
Testo di Giulio Fonseca —
Si dice che l’ispirazione nasca a volte da un dettaglio, una luce accesa all’improvviso che rivela delle emozioni, dei ricordi o delle sensazioni sopite. Lo spiega Marcel Proust nel 1913 in Dalla parte di Swan, quando il giovane protagonista, immergendo una madeleine in una tazza di tè in una mattinata domenicale, viene attraversato da un ricordo dell’infanzia. Proust riconosce il potere della “memoria involontaria”, capace di far riaffiorare frammenti di una vita passata attraverso azioni quotidiane, spontanee.
È a suggestione proustiana che ha preso forma Frammenti, mostra bipersonale curata da Nicoletta Candiani e Sofia de Pascali – dal 27 febbraio al 18 aprile 2026 – allo Spazio d’arte contemporanea SAC a Robecchetto con Induno (MI).
Questo piccolo comune a circa 40 minuti da Milano divenne nel 1938 sede della tessitura fondata da Luigi Candiani. Negli anni Cinquanta, con il figlio Primo, l’azienda avvia la sperimentazione sul capo denim, fino a spostarne l’intera produzione vent’anni dopo.
SAC è il luogo dove si svolgeva l’attività industriale di tutta l’azienda. Nicoletta Candiani, pronipote di Luigi, scultrice e grande amante dell’arte, lo ha ereditato e convertito in un luogo che ospita mostre, laboratori d’arte, residenze d’artista, eventi e concorsi, diventando una presenza culturale importante per il territorio. L’ingresso ci accoglie con una sua opera, un omaggio alla propria storia familiare. La sua installazione trasforma il denim in un corpo esposto, un frammento sospeso. Nato da una lavorazione industriale, il jeans diventa materia artistica, così com’era concepito dalla famiglia Candiani.
«Ho voluto inserirla qui come simbolo d’apertura dello spazio e della storia della mia famiglia», racconta Nicoletta.
Negli spazi del SAC Frammenti è un incontro a due tra Silvia Beltrami e Giuseppe Gallace, vincitore con l’opera La Passeggiata dell’edizione 2023/2024 del Premio Candiani per artisti under 35 e over, indetto alla memoria del bisnonno Luigi. La bipersonale mette a confronto due artisti che, pur muovendosi su registri differenti, condividono una realtà fatta di fragilità e trasformazione, fusione e strappi, possibilità sospese e realtà che interrogano.




Silvia Beltrami, artista nata a Roma e formatasi a Lovere e Milano, comunica con il collage, punto di partenza dell’ultima tecnica che caratterizza i lavori qui esposti: lo strappo d’affresco, con il quale preleva e reimmerge in un nuovo contesto tutto il contenuto di quello strappo, componendo un mondo che attinge dal cinema strategie registiche come le atmosfere sospese del Barry Lyndon di Kubrick, l’effetto freeze frame o la sgranatura.
La tavolozza del calabrese Giuseppe Gallace, invece, guarda al Realismo Magico. Nei suoi lavori irrompe una natura fragile, rappresentata da fiori sul punto di spezzarsi con un semplice soffio. Se Silvia Beltrami si affida in parte alle teorie decostruttiviste di Derrida e rievoca il cinema con le sue larghe inquadrature e la prospettiva, Gallace appare più vicino ad una lettura fiabesca, e l’incanto non è solo letterale, ma un meccanismo che sospende il reale e crea un tempo indeterminato dove essere bambini è un sogno e diventare adulti è una disillusione degli “anni verdi”. Uno dei suoi lavori esteticamente più sorprendenti è Eredità (2025): un uomo con i baffi, nudo, con il capo chino e un fiore nella mano destra, si aggira in una natura sofferente. Una figura meditativa che sembra uscita dall’immaginario visivo di Guillermo del Toro.
Il frammento è un’apertura. Nel lavoro di Silvia Beltrami nasce da un gesto materiale: strappare, prelevare un pezzo di immagine e ridarle senso in un nuovo contesto. Il tempo della superficie pittorica appare quasi archeologico, segnato dalle tracce del passato e i protagonisti delle sue opere sono condizionati dalla paura verso il controllo e il pregiudizio.
In Giuseppe Gallace il frammento diventa più percettivo, trattiene qualcosa che è sul punto di accadere, in una sospensione fiabesca.
Nella nostra quotidianità “frammentare” è un’opportunità per discutere, connettersi all’altro e trasformare uno spazio lebile in un momento di interrogazione, creando una relazione tra ciò che si vede e l’assenza. Il frammento non è più un elemento di rottura o un essere incompleto, ma apre nuove strade di dialogo. Tra la Beltrami e Gallace la materia non è mai stabile: si piega, si spezza, si trasforma. Frammenti diventa un esercizio di equilibrio tra la dissoluzione e il resistere.
Negli spazi dell’ex tessitura Candiani, dove per anni il denim è stato prodotto in serie, l’arte sembra oggi compiere un gesto opposto: rallenta, osserva, diventa superficie dove liberare l’immaginazione. Le opere abitano la dimensione della frattura, restituendo il valore della pausa, dello sguardo. Silvia Beltrami e Giuseppe Gallace, due artisti che convergono nello stesso gesto: fermare ciò che è instabile, trattenere nella loro arte elementi destinati per natura a disperdersi.




