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Carla Accardi e l’ “antipittura” |  carlaaccardi oroargento alla Galleria dello Scudo di Verona

La rassegna, in collaborazione con l’Archivio Accardi Sanfilippo, riunisce tele di grandi dimensioni provenienti dalla collezione dell’artista, alcune già esposte in Italia e all’estero negli anni ’60, che testimoniano di una fase creativa tra le più intense del suo percorso.
Carla Accardi Grigio scuro oro, 1964 tempera alla caseina su tela 190 x 300 cm Roma, collezione dell’artista archivio n. 403 Celant 1999, p. 292, n. 1964 23, ripr. e p. 293, n. 1964 23

Testo di Marianna Reggiani —

Per Carla Accardi il segno è stato tutto, ma nella mostra alla Galleria dello Scudo parla la luce. Con le tele eseguite tra il 1964 e il 1965, mentre tocca il punto più alto della sua carriera, l’artista trapanese esce dal campo bidimensionale pur senza abbandonarlo per davvero. Nel nucleo di opere esposte, protagonisti sono i pigmenti d’oro e d’argento, i colori del metallo riflettente, della luce che rimbalza e si dilata nello spazio. Preludio delle sperimentazioni ambientali in sicofil, questo corpus di tele testimonia il dialogo che Accardi orchestra tra spazio e segno grafico, nella direzione radicale dell’“antipittura” — così l’ha definita durante un’intervista a Flash Art nel 1989.
Variano i ritmi compositivi, i contrasti fra segno e sfondo, gli scontri tra colori. L’artista gioca e si diverte, come d’altronde ha sempre fatto, lei innamorata del mondo mentre cerca di replicarne i meccanismi: ripetizione e differenza di ogni segno, così come ogni elemento in natura si ripete e si riproduce sistematicamente, conservando le differenze fisiologiche che lo salvano dall’omologazione. 
Ad accompagnare le tele, una selezione di opere su carta: le “matasse”, come le ha definite Accardi stessa, sono ora per la prima volta presentate al pubblico nella loro interezza. Anche qui i pigmenti argento e oro compongono delle bicromie in cui il segno grafico è meno essenziale, in favore di un’agitazione, un’esuberanza che crea, moltiplica, straborda. 
La galleria veronese invita così a conoscere gli infiniti alfabeti segnici di Accardi, universi microscopici in cui trovare il mondo. 

carlaaccardi oroargento
dipinti 1964-1965

In collaborazione con Archivio Accardi Sanfilippo
Galleria dello Scudo, Verona
13 dicembre 2025 – 28 marzo 2026

Cover: Carla Accardi Ororosso (Oriente n. 1), 1965 tempera alla caseina su tela 190 x 219,5 cm Roma, collezione dell’artista archivio n. 418 Celant 1999, p. 297, n. 1965 4, ripr.

Carla Accardi Argentorosa, 1965 tempera su carta 50 x 69,7 cm Roma, collezione dell’artista archivio n. 176
Carla Accardi Scacchiera oroverde, 1965 tempera alla caseina su tela 195 x 195 cm Roma, collezione dell’artista archivio n. 417 Celant 1999, p. 296, n. 1965 3, ripr. e p. 297, n. 1965 3
Carla Accardi Rosaargento (Matassa), 1965 ca. tempera su carta 34,5 x 52,3 cm Roma, collezione dell’artista archivio n. 220
Carla Accardi Oroblu (Oriente n. 2), 1965 tempera alla caseina su tela 190 x 220 cm Roma, collezione dell’artista archivio n. 419 Celant 1999, p. 297, n. 1965 5, ripr.
Carla Accardi Argentoro (Matassa), 1965 ca. tempera su carta 34,5 x 50 cm Roma, collezione dell’artista archivio n. 199