Prende avvio Arte Fiera, edizione iniziata con grandi ambizioni e aspettative. Continua i nostri approfondimenti sulle sezioni curate. Dopo Michele D’Aurizio (Prospettiva), Ilaria Gianni (Pittura XXI) e Lorenzo Gigotti (Multipli), abbiamo posto alcune domande a Marta Papini, curatrice della sezione Fotografia e dintorni.
Attraverso le possibilità concettuali della fotografia, del collage, ma anche del disegno e della pittura, le opere selezionate raccontano storie di identità mutevoli, di corpi che falliscono, soggettività fragili, e uomini autoironici.
Elena Bordignon: Per Arte Fiera curi la sezione dedicata al medium fotografico. Mi racconti quali criteri e ragionamenti hai seguito nel metterti in relazione con le gallerie selezionate?
Marta Papini: Mi approccio a ogni progetto partendo dalle pratiche delle artiste e degli artisti, e questo caso non ha fatto eccezione. Avevo in mente alcune ricerche che hanno adottato il medium fotografico per indagare il patriarcato e le sue derivazioni, e da lì sono partita per definire un perimetro elastico e dare forma alla sezione. Mi interessava dare spazio a opere che indagassero l’idea di mascolinità e successo, di fragilità e fallimento, di corpi e soggettività mutevoli.
EB: Già dal titolo della sezione – Fotografie e dintorni – si intuisce che il linguaggio fotografico che trova espressione negli stand ad Arte Fiera sarà ‘espanso’, contaminato con altri media. Mi puoi raccontare, anche citando alcuni fotografi se lo ritieni necessario, che visioni della fotografia ci saranno in questa edizione?
MP: Non li definirei strettamente fotografi, proprio perché il punto da cui sono partita è l’opera d’arte tout court e non la tecnica adottata per realizzarla. Con alcune gallerie abbiamo lavorato a una presentazione dialogica tra più artisti, in cui la fotografia fa da perno per un ragionamento espanso sull’immagine, come ad esempio nel caso di Apalazzo con Nicolas Roggy, Jason Schmidt e Augustas Serapinas e della galleria Tiziana Di Caro con Luca Gioacchino Di Bernardo, Damir Očko e Tomaso Binga e questo ha aperto a contaminazioni con la scultura, il disegno e il collage. In altri casi come quello di Ncontemporary lə tre artistə presentano opere strettamente fotografiche, che nel caso di Alix Marie si estendono fino a occupare lo spazio come sculture.

EB: Artiste e artisti selezionati a ‘Fotografia e dintorni’ indagano dei temi molto attuali e divisivi. Perché hai scelto questo tipo di taglio contenutistico e perché lo ritieni importante?
MP: Immagino che sia perché puoi togliere la curatrice da una mostra, ma non puoi togliere la mostra da una curatrice. Ho selezionato opere che ho ritenuto fossero significative per il momento che stiamo vivendo, tenendo comunque a mente che il contesto è quello di una fiera. In fin dei conti questo mi ha dato maggiore libertà, perché ho potuto includere le ricerche che mi interessavano senza attenermi a un progetto scientifico troppo rigido. Ci sono lavori importanti che ragionano sull’attualità, come quello di Hamza Badran che affronta con un pizzico di ironia la propria identità di persona originaria della Palestina, l’artista americano Buck Ellison, le cui fotografie meticolosamente costruite esaminano il modo in cui bianchezza, privilegio e ricchezza vengono messi in scena e silenziosamente riprodotte nella vita quotidiana, e una serie di opere fotografiche di Goran Trbuljak, che con le sue foto mette in discussione l’esistenza stessa dei ready-mades.
EB: In generale, cosa pensi del fatto che le fiere sono diventate, negli anni, il luogo per scoprire e approfondire lo stato della ricerca artistica? Te lo chiedo perché l’impressione che ho è che gli stand, e la sezione nel suo complesso, sia curata come una vera e propria mostra.
MP: Penso sia importante che mercato e ricerca si parlino, che ci sia una sempre maggiore permeabilità tra due mondi che nel nostro sistema binario consideriamo separati. Credo che il rapporto tra ricerca e mercato possa essere meno manicheo e una fiera curata è un buon punto di partenza in un processo di contaminazione che credo debba seguire anche il senso inverso. Mi spiego meglio: a volte ho l’impressione che esista una sorta di tetto di cristallo che impedisce alla pittura di essere considerata di ricerca, o degna di essere esposta in un’istituzione, semplicemente perché può avere successo nel mondo parallelo del mercato dell’arte. Credo che tutti trarremmo beneficio da una contaminazione e fluidità maggiore, in cui queste identità, mercato e ricerca, non siano più così rigidamente definite. A questo proposito sono molto curiosa di vedere le altre sezioni curate, e in particolare Pittura XXI e Prospettive, curate rispettivamente da Ilaria Gianni e Michele D’Aurizio.
- APALAZZOGALLERY, Brescia
- BARBATI GALLERY, Venezia
- GIAN MARCO CASINI GALLERY, Livorno
- GILDA LAVIA, Roma
- MARTINI & RONCHETTI, Genova
- NCONTEMPORARY, Milano, Venezia, London (UK)
- P420, Bologna
- SPAZIO NUOVO, Roma, Amsterdam (NL)
- GALLERIA TIZIANA DI CARO, Napoli
Cover: Buck Ellison, Stable Marriage Problem, 2023. Courtesy Barbati Gallery, Venezia


