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Finissage | Transizioni. Dal fotografico alle immagini ibride | Viasaterna, Milano

Finissagge con le performance di Alessandro Sambini e Camilla Gurgone, mercoledì 21 gennaio 2026 - dalle 13:00 - in Viasaterna a Milano
Installation view_ Exhibition Transizioni_works by Leonardo Magrelli and Alberto Sinigaglia_ph Tiziano Ercoli, courtesy Viasaterna

In occasione del finissagge della mostra ospitata alla galleria Viasaterna Transizioni. Dal fotografico alle immagini ibride – a cura di Mauro Zanchi con Aurelio Andrighetto –  si terranno due performance.
Dalle 13:00 alle 19:00 Alessandro Sambini propone Ghost Tales , una caccia ai fantasmi attraverso la realtà (prenotazioni al numero +39 3755249012). 
Dalle 19:30 Camilla Gurgone, in collaborazione con Martino Santori, presenterà la performance Standard Cleaning, ideata con Martino Santori per indagare le immagini contemporanee.

Il fotografico si è trasformato in un campo di forze fluido e pervasivo, che ha permeato l’intero ecosistema visivo contemporaneo. Non è più solo un medium, ma una vera e propria sensibilità, una modalità di costruzione e percezione della realtà, che ha determinato un periodo storico, quello che stiamo vivendo, abitato da immagini ibride, sfidando ogni definizione consolidata. 
Queste dinamiche e questi cambiamenti vengono esplorati attraverso le opere di nove artisti – Alessandro Calabrese, Giorgio Di Noto, Teresa Giannico, Camilla Gurgone, Leonardo Magrelli, Grace Martella, Luca Massaro, Alessandro Sambini, Alberto Sinigaglia -, che, con le loro diverse pratiche, rispondono alle trasformazioni in un tempo in cui tutto muta e viene messo in discussione molto velocemente. In Transizioni l’immagine di matrice fotografica è dunque presente come elemento costitutivo all’interno di opere complesse, ed è utilizzata, di volta in volta, per costruire ambienti, animare narrazioni, creare illusioni o decostruire la percezione, dissolvendo i confini mediali. In questo contesto l’ibridazione ha trovato terreno fertile. Transizioni non è solo un’esposizione, quindi, ma una ricognizione temporanea, una esplorazione delle frontiere in cui le varie declinazioni della fotografia si estendono e intrecciano, spinte dalla digitalizzazione e dalla vertiginosa svolta algoritmica. Non più relegata alla sola registrazione del visibile e del dato indicale fotografico – la connessione diretta e fisica tra l’immagine e la realtà che rappresenta, come un’impronta o una traccia -, la nuova figurazione si rivela come un campo di forze dinamico, un crocevia di tecnologie, memorie e nuove intelligenze non solo umane. 

Installation view_ Exhibition Transizioni_works by Alessandro Calabrese_ph Tiziano Ercoli, courtesy Viasaterna
Installation view_ Exhibition Transizioni_works by Alessandro Sambini_ph Tiziano Ercoli, courtesy Viasaterna

Fare esperienza di queste transizioni significa comprendere più in profondità le nuove forme d’arte, ma anche – e soprattutto – decifrare la natura della nostra realtà visiva, sempre più costruita, mediata e legata a una blink vision, una visione istantanea, in costante evoluzione. L’intelligenza artificiale, il machine learning, la visione computazionale e le nuove tecnologie protagoniste della rivoluzione algoritmica non si limitano a manipolare immagini esistenti, ma le generano ex novo, sintetizzano volti, paesaggi e scene con un estremo realismo che induce nell’osservatore qualcosa di perturbante. Le reti generative avversarie (le cosiddette GAN) e i modelli di diffusione capaci di generare dati realistici come immagini, ma anche video, audio e testi, hanno introdotto una nuova forma di autorialità, nella quale gli artisti sono alla stregua di prompter, generatori di input o curatori di algoritmi, in dialogo con sistemi che producono visioni autonome. Ciò solleva interrogativi fondamentali sulla natura della creatività, sulla verità dell’immagine e sulla responsabilità etica nell’era dei deepfake e delle realtà simulate. L’immagine algoritmica non è più un riflesso del mondo, ma una sua potenziale riscrittura. 

“Ma lungi dall’essere un’esclusiva del nostro tempo digitale, il dialogo tra media diversi affonda le sue radici nelle avanguardie del XX secolo, dove l’incontro tra linguaggi apparentemente inconciliabili ha generato nuove forme espressive e nuovi modi di pensare”, afferma Mauro Zanchi, curatore di Transizioni in collaborazione con Aurelio Andrighetto. “L’arte contemporanea ha semplicemente ereditato e radicalizzato questa lezione. Le avanguardie, in particolare, hanno infranto la rigida gerarchia dei media, usando la fotografia non solo come strumento di documentazione, ma come un vero e proprio medium di pensiero. In questo senso, l’immagine fotografica diventa un’estensione dei ragionamenti dell’artista, un banco di prova su cui esplorare e ridefinire la forma”.
Sono un esempio Constantin Brâncuși e Amedeo Modigliani che hanno utilizzato la fotografia delle loro sculture non solo per riprodurle, ma per ragionare sugli aspetti formali delle opere. Fotografando le proprie creazioni plastiche da diverse angolazioni e con varie illuminazioni, potevano analizzare linee, volumi e rapporti spaziali, isolare un dettaglio, decontestualizzare un’opera e vederla sotto una luce nuova, portando poi modifiche sostanziali nelle sculture stesse. E proprio a questi due artisti è dedicata una sezione di Transizioni con sei fotografie (due dello scultore rumeno e quattro dell’artista livornese), che aiutano a indagare i rapporti tra le pratiche di ibridazione di inizio Novecento e quelle attuali. 

In particolare, i due controtipi di Brâncuși appartengono al gruppo di immagini che il poeta Ezra Pound aveva raccolto per la pubblicazione nella Little Review (VIII, 1, autunno 1921). Una di queste due è una rarità, in quanto al Mnam Musée National d’Art Moderne di Parigi se ne conserva solo il negativo. Brâncuși ha utilizzato il medium fotografico anche per documentare l’opera di scultura e per controllare il modo in cui veniva presentata su riviste e cataloghi, talvolta anche per verificarla. Su due delle quattro stampe vintage usate direttamente da Modigliani come strumento di verifica si possono leggere delle annotazioni di suo pugno («Questa è venuta male. La fotografo» e «Questa è la migliore») che documentano questo uso. 

Cover: Alessandro Calabrese, Punch Line, 2025, Stampa fotografica inkjet, cm 12×15, courtesy Viasaterna

Installation view_ Exhibition Transizioni_works by Leonardo Magrelli_ph Tiziano Ercoli, courtesy Viasaterna
Installation view_ Exhibition Transizioni_works by Grace Martella_ph Tiziano Ercoli, courtesy Viasaterna