Testo di Marta Varini —
Si è da poco conclusa l’India Art Fair al NSIC Exhibition Grounds di New Delhi (5/8 febbraio 2026). Con 133 espositori, tra i quali 26 novità e 94 gallerie, la 17° edizione della piattaforma espositiva sempre più centrale e di riferimento per l’arte contemporanea del Sud Asia quest’anno, appare più grande e propositiva.
Il programma espositivo è vastissimo e offre una prospettiva multidimensionale dell’arte contemporanea: il dialogo estetico passa dalla pratica regionale e locale alle produzioni internazionali e globali, aumentano le tecniche artistiche in dialogo, la pluralità di voci accoglie sia artisti emergenti che affermati a livello globale. Come racconta Jaya Asokan, direttrice dell’India Art Fair, questa edizione segna un punto di svolta definitivo, sia per le dimensioni raggiunte che per la programmazione ambiziosa: “riunendo gallerie leader, insieme a un ampio programma di conferenze, commissioni e collaborazioni istituzionali, la fiera continua a rafforzare il suo ruolo di punto d’incontro definitivo per l’ecosistema artistico dell’Asia meridionale”.
Performance, installazioni, fotografia, new media, artigianato, tecniche di tessitura, pittura, scultura, oltre a programmi educativi e conferenze. La produzione presentata è estesa al massimo delle potenzialità espressive, metodologiche e tematiche, in un equilibrio preciso tra partecipazione di artisti stranieri e locali: come puntualizza Jaya Asokan “il nostro punto di forza è essere una fiera regionale. Non vogliamo essere una fiera standardizzata e omologata sul modello occidentale, e questa è la sua bellezza.” Le gallerie internazionali sono volutamente presenti in minor numero e spesso, come per la galleria londinese Grosvenor Gallery, dedicate ad artisti del panorama indiano. La proporzione scelta, di circa 80-20 a favore delle gallerie locali, è orientata ad attirare il pubblico di visitatori e acquirenti alla scoperta dell’arte e della cultura indiana e dell’Asia meridionale.
Inoltre, le opere di rinomati artisti come M.F. Husain, Atul Dodiya, Shilpa Gupta, F.N. Souza e Subodh Gupta sono affiancate a voci emergenti (come Aicon Contemporary e Iram Art) e progetti di sostenibilità culturale e tradizionale, o dedicati alla storia del subcontinente indiano: è il caso dello stand organizzato dalla Porgai Artisans Association che con “Threads of Home” espone la rinascita dell’arte sostenibile di tessitura a mano Lambadi (comunità un tempo nomade del Tamil Nadu) e costruisce una conversazione tra sapere tradizionale e promozione dele pratiche artistiche ed artigianali contemporanee.
Il tema della tessitura ricorre ampiamente tra gli stand espositivi, declinandosi in forme, linguaggi e approcci eterogenei. Sumakshi Singh, rappresentata da Exhibit 320, realizza un’installazione con fili sottilissimi, delineazioni eteree dall’apparente fragilità, ma sostenute dalla profonda memoria familiare dell’artista e ispirate a frammenti architettonici della sua abitazione d’infanzia.




Gli stand espositivi dell’India Art Fair si moltiplicano progressivamente, generano un contesto articolato e travolgente, strutturato tra sezioni consolidate e nuove aree di approfondimento. Spicca, tra le novità, la sezione dedicata al design, che debutta con un’offerta innovativa e sostenibile incentrata su arredamento, ricerca dei materiali e artigianato, che vede ad esempio la collaborazione con Gunjan Gupta Studio e Rooshad Shroff.
Strutture socio-culturali, parità di genere, politica, tradizione e conservatorismo, tecnologia e diritti climatici. Anche quest’anno i progetti all’aperto si confermano una componente centrale e dinamica: imperdibile l’ “Extinction Archive” di Kulpreet Singh (con il Kiran Nadar Museum of Art), progetto site-specific che racconta con un archivio visuale la crisi ecologica e la perdita di biodiversità, catalogando oltre 900 specie animali, fungine e vegetali in pericolo o estinte. Resta aperta la domanda: procedendo a questa velocità, quale sarà il nostro punto di arrivo?
La stessa idea di un’energia che si accumula, senza cristallizzazioni convenienti o forme stabili, si proietta sulla città che ospita l’esposizione. New Delhi vive uno straordinario fermento, ancora più acceso del solito. I giorni di intenso programma espositivo dell’India Art Fair si sommano al ricco e mutevole panorama della città, che si accende di una luce brillante, una catena vitale di esposizioni nei diversi hub culturali della capitale. L’energia dell’evento anima innumerevoli iniziative, eventi, esposizioni, talk che pervadono capillarmente lo spazio urbano: dalla fitta agenda del Kiran Nadar Museum of Art, alla proposta transnazionale del Khoj International Artists’ Association, la fiera del Lodhi Art District, il festival sulla sostenibilità ambientale presso la Bikaner House, la Defence Colony Art Night che per la prima volta unisce Latitude 28 e Vadehra Art Gallery, o ancora Nature Morte con la mostra del rinomato artista e attivista Ai Weiwei, e molto altro ancora.
L’India Art Fair cresce, si espande, ma non perde di vista la propria vocazione: una piattaforma di lancio per giorni artisti e curatori, un luogo aperto di conversazione e interazione profonda: un evento breve ma denso e travolgente che trasforma la città di Delhi, i suoi abitanti e i fortunati visitatori di passaggio.
Cover: Kulpreet Singh “Extinction Archive”, 2023-in corso; disegno e cenere di stoppia su carta di riso tagliata al laser e trattata con pesticidi; circa 1200 fogli, 15,8 x 15,8 cm cad.





