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Punctum contra punctum: i riflessi del vivere associati nella mostra al PAC di Milano

Prosegue fino al 8 febbraio 2026, la mostra “INDIA. Di bagliori e fughe”: un’ampia collettiva che esplora le pratiche artistiche dell’India di oggi
INDIA. Di bagliori e fughe – PAC di Milano 2025 – Installation view – Foto Nico Covre

Testo di Marta Varini —

L’arte contemporanea indiana torna in Italia, priva di qualsiasi filtro esotizzante o accento “pop”. A conclusione della residenza presso la Casa degli Artisti, inaugura al PAC di Milano la mostra “INDIA. Di bagliori e fughe”, visitabile fino all’8 febbraio 2026.
La collettiva, curata dal Raqs Media Collective e Ferran Barenblit, raccoglie il lavoro di tredici artisti indiani, tredici voci distinte ma in forte sinergia. Lo scopo? Esplorare il processo artistico e il “vivere associati” attraverso un laboratorio di trasformazione reciproca e continua in grado di intrecciare pittura, fotografia, scultura, installazione, video e web art. 
Speranza, collettività, ma anche tensione, fragilità e fuga. Gli ampi spazi delle sale espositive accolgono una composizione complessa di materiali, installazioni, oggetti e suoni in continuo metabolismo, che raccontano con schiettezza e autenticità l’India contemporanea, accolta ora senza più stereotipi o cliché. Lo sguardo è rivolto alla vita quotidiana tra zone rurali, a villaggi e grandi città, così come agli itinerari migratori, all’accessibilità dell’informazione, al sostegno della memoria storica e tradizionale, tra sviluppo tecnologico, avanguardia e molto altro ancora. 

In questo contesto il Raqs Media Collective si conferma come una delle realtà più innovative del panorama artistico contemporaneo. Il collettivo porta avanti una visione che supera i ruoli tradizionali, esportando la figura dell’artista-curatore (già sperimentata in contesti internazionali come la Biennale di Kochi-Muziris). Al centro, l’idea di una spinta “dal basso”: un approccio che privilegi opere in divenire e pratiche ancora in fase di ricerca, non necessariamente compiute, ma proprio per questo capaci di intercettare le tensioni più vive del presente. Come raccontano: “Molti degli artisti più giovani oggi non seguono una linea unica, non cercano una narrazione unitaria. E questo è stato uno dei motori principali della mostra: capire come un “barlume” possa rifletterne un altro.”
Il nodo storico e nazionale con l’India viene sciolto con l’intervento dei contro-archivi del Panjeri Artists’ Union. Il collettivo si riunisce dal 2022 affrontando i temi della diaspora, divisione, identità e resistenza: con    la serie Vestige of Life: Archeology of Self raccoglie storie turbolente radicate nella memoria della comunità (a partire dalla insurrezione bengalese fino ai giorni nostri) riflesse negli oggetti esposti —statuette, libri, fumetti, pamphlet, testi coloniali, tessuti, dipinti, video installazioni— che invogliano ad avvicinarsi e toccare la frazione di storia condivisa. 
Ma “bagliori e fughe” non è solamente una indagine locale e “chiusa” al contesto indiano: al contrario, gli artisti dialogano con il contesto artistico, espositivo e materico italiano e della città di Milano, in un asterismo di incontri multiformi e senza limiti.

INDIA. Di bagliori e fughe – PAC di Milano 2025 – Installation view – Foto Nico Covre
INDIA. Di bagliori e fughe – PAC di Milano 2025 – Installation view – Foto Nico Covre
INDIA. Di bagliori e fughe – PAC di Milano 2025 – Installation view – Foto Nico Covre

È il caso di Niroj Satpathy. Dopo anni di lavoro da responsabile notturno dei godown dei rifiuti di Delhi, l’artista amplia a Milano la propria indagine sui margini e sul “residuo”, sullo scarto, con un progetto che accoglie tutti quei materiali considerati inutili, inadatti e scadenti, da allontanare nella vita quotidiana. L’installazione diffusa di Satpathy, “What is the wight of the emotions?”(2025), raccoglie il “ciarpame” dalle strade della città offrendo una riflessione sullo spreco e su cosa scegliamo di valorizzare o di eliminare. 
Con il muro d’argilla di Gyabwabt Yadav il caos della città cede spazio ai paesaggi naturali, al contesto rurale: l’installazione esplorativa Pareth – where the soil turns and the body migrates (2025) è un impasto di terra e memoria. L’argilla modellata da Yadav evoca la vita del villaggio e il duro lavoro nel mondo agrario, la tensione alla fuga per il bagliore di un futuro migliore, avvolto in uno stato di movimento continuo tra peso e conforto, “disperazione e rinnovamento”.
Ogni opera esposta in questa singolare mostra del PAC suggerisce uno scenario distinto, una serie di diversi frammenti di uno spazio plausibile, aperto al pensiero di chi lo osserva. Il risultato fa pensare agli esperimenti di dodecafonia in musica, tecnica compositiva rivoluzionaria del secolo scorso. La dodecafonia segue l’ideale di “egualitarismo”, per cui tutti i dodici suoni della scala musicale sono liberi dalle gerarchie tradizionali: è come se un artista dovesse esaurire tutti i colori esistenti prima di potersi concedere una ripetizione cromatica. “INDIA. Di Bagliori e Fughe” è un contrappunto d’arte, che punctum contra punctum unisce con organizzazione rigorosa un universo visuale libero, dai colori intensi, drammatici, caleidoscopici. 

Tutti gli artisti e i collettivi: Anju Acharya, Millo Ankha, Pinak Banik, Kaur Chimuk, Tenzin Gyurmey Dorjee, GABAA, Malik Irtiza, Shefalee Jain, Ranjeeta Kumari, Uzma Mohsin, Maksud Ali Mondal, Jithinlal N R, Renuka Rajiv, Smita Urmila Rajmane, Kaushal Sapre, Niroj Satpathy, Moonis Ahmad Shah, Ritika Sharma, Mohit Shelare, Gagan Singh, Sumakshi Singh, Aarti Sunder, Suvani Suri, Alina Tiphagne, Gopa Trivedi, Aasma Tulika, Panjeri Artists’ Union, Gyanwant Yadav.

INDIA. Di bagliori e fughe – PAC di Milano 2025 – Installation view – Foto Nico Covre
INDIA. Di bagliori e fughe – PAC di Milano 2025 – Installation view – Foto Nico Covre
INDIA. Di bagliori e fughe – PAC di Milano 2025 – Installation view – Foto Nico Covre
INDIA. Di bagliori e fughe – PAC di Milano 2025 – Installation view – Foto Nico Covre