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Sacred Hair / Capelli Sacri. L’ermeneutica femminile di Nieves González | T293, Roma

Attraverso una capacità introspettiva spiccatamente femminile Nieves González intende dare risposte a quelle domande da sempre sopite sul ruolo della donna all’interno della società e della storia.

Testo di Francesco Ricci

Sono sempre stata qui. Ho sempre saputo. Ora, finalmente parlo”.

Non ci sono parole più efficaci di quelle usate da Victoria Rivers, curatrice della mostra, nel descrivere l’urgenza di una rivelazione. L’urgenza che spinge Nieves González nei suoi ritratti a portare finalmente alla luce una verità che conosciamo, eppure che nessuno ha mai avuto il coraggio di nominare.
Rileggendo la figura di Maria Maddalena, spesso distorta e calunniata, l’artista vuole esaltare quel sacro femminile da secoli nascosto e silenziato e, attraverso la figura della santa, portare alla ribalta la figura di ogni donna per riaffermare quella centralità che la narrazione dominante le ha sempre negato.
Sono i capelli della Maddalena, mai semplice ornamento ma quasi “estensione fisica del pensiero” a rappresentare quella connessione con il divino. Quei capelli dorati che la pittrice tesse per riscrivere la figura della santa in un nuovo codice narrativo.

Sacred Hair / Capelli Sacri  è la prima mostra personale italiana di Nieves González. Curata da Victoria Rivers, l’esposizione inaugura la nuova sede romana della galleria T293 a Piazza del Catalone a Borgo Pio (dal 19 dicembre al 6 febbraio 2026).
Nieves González (Huelva 1996) ha studiato arte all’Università di Siviglia e ha modellato lo stile dei suoi dipinti su quello dei grandi maestri del barocco spagnolo del sedicesimo e diciassettesimo secolo, in particolar modo su Francisco de Zurbaran e Jusepe, José, de Ribera. Straordinaria ritrattista è stata fin da subito in grado di continuare ma allo stesso tempo sovvertire quella tradizione pittorica.
Nei suoi quadri infatti dipinge nelle stesse pose delle nobildonne del ‘600, ragazze di oggi in abiti contemporanei.
Uno degli elementi caratteristici dei suoi ritratti è il piumino, l’equivalente dei ricchi tessuti e broccati del Barocco, vero e proprio capo di abbigliamento “transfer” per ogni ragazza.
“Mi piace perché permette a chiunque di specchiarsi in quelle figure” dichiara l’artista.
Padroneggiando lo stesso linguaggio pittorico dei grandi maestri spagnoli e olandesi, il chiaroscuro, la composizione, la pennellata piena e pastosa, l’artista è in grado di portare alla luce l’interiorità del soggetto ritratto.
Attraverso una capacità introspettiva spiccatamente femminile Nieves González intende dare risposte a quelle domande da sempre sopite sul ruolo della donna all’interno della società e della storia.
Attraverso il suo sguardo rivendica, da donna a donna, quello spazio negato, riappropiandosi finalmente di quel potere narrativo per secoli appannaggio maschile.
In Sacred Hair / Capelli Sacri agli elementi scelti per rappresentare quella tensione tra passato e presente, ancora una volta il piumino, abbigliamento caro dell’adolescenza, l’artista dipinge gli oggetti simbolo della dimensione mistica e contemplativa della santa come il calice, il teschio, il sangue, la caverna. 

Nieves González “Sacred Hair / Capelli Sacri” Installation view presso T293, Foto di Eleonora Cerri Pecorella Courtesy dell’artista e T293, Roma
Nieves González “Sacred Hair / Capelli Sacri” Installation view – Foto di Eleonora Cerri Pecorella Courtesy dell’artista e T293, Roma

Così facendo Nieves González riscrive la storia, tirandosi simbolicamente indietro i capelli per vedere meglio, un gesto quotidiano che trasforma in un atto rivelatore, quello di riportare la santa, la donna e con lei tutte le donne, nella centralità storica del presente liberandola da un passato che l’ha calunniata e da un futuro di promesse e rivelazioni ancora troppo lontane.
Il percorso espositivo si apre con due tele: Beati coloro che danzano all’alba e Le sorgenti cantano.
In entrambi i dipinti la Maddalena, che indossa un piumino bianco che allude all’alba, l’albedo, si trova al centro della composizione in muta conversazione con un gruppo di figure, con il volto inondato di luce.
I capelli, ancora una volta protagonisti, tessuti nella prima opera da un gruppo di bambini e nella seconda da un gruppo di figure adulte, fluiscono come onde, creano legami e protezioni ma non nascondono come nella tradizione artistica precedente ma avvolgono senza occultare. Sono materia che si fa luce.
In Unguento I invece è il calice ad essere al centro del dipinto. Contenitore del sangue di Cristo raccolto sotto la croce o dell’unguento con cui cospargere il corpo dopo la morte, il calice simboleggia la Resurrezione di cui la Maddalena è stata la prima testimone.
E’ l’oggetto-segno che riporta la santa al centro della narrazione con il compito di annunciare la rinascita agli apostoli, “Apostola degli Apostoli”.
Il percorso narrativo sembra quasi richiamare un percorso iniziatico, come se la narrazione seguisse gli archetipi fondamentali del processo alchemico, l’albedo, la nigredo, la rubedo.
Nella seconda sala l’esposizione continua con Il Fiume d’oro, un ritratto della Maddalena eremita in mezzo all’altopiano.
La donna, illuminata da quella stessa luce che pervade i capelli che le ricadono lungo il corpo, indossa un piumino dorato che seppur dipinto con la stessa sensibilità di un de Zurbaran, la trasforma in una ragazza dei nostri giorni pur senza perdere quell’aura di mistero.
Si prosegue con L’ombra la tela più personale dell’artista che, ispirata ad un lutto privato, sembra rappresentare quella morte necessaria alla rinascita, la nigredo.
La santa questa volta con lunghi capelli rossi regge un calice, simbolo propiziatorio di un rito sospeso che non si compie ancora.
La Sfida, ultima opera in mostra, potrebbe rappresentare l’ultimo passo di quel percorso alchemico-narrativo.
La Maddalena indossa un cappotto rosso e tiene tra le mani un teschio anch’esso rosso, la rubedo.
L’opera sembra illustrare quella “morte nella vita” trattata nei suoi scritti dalla mistica Hildegard Von Bingen: “morire al mondo per vivere nel divino”.
Ma anche morire nella narrazione per far riemergere la verità, come scrive la curatrice Victoria Rivers.
Quella sfida, ricordata nel titolo, di compiere quella promessa di risignificazione nell’oggi, nel presente.

Cover: Nieves González Le sorgenti cantano, 2025 / olio su tela 116 × 97 cm – Photo by Eleonora Cerri Pecorella Courtesy of The artist and T293, Rome

Nieves González “Sacred Hair / Capelli Sacri” Installation view – Foto di Eleonora Cerri Pecorella Courtesy dell’artista e T293, Roma