Versus – fotografia ed ecologia in un progetto europeo di curatela collettiva

In dialogo con Corpo Opaco e Fonderia 20.9
27 Febbraio 2021
Marine Lanier

Valeria Marchi intervista Corpo Opaco e Fonderia 20.9 per ATPdiary —

ATPdiary: “L’ecologia è una questione che interpella tutti e che ci ha uniti,” scrivono i curatori del progetto Versus, “è la questione cruciale della nostra casa condivisa, il nostro òikos, il mondo a cui apparteniamo e il nostro modo di essere in relazione a questo. Nato da un’idea di Valérie Vernhet, fondatrice della galleria L’Aberrante, Versus è diventato rapidamente un progetto di curatela collettiva, una comunità che riunisce organizzatori di tre diversi paesi” e fotografi provenienti da tutto il mondo. Versus comprende il lavoro di sedici fotografi, proposto da quattro realtà differenti dislocate in quattro luoghi in Europa: Galerie L’Aberrante (Cévenne-Francia), Fonderia 20.9 (Verona-Italia), il collettivo L’Image à Venir con la galleria L’Enfant Sauvage (Bruxelles-Belgio) e l’associazione Corpo Opaco (Montpellier-Francia). Mi volete raccontare come è nato il progetto? E come è nata la collaborazione tra i diversi spazi?

Corpo Opaco e Fonderia 20.9: Il progetto è nato a Montpellier da Valérie Vernhet, fondatrice della galleria L’Aberrante che da poco si è spostata nel Parco Nazionale delle Cevenne – un parco che si trova nel sud-est della Francia che è molto significativo per la comprensione del rapporto tra essere umano e paesaggio oltre che per la storia e l’evoluzione nel tempo di questa relazione. L’Aberrante è una galleria di fotografia femminile che da un po’ è interessata a lavorare su temi legati alla ricerca scientifica e all’ambiente. Il progetto Versus è nato anche grazie ai contatti che si sono sviluppati nel tempo col mondo scientifico – soprattutto di Montpellier – e con il collettivo L’Image à Venir che opera in Belgio e partecipa a Versus fin dal suo inizio.
Alla base c’era insomma un’unione di intenti e di interessi tra le diverse realtà coinvolte che poi ha portato a sviluppare pian piano le idee, in maniera collettiva oltre che individuale.
L’evento di restituzione del progetto aperto al pubblico (compatibilmente con la situazione emergenziale) sarà una proiezione unica dei lavori selezionati – quattro per ogni spazio coinvolto – proposti uno dopo l’altro ma montati in modo da far emergere il filo conduttore che li lega.
Sono stati scelti artisti che lavorano con il medium fotografico in senso largo e variegato e sono stati selezionati dai quattro spazi in maniera indipendente, anche se c’è stata collaborazione, come dicevamo, e si è verificata una certa coerenza nelle scelte.
Nella proiezione pubblica – che si farà contemporaneamente in ogni spazio nello stesso giorno  – si proporrà una narrativa molto diversa rispetto a quella che in un’esposizione normalmente si vede; ci sarà infatti un’immersione visiva e sonora nelle fotografie presentate come lavori personali ma facenti parte di un racconto unico e continuo.
Questi sono i sedici fotografi selezionati: Arianna Senesi, Céline Clanet, Mélanie Paris, Helene David, Coline Jourdan, Léa Habourdin, Marina Caneve, Sofia Lopez Manan, Jan Stradtmann, Louis Perreault, Massimo Mastrorillo, Elena Aya Bundurakis, Marine Lanier, Yvette Monahan, Sebastian Lopez Brach, Marc Wendelski.
Dopo la proiezione pubblica vorremmo inoltre fare un evento di chiusura del progetto proprio nel Parco delle Cevenne, in estate, per l’inaugurazione del nuovo spazio di residenza artistica e galleria creato da Valérie de L’Aberrante. Sarà un modo per ritrovarci assieme: curatori, fotografi e figure del mondo filosofico e scientifico che ragionano sul tema ecologico e che daranno una nuova lettura di questa problematica.

Sofia Lopez Manan – Nature is Dead – Natalia is one of the eighty felines from the Lujan Zoo in Argentina, where the director believes that wild animals can become domesticated. Natalia walks through his house with absolute freedom.
Stradtmann Jan Fonderia – Third Nature

ATPdiary: Rapporto tra uomo e natura, ecosistemi, ambiente, antropocentrismo ed ecologia. Le questioni appena elencate sono solo alcune tra quelle messe in discussione dai lavori fotografici scelti che si riuniscono sotto un unico titolo, Versus, che è stato individuato per il suo significato etimologico e per le contraddizioni che genera: da un lato opposizione, contrasto e dall’altro movimento, andare verso. I racconti fotografici che ogni realtà presenta vanno infatti essenzialmente in due direzioni: un’opposizione tra naturale e umano e un tentativo di coesistenza tra i due poli. Mi piacerebbe che mi poteste anticipare i motivi delle scelte dei diversi progetti fotografici, entrando anche nelle diverse poetiche ed estetiche.

Corpo Opaco (Rachele Ceccarelli ed Emanuela Cherchi): I nomi che abbiamo scelto erano già in mente fin da subito. Sofia Lopez Mañan e Coline Jourdan e Léa Habourdin sono anche nostre conoscenze personali e seguiamo il loro lavoro da anni; la tematica ecologica è infatti qualcosa che le coinvolge in progetti di lungo termine. E comunque, in generale, abbiamo scelto fotografi che sono informati e che hanno un interesse sul tema ecologico di lungo respiro. In alcuni casi c’è una rappresentazione di una frattura nel rapporto umano-ambiente, e una decostruzione di certi paradigmi rispetto a questa. Emerge anche il tema del selvaggio, cioè la domanda su che cos’è la natura o che cos’è l’ambiente, senza dimenticare che noi stessi, noi esseri umani, siamo natura. Marina Caneve (http://www.marinacaneve.com/), un’altra artista selezionata per il progetto, ha una visione meno conflittuale, propone uno sguardo più riflessivo sulla gioventù e sulla presenza umana nel paesaggio, temi centrali del suo lavoro. Questa forte riflessione sulle giovani generazioni, una sorta di spiraglio di speranza, si collega ad altri fotografi presenti all’interno di Versus, tra cui Jan Stradtmann che con il suo lavoro Third Nature rilegge la tragedia del Vajont attraverso lo sguardo e la presenza dei giovani che oggi vivono quella montagna.

Fonderia 20.9: Noi di Fonderia abbiamo pensato ai progetti scelti secondo l’ottica del climax, in un crescendo di conflittualità nelle relazioni tra uomo e natura. Imposteremo il racconto della proiezione attraverso un’ascesa cromatica che a livello puramente visivo parte dal bianco e nero per poi arrivare al colore. Partiremo nella presentazione con Louis Perreault e il progetto Les Affluentes, primo lavoro in mostra in bianco e nero che offre una visione di coesistenza pacifica e armoniosa, un rapporto di sinergia con ambiente. Si continua poi con il progetto Third Nature di Jan Stradmann, in cui si iniziano a raccontare le crepe che esistono nei rapporti tra uomo e natura; ci sarà poi Massimo Mastrorillo con Kaiju incentrato sul disastro ambientale di Fukushima in cui emerge come la morte della natura e degli uomini sia dovuta all’intervento umano in questa immensa tragedia ambientale, dando vita ad atmosfere quasi aliene. Ultimo e quarto lavoro in mostra è un progetto di Elena Aya Bundurakis in cui si vede una vera e propria esplosione di colore, un rapporto armonico, viscerale ed energico tra uomo e ambiente. La proiezione sarà un flusso che propone nella sua parte centrale quegli artisti che sviluppano con più contraddizioni e più asprezza la relazione tra essere umano e natura.

Marc Wendelski
Melanie Patris – L’Aberrante Melanos
Mastrorillo Massimo – Fonderia 20.9 Kaiju
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