1.Il 10 aprile 2019 viene diffusa la prima immagine di un buco nero, elaborata dal progetto internazionale Event Horizon Telescope. Il buco nero Messier 87 si trova nella galassia Virgo A(M87) distante circa 55 milioni di anni luce dalla Terra

Vi propongo un gioco.
Il primo passo è quello di dimenticare tutto ciò che vi hanno detto finora sulle leggi della fisica. Relegatele nell’anticamera del cervello e tenetevi pronti.
Immaginate un buco nero, uno qualunque va bene. L’infinito spazio circostante è pieno di luci che brillano e si spengono. Guardatevi intorno e nuotate in questo liquido amniotico fino a individuare l’orizzonte degli eventi.
Ecco, è proprio lì che ci diamo appuntamento.
L’orizzonte degli eventi è una linea simile a un’aureola divina attorno ai buchi neri, un confine che se oltrepassato non permette di far ritorno. Nonostante sia difficile da delimitare se acceleriamo molto riusciamo a mantenerci in orbita.
Oggi qui non si parla di relatività e di velocità di fuga quindi non vi preoccupate, c’è modo per tornare a casa.
Certe premesse della scienza vanno dimenticate. Dopo quella linea non c’è nient’altro se non il Nulla e il Tutto uniti assieme, cucinati in un denso sugo di nero. Il limite ci fa vedere fotoni che lentamente e con gran fatica tentano di non essere assorbiti dal buco, insieme alla luce provocata dagli elementi fagocitati al suo interno.
In questo particolare percorso espositivo non ci sono né un ordine né un tempo di fruizione reali. Il luogo dove le quattro dimensioni collassano sembra il “non-spazio” perfetto per il nostro appuntamento, pur non avendo un indirizzo. Le opere si muovono in libertà, orbitando in questo punto di non ritorno; si possono toccare e vedere da tutte le angolazioni. Sono trascinate da una scia di vento soave. Un ritratto in cui gli elementi si sciolgono, un paesaggio ignoto, un oggetto che non riusciamo mai a scoprire o la possibilità di tagliare il mondo in due sono alcune delle incognite che qui si trovano, in questo insolito luogo nascosto da qualche parte nell’Universo. 

Stefan Milosavljevic
Boris Contarin
Daria Martin
Natália Trejbalová
Katy Stubbs
Willehad Eilers
Alan Stefanato

Sono stata invitata a pensare una mostra impossibile e, nell’aprire il mio cassetto dei pensieri, ho trovato un limite impercettibile che si ripete come una matrice astratta in questi tempi alienanti. Don’t be afraid of falling parla di sottili confini oltrepassati, di viaggi mentali e di domande esistenziali che ci possono far precipitare. Don’t be afraid of falling nonè un elenco di opere da vedere prima della fine del mondo, ma è una sfida all’impossibile in una dimensione non-umana, ma questa volta con biglietto di ritorno.

Abbandonate lo spazio reale per qualche minuto, dimenticate le speranze riposte nel virtuale e venite qui, a godervi lo spettacolo.


Tradotto dall’inglese Doggerel è una poesia irregolare nel ritmo e nella rima, spesso deliberatamente burlona o comica. In questo periodo difficile, anche un po’ triste, in cui risulta difficile collaborare o frequentarsi, la redazione di ATPdiary insieme a REPLICA – l’archivio italiano del libro d’artista – ha invitato un gruppo di curatori e artisti a proporre un progetto espositivo in un luogo impensabile e in forme impensabili.
Ad ognuno abbiamo richiesto di presentare una “mostra editoriale”, un sintetico testo critico sulla scelta dello spazio, delle opere, degli eventuali libri d’artista o pubblicazioni indipendenti che fungano da supporto critico documentativo del progetto.
L’invito che abbiamo proposto è stato quello di impostare un’indagine sullo spazio – reale e virtuale – utilizzando immagini di opere, pagine di libri, luoghi impensabili o immaginati.

Per visionare l’archivio di mostre Visual Doggerel ☞