questa fiducia diventa un’abitudine, quasi un riflesso automatico; l’immagine tecnica è garante di un’intrinseca oggettività, come se essa potesse sottrarsi all’interpretazione e alla manipolazione. Eppure la storia della fotografia è costellata di messe in scena, di “false anatre” che hanno tentato di decostruire il medium e mettere in crisi la fotografia come indice della realtà. La rubrica “Il teorema dell’anatra” nasce proprio da questa soglia di incertezza: quante anatre riconosciamo senza avvicinarci? E quanto del nostro sguardo è già addestrato a crederci?
Paola Bormioli
Take note, passers-by
“Penniwit, l’Artista
Perdetti la clientela a Spoon River
perché tentai di far entrare il cervello nella camera oscura per afferrare l’anima della gente.
La migliore fotografia che io abbia mai fatto fu quella del giudice Somers, procuratore.
Egli sedette ben dritto e mi fece attendere finché riuscì a raddrizzare l’occhio storto.
Poi, quando fu pronto, disse: -Pronto.
E io gridai: -Respinto- e il suo occhio girò.
E lo colsi proprio come era solito guardare quando diceva: -Mi oppongo.“
– Edgar Lee Masters, L’antologia di Spoon River.



La soglia è il valore da superare affinché un fenomeno, un evento, una sensazione si verifichi. È il punto di inizio e di unione.
Il progetto assume la forma di un itinerario che percorre alcune zone della provincia est di Brescia, sulla soglia della città, dove sono nata e cresciuta. Luoghi che confinano con la strada principale che porta alla città, dove tutti si conoscono e dove c’è una cosa per tipo (eccetto i bar): una trattoria, una farmacia, una macelleria.



I protagonisti delle immagini sono paesi collocati in zone di passaggio. Luoghi in apparenza spogli, per qualcuno inesistenti ma che sono, invece, animati dai loro abitanti o da semplici elementi che ne tracciano la presenza.
Ogni volta che svolto un angolo della strada mi sembra di essere rimasta ferma.



Dicono che le province siano destinate a scomparire, eppure, percorrendo queste vie più e più volte, ho potuto notare un grande senso di comunità. Ho percepito l’orgoglio della gente di appartenere al proprio paese e li ho visti sfidare chiunque dichiarasse di essere uno di loro senza darne prova.




Rubrica promossa da LABA Libera Accademia di Belle Arti, Brescia —