ATP DIARY

Gli “Ambient Tokens” di Zin Taylor da Quartz Studio, Torino

Con Propylon Stela e le sculture archeo-futuristiche di Taylor, la caratteristica dimensione mono-stanza di Quartz Studio viene messa in tensione: lo spazio si apre, si piega e diventa attraversabile.
Zin Taylor, Propylon Stela, 2026 installation views courtesy the artist and Quartz Studio photo Beppe Giardino

Testo di Margherita Caselli

Fino al 31 marzo, visitando Propylon Stela da Quartz Studio, l’impressione è che la parete non sia più una superficie passiva. Qualcosa affiora: piccoli elementi emergono, si staccano, restano in sospensione. 
Zin Taylor, nato a Calgary (Canada) nel 1978 e oggi attivo a Torino, ha costruito per Quartz Studio un’installazione site-specific appendendo alle pareti alcuni elementi modulari. Realizzati in argilla epossidica, plexiglass, pigmenti acrilici, cartoncino e inchiostro, gli Ambient Tokens nascono da un processo di accumulazione e pressione: forme ritagliate, dipinte e sintetizzate vengono impresse nella materia, generando dispositivi segnici densi ma essenziali.
Come suggerisce il titolo, Propylon Stela, le opere agiscono come stele-portale: superfici incise che funzionano insieme come depositi di linguaggio e soglie. Qui il segno non rappresenta, ma attiva: come un propileo, apre un passaggio, evocando simboli antichi o codici alieni.
Gli Ambient Tokens di Zin Taylor fanno emergere lo strato epidermico della parete, per cui ogni rilievo già presente ma prima trascurato acquista presenza. Le opere in mostra sembrano frammenti murali colorati, resti di un fregio, elementi conclusi ma non isolati. 

Zin Taylor, Propylon Stela, 2026 installation views courtesy the artist and Quartz Studio photo Beppe Giardino

Oscillando tra archeologia e fantascienza, possono ricordare tavolette con scrittura cuneiforme oppure dispositivi alieni in attesa di sintonizzazione. Sono oggetti che arrivano da un altrove non definito, ma che cercano un contatto con chi vi si avvicina. Per questo lo spazio espositivo si configura come una zona intermedia: la sensazione è di entrare in una navicella, o in un’anticamera di accesso a un’altra dimensione – forse presente oltre la porta chiusa. 
Da Quartz Studio i Tokens non si dispongono come unità immobili, ma come dinamiche in potenza, poiché conducono a universi altri, come fanno i portali. Chi osserva è chiamato a orientarsi tra questi segni, come di fronte a un sistema di scrittura ancora sconosciuto in cui si possono cercare analogie tra forme nuove.
Il riferimento alla fantascienza non è illustrativo, ma strutturale. Gli Ambient Tokens aprono a una temporalità non lineare, come spesso accade nella narrativa sci-fi. Allo stesso modo costruiscono un alfabeto instabile, in cui passato arcaico e futuro immaginario si incontrano su un unico piano. 
La pratica di Taylor, che nel suo complesso attraversa scultura, disegno e scrittura, si muove in una costante oscillazione tra evocazione e prefigurazione. Le sue opere non si limitano a occupare lo spazio, ma lo articolano. Lo rendono leggibile e, al tempo stesso, indecifrabile.
Con Propylon Stela e le sculture archeo-futuristiche di Taylor, la caratteristica dimensione mono-stanza di Quartz Studio viene messa in tensione: lo spazio si apre, si piega e diventa attraversabile. Più che contenere, suggerisce un altrove. 

Zin Taylor, Propylon Stela, 2026 installation views courtesy the artist and Quartz Studio photo Beppe Giardino
Zin Taylor, Propylon Stela, 2026 installation views courtesy the artist and Quartz Studio photo Beppe Giardino
Zin Taylor, Propylon Stela, 2026 installation views courtesy the artist and Quartz Studio photo Beppe Giardino