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Francisco Tropa | MISS AMERICA | Palazzo De’ Toschi, Bologna

A Palazzo De' Toschi, attraverso la sua pratica artistica artigianale, alchemica, filosofica e profondamente riflessiva, Francisco Tropa continua a riflettere sulla ciclicità dell’esistenza.
Francisco Tropa, Miss America, opera in costruzione (dettaglio) Bronzo, legno, tessuto di cotone, corde di nylon, serigrafia su carta, performance, dimensioni variabili Foto Pedro Tropa/Teresa Santos

Testo di Francesco Ricci

A Bologna, tra le ombre e il vapore, Francisco Tropa mette in scena l’effimero. Miss America è la prima grande mostra personale dell’artista portoghese in Italia, curata da Simone Menegoi per la Banca di Bologna all’interno di ART CITY Bologna 2026. L’esposizione, allestita nella sala dei Convegni di Palazzo De’ Toschi dal 3 febbraio al 1 marzo 2026, conferma l’impegno, oramai decennale, della Banca nella promozione dell’arte contemporanea con progetti internazionali di ampio respiro.

Francisco Tropa (Lisbona 1968) è uno degli artisti portoghesi più importanti e affermati tra tutti quelli venuti alla ribalta internazionale dalla fine degli anni Novanta. Ha preso parte ad alcune delle maggiori rassegne d’arte del mondo come la Biennale di San Paolo, Manifesta e la Biennale di Istanbul.
Ha partecipato due volte alla Biennale di Venezia, dove con Scenario nel 2011 ha rappresentato il Portogallo all’interno della 54⁰ Edizione, ILLUMInazioni – ILLUMInations.
La sua pratica artistica è ibrida e fortemente eterogenea. Nell’arco di trent’anni ha realizzato sculture, disegni, fotografie, installazioni, film e performance, attraverso un linguaggio concettuale e colto, denso di riferimenti alla storia dell’arte, all’archeologia, alla filosofia e alla letteratura. L’arte o meglio la natura di ciò che noi chiamiamo “arte”, il suo rapporto con la Storia e con gli altri ambiti dell’attività umana, sono i concetti alla base di tutta la sua opera, complessa e stratificata.
Uno dei segni distintivi di Francisco Tropa è quello di procedere per cicli di lavori che possono protrarsi per anni e spesso incrociarsi tra di loro. In Giant, Gigante, le riproduzioni in bronzo di ossa umane, raccolte all’interno di una scatola di legno, vengono rimontate da una/un performer di fronte allo spettatore. In questo modo l’atto performativo di ricomporre lo scheletro umano nella sua interezza, sospeso tra la pratica della classificazione scientifica e un gioco dell’infanzia, diventa un atto creativo.
Scripta invece trae la sua ispirazione da un gioco da tavolo dell’antica Roma, simile al Backgammon, e mette in scena tutte le affinità tra il gesto ludico e quello estetico.
Di questi cicli, il più famoso è sicuramente Lanterns, presentato alla Biennale di Venezia per il Padiglione Portoghese.

Francisco Tropa, Fumeux fume, 2018-2025 Ottone, plexiglas, caldaia a vapore, dispositivi elettronici, affumicatore 82x50x50 cm Courtesy l’artista e Galerie Jocelyn Wolff, Parigi Foto Marc Domage
Francisco Tropa, Eclipse, 2024 ottone, vetro, lente, dispositivo elettrico, bronzo, metallo Dimensioni variabili Targa in bronzo: 150 x 100 x H20 cm Lanterna: H180 cm Luna: 70 cm di diametro x 30 cm esemplare unico Courtesy Nouveau Musée National Monaco
Francisco Tropa, Lantern with clock mechanism, 2025 Bronzo, ottone, dispositivi elettrici, dispositivi ottici, meccanismo di orologio 50x50x40 cm Courtesy l’artista e Galerie Jocelyn Wolff, parigi Foto Petro Tropa

Attraverso degli strumenti appositamente progettati dall’artista, congegni ad orologeria, clessidre ad acqua e a polvere, oggetti di uso quotidiano vengono proiettati su di uno schermo in gesso dando vita a fantasmagorie di luci e ombre in movimento.
Proprio una di queste lanterne introduce la mostra, Lanterns with clock mechanism (2025). Un proiettore disegnato e realizzato in ottone dall’artista stesso proietta l’ombra in grandi dimensioni di un meccanismo ad orologeria in funzione. Come nel mito della caverna di Platone, lo sguardo dello spettatore dall’ombra dell’oggetto si rivolge alla sorgente luminosa, disvelando il meccanismo stesso della proiezione.
A chiudere la mostra Fumeux Fume (2018), un affumicatore in ottone disegnato sul modello di quelli utilizzati in apicoltura che grazie ad un meccanismo a tempo emette degli sbuffi di vapore ad intervalli regolari creando una nube che invade lo spazio circostante in maniera effimera.
Tra questi due estremi, tesi a rappresentare lo scorrere del tempo e la caducità di tutte le cose, come nel genere della vanitas seicentesca tanto caro all’artista, si colloca il lavoro che dà il titolo all’intera mostra: Miss America.

Questa nuova produzione, che costituisce per Tropa l’avvio di un nuovo ciclo di lavori, occuperà quasi per intero il Salone, e il suo contenuto verrà svelato soltanto all’apertura dell’esposizione. Ciò che l’artista ci tiene a condividere fin da ora è che combinerà installazione e performance e verrà allestita e disallestita ciclicamente sotto gli occhi degli spettatori per la prima settimana, per poi restare esposta in forma statica fino al termine della mostra.
Riguardo il titolo, Miss America potrebbe alludere tanto al celebre ma oramai obsoleto concorso di bellezza, quanto essere un gioco di parole: “Miss” inteso come il verbo “to miss”, “sentire la mancanza”, “mi/ci manca l’America”, un concetto profondamente attuale.

A Palazzo De’ Toschi attraverso la sua pratica artistica artigianale, alchemica, filosofica e profondamente riflessiva, Francisco Tropa continua a riflettere sulla ciclicità dell’esistenza.

Cover: Francisco Tropa, Eclipse, 2024 ottone, vetro, lente, dispositivo elettrico, bronzo, metallo Dimensioni variabili Targa in bronzo: 150 x 100 x H20 cm Lanterna: H180 cm Luna: 70 cm di diametro x 30 cm esemplare unico Courtesy Nouveau Musée National Monaco

Francisco Tropa, Giant, 2018 Bronzo, contenitore di legno, dimensioni variabili Performance nell’ambito di “MOVE 2018”, Centre Pompidou, Parigi Courtesy Kervahut – Collezione Laurent Fiévet – Photo Francois Doury
Francisco Tropa, Giant, 2018 Bronze, wooden box, dimensions variable Serralves Foundation – Museum of Contemporary Art, Porto, 2024-2025 Photo Filipe Braga