News di Francesco Ricci —
“Esiste un tempo interno alle opere d’arte? Come si percepisce, come si misura e quale valore assume, reale o simbolico, nel processo creativo?”
Queste sono alcune delle riflessioni proposte dal curatore Marcello Smarrelli a Alicja Kwade, Paul Maheke, Enrique Ramírez, Prem Sahib e Henry Taylor, artisti invitato alla mostra Affrettati Lentamente, undicesima edizione di Conversation Piece, alla Fondazione Memmo a Roma dal 15 Gennaio al 12 Aprile 2026.
Questo ciclo di mostre, a cadenza annuale, nasce con l’intento di restituire una panoramica degli artisti italiani e stranieri che scelgono Roma come luogo di residenza e di ricerca, ponendosi così in rapporto con la storia millenaria della città.
Il titolo del ciclo, Conversation Piece, deriva da un genere pittorico, nato nei Paesi Bassi nel XVII secolo e affermatosi in Inghilterra nel corso del XVIII, che rappresenta piccoli gruppi di persone intenti a conversare tra di loro.
Il senso di queste esposizioni infatti è proprio quello di esortare al dialogo e al confronto artisti molto diversi tra loro per ricerca, linguaggi e poetiche, con lo scopo di trovare ogni volta un fil rouge che sia in grado di unire le loro opere in una esposizione collettiva all’interno della suggestiva cornice tardo-rinascimentale di Palazzo Ruspoli, sede della Fondazione.
Affrettati Lentamente richiama la famosa locuzione latina Festina Lente, attribuita dallo storico Svetonio all’imperatore Augusto, che riunisce i due poli opposti della velocità e della lentezza.


Il rapporto tra l’urgenza dell’azione e la necessità di una riflessione assume un ruolo centrale in un’epoca come quella contemporanea caratterizzata da una comunicazione sempre più veloce.
A riflettere su questa tensione sono stati chiamati cinque artisti.
Alicja Kwade (1979, Katowice, Polonia), vincitrice del Premio Roma 2025-26 presso l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo, con le sue sculture e installazioni cerca di decostruire i confini della percezione per esplorare l’essenza della realtà e delle strutture sociali.
Paul Maheke (1985, Brive-la-Gaillarde, Francia) pensionnaire 2025-26 presso l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, nella sua pratica fonde insieme diverse discipline e linguaggi per indagare concetti come l’identità, la memoria e la storia delle minoranze marginalizzate.
Enrique Ramírez (1979, Santiago del Cile, Cile), anche lui pensionnaire 2025-26 presso l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, con i suoi film, le sue installazioni e fotografie interroga, in maniera sempre poetica, la Storia e il mondo contemporaneo.
Prem Sahib (1982, Londra), BSR – British School at Rome Abbey Fellow 2025-26 nei suoi lavori indaga il rapporto tra figurazione e astrazione, evidenziando il tatto e le strutture visive.
Henry Taylor (1958, Ventura, California) con la sua pittura rivela, nei soggetti scelti, quelle forze individuali e sociali in grado di mettere in rapporto l’individuo con la propria storia.
I loro lavori creati appositamente per la Fondazione o comunque presentati a Roma per la prima volta, rendono l’opera d’arte uno strumento privilegiato in grado di misurare un tempo mai uguale a se stesso che solo l’artista può decodificare.

