• Paul Branca, Totes - Giorgio Galotti, Torino 2016 - Foto Cristina Gavello - Installation view
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  • Paul Branca, Totes - Giorgio Galotti, Torino 2016 - Foto Cristina Gavello - Installation view
  • Paul Branca, Totes - Giorgio Galotti, Torino 2016 - Foto Cristina Gavello - Installation view.
  • Paul Branca, Totes - Giorgio Galotti, Torino 2016 - Foto Cristina Gavello - Installation view
  • Paul Branca, Totes - Giorgio Galotti, Torino 2016 - Foto Cristina Gavello - Installation view
  • Giacomo Raffaelli - Giorgio Galotti, Torino 2016 - Installation view

Quando una borsa non è più una borsa e un kilo non pesa più un kilo. Non si tratta né di un indovinello né di uno scioglilingua, bensì dei due temi in mostra presso la galleria Giorgio Galotti a Torino: negli spazi principali le opere dell’artista newyorkese Paul Branca e, nella project room ALLEY,  Pointcloud, la mostra di Giacomo Raffaelli (entrambe visibili fino al 31 marzo 2016).

La “borsa” viene presentata in Totes da  Paul Branca che espone una selezione di tote bags, le borse divenute ormai d’uso comune, distribuite da musei, negozi, bar, ristoranti, supermercati: solitamente in tela o in juta, oltre allo scopo originale di contenitore, rappresentano un veicolo per marketing e comunicazione, tanto da diventare quasi “a fetish, a  must have” come racconta Paul, un oggetto di culto. L’artista ridefinisce le totes fornendo loro una nuova funzione, cioè di una tavolozza grezza per altri suoi dipinti; non si tratta però soltanto di uno strumento, poiché all’interno delle bags l’artista inserisce l’intelaiatura di un quadro al fine di sottolineare il materiale che compone la borsa, lo stesso di una tela. Da supporto per altre opere, le totes quindi riassumono contenuto e contenitore, fondono forma e colore, e mettono in dialogo vecchia e nuova funzione.

Non solo: in linea con opere precedenti, Paul sceglie di lasciar penzolare i manici delle totes per sottolineare la differenza fra ciò che erano prima del suo intervento, ovvero degli oggetti del desiderio da possedere morbosamente, e ciò che rappresentano ora, cioè dei readymade ottenuti dal riuso. Ad accompagnare la mostra vi è un testo curato da Jesi Khadivi, in cui si richiama l’aneddoto di un collezionista milanese che, negli anni ’50, rifiutandosi di acquistare un lavoro di Burri composto anch’esso da sacchi, definì la pittura dell’artista italiano come “Filthy sacks!”.

Continuando all’interno della galleria Giorgio Galotti vi è poi un passaggio che porta in una piccola stanza, nominata Alley, in cui un curatore propone, con cadenza quasi mensile, opere di giovani artisti italiani.  Una zona quindi riservata a firme nostrane, proposte da gallerie di provenienza internazionale: è il caso di  Giacomo Raffaelli, artista ventottenne di Rovereto,  presentato dall’austriaca Vin Vin, che propone il lavoro Pointcloud sull’idea e la rappresentazione materiale del kilogrammo.  Raffaelli, durante una residenza a Londra, si interessa della copia-prototipo inglese dell’unità di misura del peso, il cui originale è conservato a Sèvres in Francia. Riflettendo sul fatto che tale piccolo cilindro di platino e iridio rappresenta ancor oggi, tra le unità di misura, l’unico riferimento materiale non ridefinito da formule matematiche, l’artista studia le tecniche e sistemi di utilizzo di questo strumento che inesorabilmente muta nel tempo. La condizione di essere contemporaneamente sia un punto di riferimento sia una massa in lento e graduale deterioramento portano Giacomo ad approfondire la propria ricerca presso il National Physical Laboratory di Londra, osservando gli scienziati nelle loro attività. Non potendo però entrare a diretto contatto con l’oggetto, l’artista ne dà una rappresentazione visiva tramite i minimi residui delle operazioni di pulitura e mantenimento rimasti su alcune pelli di daino utilizzate nel laboratorio: da queste egli ricava una tela che espone nella piccola stanza Alley. Con il proprio lavoro Giacomo Raffaelli si affianca quindi a un ulteriore tema, di forte attualità, quale il rapporto dell’arte con la dematerializzazione nel dialogo tra gli elementi materiali fonte della sua ispirazione e i tentativi dell’uomo di digitalizzare l’unità di misura reale.

Entrambe le mostre sono aperte al pubblico dal 21 febbraio al 31 marzo 2016.

Paul Branca,   Toles -  Giorgio Gallotti,   Torino 2016 - Foto Cristina Gavello - Installation view.

Paul Branca, Totes – Giorgio Galotti, Torino 2016 – Foto Cristina Gavello – Installation view.

Paul Branca,   Toles -  Giorgio Gallotti,   Torino 2016 - Foto Cristina Gavello - Installation view.

Paul Branca, Totes – Giorgio Galotti, Torino 2016 – Foto Cristina Gavello – Installation view.