Undo Things Done (installation view), Santa Maria Ausiliatrice, Venice 2019. Courtesy Sean Edwards and Tanya Leighton, Berlin. Image © Jamie Woodley

Testo di Veronica Pillon —

Undo Things Done è il titolo della mostra personale dedicata all’artista gallese Sean Edwards in occasione della 58a Biennale d’arte. Nelle sale della chiesa sconsacrata di Santa Maria Ausiliatrice, i lavori di Edwards dialogano con lo spazio, marcato dai segni del tempo che passa. Undo Things Done è un’inchiesta poetica sulla società contemporanea, analizzata attraverso il vissuto personale dell’artista.

All’ingresso, un séparé occlude la vista all’interno della chiesa. Ad evocare la dimensione intima e privata del confessionale, funge nello stesso tempo da barriera e da protezione. Newspaper Confessional si caratterizza per un motivo ricorrente -“UN”- astrazione della parte finale di The Sun, il giornale. La politica entra dunque in contatto con il privato, metafora della storia del luogo in cui la mostra viene realizzata: un tempo luogo di culto e di confessione, è oggi aperto al pubblico e alla comunità per lo svolgimento di attività educative e culturali.
Al di là del séparé, ci si immerge in un’installazione costituita da un’armatura di metallo e da una fitta rete di bastoncini di legno, a formare una boscaglia labirintica. In parallel with the past i-iv richiama l’infanzia e l’adolescenza di Edwards, trascorsa in un quartiere popolare di Cardiff. Il senso di precarietà, di paura, di smarrimento imprigiona il visitatore all’interno del caos dell’installazione. Avvicinandosi maggiormente, si nota come l’intera foresta sia composta da altri oggetti e immagini riferiti all’infanzia dell’artista. In una sorta di collage tridimensionale, i sentimenti si legano tra di loro in un’atmosfera di tensione e prossimità.

Undo Things Done (installation view), Santa Maria Ausiliatrice, Venice 2019. Courtesy Sean Edwards and Tanya Leighton, Berlin. Image © Jamie Woodley

Il tema della povertà e della difficoltà sociale, soprattutto per i bambini, emerge anche nella stampa Free School Meals. Collocato nel corridoio che connette la chiesa alla ludoteca, lo statement si riferisce ad una pratica in vigore nelle scuole britanniche degli anni ’80. La scuola forniva i pasti gratuitamente a tutti gli studenti in difficoltà economiche: in questo modo si rendeva visibile il loro status sociale. Lo stesso Edwards usufruì dei free meals, momento che ricorda in una commistione di vergogna e orgoglio. Dirimpetto alla porta che permette l’accesso alla ludoteca, punto di ritrovo per i bambini veneziani, il lavoro si inserisce nella realtà temporale e spaziale del complesso di Santa Maria Ausiliatrice, connettendo il passato al presente, la poeticità dell’opera d’arte alla praticità del luogo.
Attraverso un allestimento dal carattere minimalista, il viaggio attraverso il ricordo, il non detto, quello che non si può cancellare o che non si può fare, si caratterizza per un’estrema tranquillità e calma. La tensione e il senso di precarietà si traducono in un senso di pace e riflessione. Gli ultimi lavori esposti, della serie Wholecloth Quilt in The Sun and Daily Mirror pattern, si inseriscono nella tradizione artigiana gallese. Le coperte venivano infatti cucite con dei motivi realizzati a partire da oggetti comuni disponibili nelle case. In questo caso il pattern deriva dall’astrazione dei titoli The Sun e Daily Mirror, a simboleggiare l’unione tra due ideologie politiche contrapposte, l’accettazione di più punti di vista e il dialogo. Inoltre, la coperta richiama la protezione, la casa, la famiglia.

Undo Things Done (installation view), Santa Maria Ausiliatrice, Venice 2019. Courtesy Sean Edwards and Tanya Leighton, Berlin. Image © Jamie Woodley

La famiglia è ciò che permette all’individuo di formarsi ed interagire nella società. Le connessioni tra autobiografico ed arte emergono nella performance Refrain. Alle due del pomeriggio, una trasmissione radiofonica in diretta da Cardiff trasmette la voce della madre dell’artista all’interno di tutte le sale dell’esposizione. Il discorso attinge dall’esperienza personale della madre e si contraddistingue per parole, frasi e motivi ricorrenti, come “UN”. Tuttavia, la performance è in divenire, ogni giorno diversa a causa di pause o errori dovuti alla diretta, modificando la percezione dello spazio e dei lavori. Ricordando l’infanzia vissuta in orfanotrofio, l’importanza di avere un letto proprio, di fare le faccende domestiche e di cucinare, il discorso diviene un’apologia del passato e del quotidiano. Le pause e i silenzi determinano il ritmo della narrazione e invitano alla riflessione, non soltanto nei confronti di ciò che si sta ascoltando ma soprattutto nei confronti di ciò che si sta vedendo.

Undo Things Done racconta la storia del Galles attraverso la storia di Edwards. Non si può cancellare il proprio passato ma lo si può conoscere al fine di riscrivere il proprio futuro. Sean Edwards, attraverso l’analisi del quotidiano, crea una parabola universale in cui si indaga l’essere umano in quanto individuo e animale sociale.

Wales in Venice – Undo Things Done
A cura di Marie-Anne McQuay
Chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, Castello 450, Venezia
Fino al 24 novembre 2019

Undo Things Done (installation view), Santa Maria Ausiliatrice, Venice 2019. Courtesy Sean Edwards and Tanya Leighton, Berlin. Image © Jamie Woodley
Undo Things Done (installation view), Santa Maria Ausiliatrice, Venice 2019. Courtesy Sean Edwards and Tanya Leighton, Berlin. Image © Jamie Woodley
Undo Things Done (installation view), Santa Maria Ausiliatrice, Venice 2019. Courtesy Sean Edwards and Tanya Leighton, Berlin. Image © Jamie Woodley
– Portrait of Sean Edwards. Courtesy Sean Edwards and Tanya Leighton, Berlin. Image Jamie Woodley