Invernomuto Dans la Légende, Paris, 2017 inkjet print on paper 270 x 180 cm courtesy of the artists and Pinksummer, Genoa

Invernomuto Dans la Légende, Paris, 2017 inkjet print on paper 270 x 180 cm courtesy of the artists and Pinksummer, Genoa

La programmazione espositiva dello spazio principale del MAMbo di Bologna – la Sala delle Ciminiere – inizia con una mostra ‘generazionale’: That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine, una mega-collettiva che presenta i lavori di 56 tra artisti e collettivi nati dal 1980 in avanti. (Visitabile dal 22 giugno al 11 novembre 2018)

That’s IT! (IT come codice dell’Unione Europea che individua la sigla dell’Italia) è un progetto che bandisce la prevedibilità del concept unitario e rigido, per sollecitare invece un dibattito e proporre interrogativi: Ha ancora senso oggi definire un artista “italiano”? Cosa contribuisce a determinare la definizione di “italianità”? Tale definizione ha delle conseguenze sull’autorappresentazione dell’artista? Dove e come poniamo il confine geografico e generazionale?
Già dal sottotitolo è manifesta l’intenzione di destabilizzare concetti sodati ed evitare etichette di comodo. “Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine” cita i versi di Arte e confini di Bruno Munari (Codice ovvio, 1971): “In italia l’arte ha da essere italiana / in polonia polacca / in turchia turca e se un turco va a dipingere in polonia / che arte ha da fare? / e se la polonia occupa la turchia? in italia arte italiana e a un metro e ottanta dal confine francese? / in italia arte italiana / in sicilia siciliana / in piemonte piemontese / a milano milanese / e in corso garibaldi 89? / in italia l’arte ha da essere arte / in polonia arte / l’etichetta verrà dopo”.

Dalle risposte all’intervista che segue al curatore della mostra, nonché il direttore artistico del Mambo, Lorenzo Balbi, scopriamo quali criteri ha seguito per la selezione degli artisti, il grande interrogativo che si cela dietro alla definizione di ‘artista italiano’; le ragioni che hanno spinto alcuni artisti a proporre opere ex-novo mentre altri scegliere opere che meglio rappresentassero il percorso professionale compiuto fin ora.
Coetaneo di molti artisti in mostra, Balbi non si sottrae dall’opinabile etichetta di ‘Millenial’, anzì, spepiega: “Credo che dubbio, mobilità, sostenibilità, resilienza e complessità siano parole chiave per i Millennials che cercano di rispondere in modo critico ma costruttivo a uno scenario sempre più faccettato e complesso.”
Il percorso della mostra rispetta per molti versi l’ ‘umore’ che ha guidato curatore e artisti: un allestimento aperto e privo di barriere dove installazioni, video, fotografia, interventi sonori, sculture, performance, pitture e opere su carta dialogo – e ‘contaminano’ – gli spazi del museo. Oltre alle sale del Mambo le opere sono visibili nell’adiacente Giardino del Cavaticcio e al Cinema Lumiere (grazie alla collaborazione con la Fondazione Cineteca di Bologna).

Margherita Moscardini, 1XUnknown (1942-2018, to Fortress Europe with Love) - Saint Palais sur Mer, Francia, aprile 2018 / France, April 2018 - production still photo Margherita Moscardini  courtesy MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, Collezione Ettore Alloggia, Collezione Pie-rangela e / and Stefano Borghi, Collezione Anna e / and Francesco Tampieri

Margherita Moscardini, 1XUnknown (1942-2018, to Fortress Europe with Love) – Saint Palais sur Mer, Francia, aprile 2018 / France, April 2018 – production still photo Margherita Moscardini courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Collezione Ettore Alloggia, Collezione Pie-rangela e / and Stefano Borghi, Collezione Anna e / and Francesco Tampieri

Elena Bordignon: Nuova generazione, media sperimentali, nomi emergenti: tre aspetti evidenziati dalla mostra che curi per il MAMbo di Bologna. Disciplinare 56 artisti nati dal 1980 non è stato sicuramente facile. Una domanda che vuole mettere in evidenza lo scrupolo con cui hai individuato le nuove leve dell’arte italiana: con quale criterio hai selezionato gli artisti in mostra? Ad esempio, hai tenuto conto anche della geografia sottesa ai territori di provenienza degli artisti?

LB:  Nella mia esperienza professionale ho avuto modo entrare in stretto contatto con la scena emergente italiana, approfondendone gli interessi, le urgenze e le preoccupazioni. Ho scelto molti degli artisti che ho incontrato in questi anni, con l’obiettivo di decodificare la complessità e il valore di questa generazione e continuare la mia ricerca anche qui, al MAMbo.
Si è trattato soprattutto di instaurare dialoghi costruttivi e stimolanti tra me e gli artisti. Una delle caratteristiche più rilevanti di questa mostra è sicuramente la sua natura partecipativa e collaborativa. Ho invitato gli artisti a prendere parte al progetto chiedendo loro esplicitamente di suggerire dei lavori per poi instaurare un dialogo e un confronto con loro fino ad arrivare al risultato finale, una mostra co-curata da tutti.
Più che una geografia delineata dalla provenienza degli artisti, per me è importante restituire un’interpretazione collettiva dei concetti di appartenenza e di identità culturale di una generazione specifica. Proprio per le caratteristiche che contraddistinguono la generazione di artisti invitati, partendo dal legame che tutti loro hanno con il territorio italiano, i confini si sono inevitabilmente aperti arricchendo il confronto e la varietà delle pratiche presenti in mostra.

EB: Essendo una mostra ‘generazionale’, non c’è un vero e proprio “concept unitario e monolitico”. L’esposizione si prefigge, invece, di proporre “interrogativi e possibili letture della contemporaneità in una prospettiva aperta, dialettica e magmatica”. Mi racconti, a grandi linee quali urgenze e interrogativi pone la carrellata di opere presenti in “That’s IT!”?

LB: Il sottotitolo di That’s IT! Sull’ultima generazione di artisti in Italia e a un metro e ottanta dal confine - riprende una frase di Bruno Munari. Esplicita il target della ricerca e centra l’attenzione su una domanda che mi sembra fondamentale: che senso ha oggi definire un artista “italiano”?
In un mondo globalizzato e in una società fluida, in cui il concetto di nazionalità si interseca a quello di appartenenza linguistica, etnica, religiosa, formativa, culturale e sociale, cosa può ancora identificare un artista o il suo lavoro come italiano? È italiano un artista che, nato in Italia, ha studiato e vive da sempre all’estero? Al contrario, è italiano chi è nato all’estero ma ha studiato in Italia, ha frequentato l’accademia e vive qui? Invece, uno straniero il cui lavoro si è sviluppato in Italia?
Il tema è estremamente articolato e credo che non esista una regola o una categorizzazione chiusa, o meglio esistono regole e canoni ma convivono con le loro contraddizioni e paradossi. La mostra in qualche modo espone questa complessità.

Lo stesso vale per i differenti livelli di carriera degli artisti in mostra: in un contesto del genere non esistono, secondo me, artisti affermati o “scommesse”, per il futuro esistono gli artisti a cui si deve dare spazio a prescindere dal contesto nel quale si ha la possibilità di farlo.

Danilo Correale We Are Making history, 2010 4k video still 10’ courtesy of the artist and Raucci Santamaria, Naples

Danilo Correale We Are Making history, 2010 4k video still 10’ courtesy of the artist and Raucci Santamaria, Naples

EB: Agli artisti hai dato ‘carta bianca’ o meglio, hai chiesto loro di mettere in mostra “la propria soggettività”. Mi motivi questa scelta e i risultati che, a grandi linee, hai ottenuto con questa richiesta?

LB: Sono partito da una riflessione sul format “mostra generazionale”. Cercare di fornire la rappresentazione di una generazione di artisti implica scelte precise e decisioni difficili e ho ritenuto che il mio intervento come curatore si dovesse esaurire con la composizione della lista dei partecipanti. Non potevo essere io a decidere quale opera potesse “rappresentare” il lavoro di un artista in questo contesto. Da questa decisione è nato un dialogo, una riflessione condivisa sul tema della rappresentazione della produzione artistica e della conseguente percezione all’esterno. Alcuni hanno portato un’opera particolarmente significativa del loro percorso artistico, altri più di una; moltissimi hanno sfruttato l’occasione per produrre nuovi lavori, talvolta confermando, talvolta sorprendendo o prendendo in contropiede ciò che avevo immaginato, ciò che mi attendevo da loro.

EB: C’è un gran parlare – spesso a vanvera – delle caratteristiche che sostanziano la generazione ‘Millennials’. Quali peculiarità hai intravisto tra gli artisti invitati che rispettano questo nuovo fenomeno generazionale? Si evince nelle loro opere? Mi fai degli esempi?

LB: In realtà faccio parte anche io di questa generazione e quindi credo non poter essere molto analitico. Penso al contesto politico-economico nel quale siamo cresciuti e a quanto sia cambiato velocemente il mondo negli ultimi trent’anni. Credo che dubbio, mobilità, sostenibilità, resilienza e complessità siano parole chiave per i Millennials che cercano di rispondere in modo critico ma costruttivo a uno scenario sempre più faccettato e complesso.

Ludovica Carbotta Falsetto tnt-002, 2017 concrete, foam, belt, wood 100 x 70 x 60 cm photo Werner Mantz Lab, Van Eyck courtesy l’artista e / of the artist and Marta Cervera Gallery, Madrid

Ludovica Carbotta Falsetto tnt-002, 2017 concrete, foam, belt, wood 100 x 70 x 60 cm photo Werner Mantz Lab, Van Eyck courtesy l’artista e / of the artist and Marta Cervera Gallery, Madrid

Gli artisti in mostra: Matilde Cassani (1980), Giuseppe De Mattia (1980), Margherita Moscardini (1981), Michele Sibi- loni (1981), Riccardo Benassi (1982), Ludovica Carbotta (1982), Danilo Correale (1982), Andrea De Stefani (1982), Giulio Squillacciotti (1982), Marco Strappato (1982), Carlo Gabriele Tribbioli (1982), Ian Tweedy (1982), Invernomuto (Simone Trabucchi, 1982 e Simone Bertuzzi, 1983), Francesco Bertocco (1983), Giovanni Giaretta (1983), Lorenzo Senni (1983), Alberto Tadiello (1983), IOCose (Filippo Cuttica, 1983, Davide Prati, 1983, Matteo Cremonesi, 1984 e Paolo Ruffi- no, 1984), Elia Cantori (1984), Giulio Delvè (1984), Elena Mazzi (1984), Diego Tonus (1984), Ca- lori&Maillard (Violette Maillard, 1984 e Letizia Calori, 1986), Federico Antonini (1985), Alessio D’Ellena (1985), Nicolò De Giorgis (1985), Riccardo Giacconi (1985), Adelita Husny-Bey (1985), Diego Marcon (1985), Ruth Beraha (1986), Elisa Caldana (1986), Roberto Fassone (1986), France- sco Fonassi (1986), Petrit Halilaj (1986), Andrea Kvas (1986), Beatrice Marchi (1986), The Cool Couple (Niccolò Benetton, 1986 e Simone Santilli, 1987), Filippo Bisagni (1987), Benni Bosetto (1987), Lia Cecchin (1987), Alessandro Di Pietro (1987), Stefano Serretta (1987), Giulia Cenci (1988), Tomaso De Luca (1988), Julia Frank (1988), Marco Giordano (1988), Orestis Mavroudis (1988), Valentina Furian (1989), Parasite2.0 (Stefano Colombo, 1989, Eugenio Cosentino, 1989 e Luca Marullo, 1989), Alice Ronchi (1989), Emilio Vavarella (1989), Irene Fenara (1990), Angelo Licciardello (1990) & Francesco Tagliavia (1992), Caterina Morigi (1991), Margherita Raso (1991), Guendalina Cerruti (1992).

Un libro Edizioni MAMbo accompagna That’s IT!, con testi istituzionali di Matteo Lepore e Ro- berto Grandi e saggi che riflettono sul concetto di generazione nell’arte, a partire da quello del curatore della mostra, Lorenzo Balbi cui si aggiungono quelli commissionati a: Lucia Aspesi, Giorgina Bertolino e Vittoria Martini, Lucrezia Calabrò Visconti e Gabriele Tosi, Michele D’Auri- zio, Chris Fitzpatrick, Pavel Pys e Kate Strain (conversazione a tre), Caterina Molteni, Fabiola Naldi, Marta Papini, Cesare Pietroiusti, Andrea Viliani. Il volume contiene inoltre le interviste di Stefano Vittorini ad Alberto Garutti, Giulio Paolini, Giuseppe Penone e Michelangelo Pistoletto.

IOCOSE (Filippo Cuttica, Davide Prati, Matteo Cremonesi, Paolo Ruffino) Launching a New Product, 2018 video loop courtesy of the artists

IOCOSE (Filippo Cuttica, Davide Prati, Matteo Cremonesi, Paolo Ruffino) Launching a New Product, 2018 video loop courtesy of the artists

Benni Bosetto Florida, 2016 installation view at Tile project space, Milano / Milan photo Floriana Giacinti courtesy l’artista / of the artist

Benni Bosetto Florida, 2016 installation view at Tile project space, Milano / Milan photo Floriana Giacinti courtesy l’artista / of the artist

Calori & Maillard (Violette Maillard, Letizia Calori), Williamsburg rooftop photoshooting New York, 2016 - photograph 60 x 90 cm photo Calori & Maillard  courtesy the artists

Calori & Maillard (Violette Maillard, Letizia Calori), Williamsburg rooftop photoshooting New York, 2016 – photograph 60 x 90 cm photo Calori & Maillard courtesy the artists

Caterina Morigi, Tarsia marmorea (dettaglio) / Marble inlay (detail) Galleria Borghese, Roma / Rome, 2018  photograph 5 x 5 cm courtesy of the artist

Caterina Morigi, Tarsia marmorea (dettaglio) / Marble inlay (detail) Galleria Borghese, Roma / Rome, 2018 photograph 5 x 5 cm courtesy of the artist

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