• Oscar Coop-phane - Teatro delle Esposizioni #7, Villa Medici, Roma
  • Teatro delle Esposizioni #7 - Installation view, ph Daniele Molajoli
  • Anne-Margot Ramstein - Teatro delle Esposizioni #7, Villa Medici, Roma
  • Adina Mocanu, Alexandra Sand - Teatro delle Esposizioni #7, Villa Medici, Roma
  • Teatro delle Esposizioni #7 - Accademia di Francia, Villa Medici, Roma ph Daniele Molajoli
  • Lek & Sowat - Teatro delle Esposizioni #/ ph Daniele Molajoli
  • Johan Brunel, Teatro delle Esposizioni #/ ph Daniele Molajoli
  • Anne Violaine Houcke, Teatro delle Esposizioni #/ ph Daniele Molajoli
  • Adina Mocanu & Alexandra Sand - Teatro delle Esposizioni #/ ph Daniele Molajoli
  • Philippe Petit - Teatro delle Esposizioni #/ ph Daniele Molajoli
  • Lek & Sowat - Teatro delle Esposizioni #/ ph Daniele Molajoli
  • Laurent Bazin, Teatro delle Esposizioni #/ ph Daniele Molajoli
  • Johan Brunel, Teatro delle Esposizioni #/ ph Daniele Molajoli
  • Jackson, Teatro delle Esposizioni #/ ph Daniele Molajoli

Fino al 14 agosto è in corso, all’ Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, il Teatro delle Esposizioni #7 – In uno spazio e in un tempo senza titolo, a cura di NERO. L’iniziativa è volta a presentare il frutto delle residenze dei borsisti dell’Accademia. Artisti, designer, scrittori, filmmaker, musicisti, performer, filosofi e ricercatori sono raggruppati attraverso una mostra “multiforme” – come l’ha definita NERO – “Ciò che mostriamo non sono propriamente delle opere d’arte, quanto dei ‘test’, dei punti di tensione tra la dimensione sospesa e intima che caratterizza il tempo e lo spazio dell’Accademia di Francia a Roma, così come è vissuta dai borsisti, e il risvolto manifesto dello spazio pubblico che attraversa la loro esperienza e definisce l’istituzione. Abbiamo interpretato il Teatro delle Esposizioni come l’ambito di questo confronto, per esplorane il senso, conoscerne i limiti, e predisporre nuove possibilità di lettura dei loro lavori.”

Il Teatro delle Esposizioni #7 – In uno spazio e in un tempo senza titolo, riunisce i lavori di: Laurent Bazin, regista teatrale, Johan Brunel, designer, Julie Cheminaud, filosofa delle arti, Oscar Coop-phane, scrittore, Fabrice Denys – Fantazio, compositore e performer, Jackson Fourgeaud – Jackson, compositore, Anne-Violaine Houcke, teorica del cinema, Frédéric Malek & Mathieu Kendrick – Lek & Sowat, artisti visivi, Adina Mocanu & Alexandra Sand, artiste visive e performer, Philippe Petit, sceneggiatore e regista, Anne-Margot Ramstein, illustratrice, Sébastien Roux, compositore, Kenji Sakai, compositore.

Seguono alcune domande a NERO

ATP: Mi piace il sottotitolo del Teatro delle Esposizioni #7: “In uno spazio e in un tempo senza titolo”. Partiamo proprio da questa indeterminatezza. Le cose o gli eventi che non hanno un titolo (o un nome) sfuggono alle categorie, alle definizioni. Perché questa scelta?

NERO: Quando abbiamo iniziato a lavorare al progetto abbiamo cercato di capire qual era il contesto con il quale ci stavamo confrontando e quale il pubblico a cui dovevamo rivolgerci. Lavorando a stretto contatto con i borsisti, abbiamo cominciato a riconoscere uno spazio e un tempo che si costruisce intorno alla loro presenza e alla loro attività. Come scriviamo all’inizio della mostra: «Il primo soggetto, il centro di questa mostra, è il lavoro di un gruppo di artisti, designer, scrittori, filmmaker, musicisti, performer, filosofi e ricercatori. Un secondo soggetto, più elusivo e trasversale, è definito dallo spazio e dal tempo comune nel quale le loro ricerche si sono sviluppate. Dall’incontro di questi due soggetti nasce la mostra che stai visitando.» Per raccontare tutto questo al pubblico, abbiamo voluto sviluppare un percorso di lettura vero e proprio, conducendo il visitatore attraverso una mostra che può essere letta. Abbiamo immaginato un luogo che assomiglia ad un posto che si conosce e che per un certo tempo si è frequentato, ma di cui si conserva un’immagine astratta. Un luogo senza dettagli, che nei ricordi rimane essenzialmente come la sovrapposizione di uno spazio e un tempo particolari. Un luogo del genere è allo stesso tempo una porzione di spazio e ciò che in esso è accaduto.

I pensionnaires, ovvero gli artisti e i ricercatori che danno vita a questa mostra, occupano quello spazio-tempo senza nome che attraversa la Villa, i suoi giardini, le porte chiuse, gli atelier, le sale storiche, le visite guidate e gli eventi pubblici. La Villa li ospita, ma chiede loro anche di ridisegnare i propri confini. Per un anno, i pensionnaires si muovono in un luogo mentre ne disegnano un altro più complesso. Ciò che il pubblico incontra in mostra sono dei tentativi di dare forma ai percorsi e alle ricerche che, per un anno, hanno disegnato uno spazio altro all’interno di Villa Medici. Nelle sale espositive le opere che presentiamo evocano questa dimensione comune.

ATP: Giunta alla sua 7° edizione, avete dato alla manifestazione una forma multidisciplinare. Quale metodo o criterio avete seguito per dare questa entità eterogenea al progetto?

NERO: La cosiddetta “multidisciplinarietà” riscontrabile in mostra è un diretto risultato della varietà delle figure coinvolte. Ciò che però ci interessava non era focalizzare il progetto su di essa, quanto di trasformarla in una mostra multiformato: ciò che mostriamo non sono propriamente delle opere d’arte, quanto dei ‘test’, delle soluzioni aperte, dei punti di tensione tra la dimensione sospesa e intima che caratterizza il tempo e lo spazio dell’Accademia di Francia a Roma, così come è vissuta dai borsisti, e il risvolto manifesto dello spazio pubblico che attraversa la loro esperienza e definisce l’istituzione. Abbiamo interpretato il Teatro delle Esposizioni come l’ambito di questo confronto, per esplorane il senso, conoscerne i limiti, e dare forma (formato) ad ogni singolo contributo in base alle necessità insite nel lavoro di partenza.

ATP: Avete deciso di guidare attivamente il visitatore nel percorso della mostra. Mi raccontate con esempi concreti, magari citandomi delle opere o degli “interventi”, in che modo avete strutturato il percorso?

NERO: Partiamo dalla constatazione che il dispositivo della mostra non è necessariamente il miglior medium per raccontare il lavoro di borsisti che per la maggior parte non sono ascrivibili al mondo delle arti visive. Quello della mostra è solo uno dei possibili metodi di racconto. Per questo abbiamo giocato sullo slittamento continuo tra il piano espositivo e quello della lettura: disposte nello spazio ci sono le pagine di un libro ideale, scritto da noi, che compone un vero e proprio percorso narrativo, un livello intermedio che accompagna la visita dello spettatore. Più che come semplici curatori di una mostra, ci siamo posti come editor dei contenuti emersi dalle ricerche dei borsisti. Abbiamo insomma costruito la mostra come fosse un libro espanso. Questa scelta, apparentemente in controtendenza rispetto allo standard riduzionista di molti progetti espositivi contemporanei che “lasciano alle opere il compito di parlare”, ha portato i suoi risultati. Abbiamo deciso di includere in modo esplicito la nostra voce, una voce che parla al visitatore, che ci si rivolge in modo diretto e lo invita a leggere oltre. Non crediamo ovviamente che questo sia l’unico modo di fare una mostra del genere, ma è un tentativo di invitare il pubblico ad un’interazione attiva con gli esiti delle ricerche presentate in mostra e per fare in modo che anche il visitatore possa aggiungere nuovi piani di lettura e di senso.

Laurent Bazin, Teatro delle Esposizioni #/  ph Daniele Molajoli

Laurent Bazin, Teatro delle Esposizioni #/ ph Daniele Molajoli

Philippe Petit

Philippe Petit – Villa Medici  – Villa Medici, Teatro delle Esposizioni #7

Johan Brunel, Villa Medici - ph Johan Brunel

Johan Brunel, Villa Medici – ph Johan Brunel  – Villa Medici,  Teatro delle Esposizioni #7