Abandoned taxidemy lab close to Minamisoma. Life After Zero Hour:Landscape & Other Things Post-Atomic.

L’8 maggio 2021 è stata inaugurata la prima mostra dell’anno di Fonderia 20.9, uno spazio speciale per la città di Verona dedicato all’immagine fotografica contemporanea. Fonderia è infatti un luogo altamente stimolante perché racchiude molte anime ma tutte legate da uno stesso motore creativo: la cultura dell’immagine, la ricerca sulla fotografia contemporanea e la volontà di creare relazioni tra soggetti privati e associativi, che si occupano in maniera intelligente di linguaggio fotografico. Lo spazio poi, e non è poco, possiede una piccola biblioteca specializzata consultabile da tutti gli associati, un laboratorio di stampa e offre una serie di servizi tecnici per fotografi.

ATPdiary ha seguito in una precedente conversazione con i curatori il progetto di mostra collettiva Versus checomprende il lavoro di sedici fotografi selezionati da quattro diverse realtà sparse per l’Europa, con Fonderia 20.9: Galerie L’Aberrante (Cévenne-Francia), il collettivo L’Image à Venir con L’Enfant Sauvage (Bruxelles-Belgio) e l’associazione Corpo Opaco (Montpellier-Francia).

Accanto alla proiezione dei lavori degli artisti, montati in un video con sonoro in loop visibile nel seminterrato dello spazio espositivo, i curatori Chiara Bandino, Francesco Biasi, Alice Benza e Angelica Rivetti hanno allestito al piano terra una mostra intitolata Ecosofia, che va ad ampliare il progetto europeo di curatela collettiva.

Le dinamiche di coesistenza, di conflittualità, di sfruttamento o di relazione pacifica tra umano e naturale sono le questioni che la mostra interroga, prendendo a prestito dal filosofo norvegese Arne Næss il termine “ecosofia” che il pensatore usa per la prima volta nel 1960, indicando l’intera sfera ecologica. Il progetto di mostra è nato con la collaborazione del Museo di Storia Naturale di Verona nella figura di Sebastiano Andreatta, conservatore della sezione di botanica, che ha messo a disposizione di Fonderia 20.9 gli archivi che conservano l’erbario del museo.

Sono nate in questo modo le riproduzioni fotografiche di 14 piante: specie in via di estinzione, piante invasive e licheni. Piante che sono entrate forzatamente nell’ambiente naturale veronese e veneto, per azioni volontarie o involontarie dell’uomo oppure che, al contrario, sono minacciate perché l’uomo ha alterato la loro condizione naturale di vita. Troviamo ad esempio le invasive Topinambur, specie proveniente dal Nord America importata a scopi alimentari in Europa e Vite del Canada, largamente usata come pianta ornamentale. E ancora, il Gladiolus Palustris Gaudin, un gladiolo spontaneo legato in particolare agli ambienti umidi e ora in rarefazione nella regione del Veneto.

Protagonista della mostra è anche un estratto del libro pubblicato da Onomatopee Projects A Bestiary of the Anthropocene, edito da Nicolas Nova & Disnovation.org, un gruppo di ricerca internazionale che si occupa di arte contemporanea, ricerca e hacking creando opere, curando mostre e pubblicando libri.Il volume cerca di “catturare il preciso momento in cui la biosfera e la tecnosfera si fondono in un unico nuovo corpo.” Si tratta di un’edizione di pregio sia per la qualità dei contenuti scientifici raccolti che per l’impaginazione – che la fa assomigliare a un manuale di divulgazione scientifica, un atlante – oltre che per la rilegatura e la cura nella scelta della carta per la stampa. Con il libro, che è esposto in consultazione, sono presenti anche degli ingrandimenti di alcune pagine che vanno a raccontare esempi di ibridazione umano-botanica. Si legge per esempio dell’attuale uso dei rotoli di prato artificiale e dei cosiddetti “alberi antenna” che nascono dalla volontà di camuffamento delle antenne per la telefonia con strutture simil-arboree, in modo da apparire meno impattanti alla vista di chi guarda. «Insieme ai tappeti verdi e ai prati sintetici, le torri di telefonia mobile camuffate da alberi sono forse l’esempio più comune del miscuglio natura-tecnologia al giorno d’oggi» ci spiega il libro.

Nel suo insieme, il progetto Ecosofia + Versus mette in evidenza la fotografia come una pratica di attenzione, un modo per prendersi cura degli organismi, delle creature e delle terre, «invitandoci a ripensare i nostri modi di percepire, rappresentare ed essere-con il nostro ambiente».

Stradtmann -Jan, Fonderia_Third Nature
The Shape of Water Vanishes in Water
Lea Habourdin