Lydia Mancinelli – Nostra Signora dei Turchi

Intervista di Eleonora De Beni —

XONG è il nome della nuova collana di dischi d’artista di Xing (organizzazione culturale nata a Bologna a sostegno di progetti multidisciplinari). Un progetto unico nel suo genere che indaga le potenzialità del performativo e delle live art permettendo agli artisti selezionati di potenziare la loro poetica come fenomeno sonico e fisico. Abbiamo fatto alcune domande a Marcello Maloberti, autore del disco MARTELLATE. SCRITTI FIGHI 1990-2020. LYDIA MANCINELLI LEGGE MARCELLO MALOBERTI, e ai co-fondatori del progetto, Silvia Fanti e Daniele Gasparinetti. 

Eleonora De Beni: MARTELLATE non è solo un disco ma un blog (gemello di MARMELLATE, dedicato alle immagini) e un libro pubblicato da Flash Art. In un’intervista definisci i tuoi scritti: “frasi a voce scritta, perché sono parole sentite più che lette”. Nulla di più chiaro a mio parere e nulla di più efficace. Avevi già pensato all’ipotesi di ascoltare i tuoi pensieri? Quali sensazioni ti evoca il sentire i tuoi scritti interpretati da un’altra persona? 

Marcello Maloberti: I miei testi non solo li ho sentiti alcune volte dagli altri o da me, sono frasi che sono dentro di me e risuonano ad eco, come se il mio cervello fosse un pò la caverna di Dionisio. Essere abitati dalle voci delle parole; la mia felicità è essere abitati dalla parola. E nella mia vita mi viene facile avere la distanza giusta per sentirsi ascoltare. Le mie frasi lette da Lydia Mancinelli sono un pò come staccarsi dalla noiosa realtà del quotidiano, è una voce corpo che cerca l’alto. È una voce antica che si muove ormai nel classico, che odora di cassetti pieni di biancheria profumata e di estasi.  La parola è astrazione, le parole sono astrazioni e immagini assenti. Come artista la mia prima forma di scrittura sono i titoli. Uno dei miei primi titoli che ho scritto negli anni Novanta è LA VERTIGINE DELLA SIGNORA EMILIA. Il bianco della copertina contiene questa idea di vuoto, riporta un’estetica scritta a mano e custodisce il disco prodotto insieme a Xing e in collaborazione con Lydia Mancinelli.

EDB: Il ritmo che incalza Lydia è diretto, lineare, a tratti indifferente, ma si percepisce (per lo meno questo è quello che vivo io durante l’ascolto) un sottofondo di estrema consapevolezza di quel che recita. Come avesse già, a suo modo e a sue spese, consumato ogni parola. Il suono si propaga nell’aria segnalando la sua presenza; senza oppressione. 

MM: Sono frasi lette a pioggia come se cadessero dall’alto, lette in modo indifferente perché lei le ha già interiorizzate. Il disco è stato registrato quando Lydia Mancinelli stava compiendo un viaggio, il giro del mondo in nave. Lei era in Australia quando ci sentivamo, mi mandava i messaggi di notte e io li ascoltavo di giorno. È riuscita a trovare un’apparecchiatura professionale di fortuna appartenente a un cantante lirico e così abbiamo potuto lavorare insieme. Lei legge le frasi senza evidenziare che una parola è più importante di un’altra perché il cuore del lavoro è la sua voce. È un flusso di parole continuo che legge e lei ha un timbro molto carico e denso, forse sacro, una voce quasi slegata dal corpo, come uno strizzare l’occhio alla macchina attoriale di Carmelo Bene. È la ricerca di un palco invisibile perché sospeso tra l’alto e il basso, un cercare altrove, una sorta di fuga. È Barocco. È stare tra le nuvole dipinte di un affresco di Pietro da Cortona.

EDB: Te e Lydia Mancinelli avevate già collaborato per la prima volta in occasione della mostra Museo per l’Immaginazione Preventiva – EDITORIALE al MACRO di Roma nel 2020, com’è stato lavorare con lei questa volta? Ti va di raccontarmi un pò questa esperienza anche con il team di Xing?

MM: Quando ho pensato a lei ho pensato a qualcosa al di là del tempo, a una regina. È un pò come pulirsi la testa, pulirsi il cervello. Forse dovrei farmi i complimenti perché di Lydia Mancinelli si erano perse le tracce, ma lei è una divinità oracolare. Lei è capace di prendere le mie frasi – poetiche, politiche, filosofiche – e di elevarle. Sono stanco di un’arte finto-sociale e della brutalità del mondo perché L’ESTASI NON SI PROGETTA. I ragazzi di Xing invece li conosco da tanti anni, è sempre bello lavorare con loro, SILVIA FANTI È MIA ZIA. Possiedono una libertà aggressiva al punto giusto, un pò post-punk, si respira profumo di incenso e di ferro bollente, di sole bruciato, è quell’odore che senti sulla pelle, di divise militari usate di altre epoche.

Lydia Mancinelli

Seguono alcune domani ai co-fondatori di Xing —

Eleonora De Beni: Da quale esigenza o volontà nasce il progetto Xong? Qual è stato il processo che ha portato all’idea?

Xing: E’ sempre stato nelle nostre corde. In venti anni di attività Xing ha attraversato i linguaggi e le pratiche, testando varie piattaforme espressive. La contingenza ci ha spinto a partire: una scelta quasi fisiologica. La separazione fisica del primo COVID nella primavera 2021 ha esaltato la forza del suono, che ha permesso a molti di sottrarsi alla coazione schermica, alla dittatura della visione.

EDB: Il vinile col quale portate nelle case il teatro e la performance è, un pò come il libro, un feticcio culturale, un oggetto a tutti gli effetti, con le sue fragilità. La volontà di cambiare l’esperienza dell’ascolto è una silenziosa, ma neanche troppo, ribellione all’impalpabilità del suono digitale?

Xing: Se da un lato la diffusione digitale apre a una platea potenziale infinita, il rischio è che tutto si appiattisca con troppa facilità su consumi smozzicati. Comprare un disco è una scelta, un appuntamento, non così diverso dall’andare a un evento dal vivo, un investimento gestuale legato alla presenza e al desiderio. E un disco fa ancora lavorare le mani.

I dischi di Xing sono dischi d’artista. La superficie è bianca, ad indicare uno spazio aperto. Sono numerati a mano ed hanno una veste grafica curata quasi artigianalmente, con un intaglio nella cover e le coste dei dischi, a collana conclusa, formeranno il logo dell’etichetta.

EDB: Come avete scelto gli artisti che si sono esibiti sullo “spazio del disco”?

Xing: Non parlerei di esibizione ma di appoggio, intercettazione, rilancio. C’è sempre una parzialità in questi ascolti che apre all’immaginazione. Per intenderci, non sono progetti narrativi come la radiofonia legata al teatro che è stata recuperata in questo periodo di secca. L’idea è di espandere le live art, che sono in ogni caso soniche
Essendo una collana, abbiamo stilato da subito una lista degli autori che volevamo coinvolgere nel progetto, tenendo conto del loro potenziale di traslazione dallo “spazio della compresenza” a quello del disco.
In effetti, la mappatura delineata, che voleva privilegiare un approccio produttivo diverso, ci ha riportati a casa: sono tutti artisti che praticano di fatto e da sempre la transmedialità, e con cui Xing ha avuto varie occasioni di collaborare nel corso di 20 anni. Anche se, già in questo breve tempo dopo la partenza, si sono presentati in tanti. Evidentemente ce n’era bisogno.

EDB: Infatti, nel comunicato stampa parlate di “transmedialità” praticata da artisti che si differenziano molto l’uno dall’altro. Quali sono invece i punti in comune? 

Xing: La scelta di aver sostenuto nel tempo queste posizioni liminari e trasversali. Non è facile resistere alle semplificazioni merceologiche o ministeriali. È una scena (con molti artisti italiani) di cui vogliamo dare testimonianza. Un mondo trasversale a cavallo tra arti visive, performance, suono, cinema, fotografia. Nell’insieme colleziona una serie di creazioni originali che costituiscono una rassegna a lungo termine. C’è poi la valenza dell’ascolto. Devono essere dischi da ascoltare, non (solo) documenti. Infatti non si tratta di trasferire il live, c’è un pensiero da producer per ogni disco. Ci interessa riferirci anche al pubblico della musica di ricerca, non solo quello dell’arte. Come al solito ci piace scommettere sull’incrocio tra pubblici e ambienti di ricezione differenti.

EDB: Avete voglia di svelare qualche aneddoto? O di darci un assaggio di quel che verrà?

Xing: Oltre a Marcello Maloberti, Lydia Mancinelli, Kinkaleri e Jacopo Benassi, siamo in dialogo con Mette Edvardsen, Zapruder, Francesco Cavaliere, Alessandro Bosetti, Mattin, Michele di Stefano, Silvia Costa, Luciano Maggiore, Michele Rizzo, Camilla Candida Donzella, Invernomuto, Luca Trevisani. Con ognuno è un percorso diverso. Gli aneddoti si accumuleranno con il tempo.

Marcello Maloberti IL MIO LAVORO NASCE DA UNO SPAVENTO
Marcello Maloberti – portrait by Alessandro Allegrini