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Conchiglie, metalli, pietre e fossili. Corna di capre, renne e stambecchi, accanto a farfalle dai colori cangianti, scheletri di animali feroci, gusci di animali marini dalle forme più bizzarre. Uccelli di piccola e media taglia, carcasse ossee, denti e piumaggi. Carapaci, tronchi di animali selvatici, coralli, perle e gioielli naturali di esotiche provenienze. Tantissimi occhi vitrei che, immobili, ci scrutano, da un tempo immobile e misterioso. E’ quasi palpabile, tra queste mirabilia, un silenzio che ha del misterioso: il silenzio enigmatico degli animali.

Questo lo scenario che accoglie un progetto nato per omaggiare l’antica tecnica del ‘conservare la pelle’. Taxidermy, la mostra che inaugura il 24 novembre a Roma, è presentata come un tributo all’arte della conservazione, o meglio, del custodire un sapere. A cura di Leonardo Petrucci e Barbara Reggio, la collettiva propone le opere di una lunga lista di artisti capaci di confrontarsi con “la sospensione e il sovvertimento del tempo, la scrittura di narrazioni di archeologie personali, la manifestazione di forme archetipiche di un alfabeto universale, l’artificiosità perturbante dell’intervento dell’uomo sulla natura o la riattivazione di senso di geometrie primordiali”, ci spiegano i due curatori nell’intervista che segue.

Il luogo è, tristemente, un negozio di tassidermia destinato a chiudere presto i battenti, portandosi con sé, nella cessazione dell’attività, anche il sapiente mestiere della “conservazioni della pelle”, azione che si annida, appunta, nel significato etimologico della tassidermia [comp. del gr. τάξις «disposizione, ordine» e δέρμα «pelle»].

Gli artisti invitati: Andreco, Joanne Burke, Alessandro Dandini de Sylva, Giovanni De Cataldo, Davide D’Elia, Antonio Della Guardia, Giulio Delvè, Federica Di Carlo, Antonio Fiorentino, Corinna Gosmaro, Giovanni Kronenberg, Emiliano Maggi, Parasite 2.0, Leonardo Petrucci, Alessandro Piangiamore, Calixto Ramirez, Namsal Siedlecki e Alessandro Vizzini.

Segue l’intervista con Leonardo Petrucci e Barbara Reggio —

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ATPdiary / Elena Bordignon : La mostra che curate, Taxidermy, è installata nell’ultimo negozio di tassidermia esistente a Roma. Il tema narrato dalle opere degli artisti è strettamente legato al luogo. Mi raccontate quali sono state gli aspetti – sia negati che positivi – di allestire una mostra in un luogo così fortemente connotato?

Leonardo Petrucci e Barbara Reggio: L’idea del progetto scaturisce proprio dalla natura intrinseca di questo luogo, la cui unicità nel panorama delle attività commerciali romane ha destato sin da subito la nostra curiosità, innescando così il processo di ideazione della mostra. La sensazione iniziale è stata quella di inoltrarci in un luogo intimo, quasi privato, in cui avanzare in punta di piedi. Sotto il profilo allestitivo gli oggetti presenti nel negozio, così come gli strumenti del mestiere disposti nel retrobottega, si sono rivelati essere più una risorsa che una reale difficoltà. La forte componente estetica che li contraddistingue e il sapore autentico di questo luogo destano stupore di per sé, in maniera del tutto autonoma. Da qui la volontà di preservarne intatta l’identità attraverso la mimetizzazione delle opere nel contesto originario, non come estranee superfetazioni ma come elementi complementari di un dialogo polisemantico. L’unica vera difficoltà riscontrata è stata la limitata libertà di manovra, data la ristrettezza degli ambienti del negozio.

ATP: “L’artista, come il tassidermista, spesso opera in maniera chirurgica e fa dell’osservazione della natura la sua principale ispirazione.”: questo, in sintesi, la vostra visione dell’operato dell’artista. Per entrare nel merito della scelta delle opere, come le avete scelte? Quali prospettive o punti di vista raccontano i vari lavori in mostra?

LP / BR: La ricerca si è indirizzata verso quegli artisti che hanno attinto, in modo più o meno diretto, a brani di realtà, sui quali sono intervenuti generando uno slittamento rispetto al piano del mondo sensibile. Le direttrici cui tendono le opere esposte si irradiano poi verso concetti eterogenei quali la sospensione e il sovvertimento del tempo, la scrittura di narrazioni di archeologie personali, la manifestazione di forme archetipiche di un alfabeto universale, l’artificiosità perturbante dell’intervento dell’uomo sulla natura o la riattivazione di senso di geometrie primordiali, tutti aspetti spesso declinati in chiave antropologica, sociale e filosofica. Consideriamo questa mostra quindi come un omaggio al fantastico immaginario tipico della Wunderkammer kircheriana, ma anche come un piccolo regalo, uno stimolo visivo per tutti coloro che, varcando la soglia del locale, vorranno intraprendere con noi questo breve ma intenso viaggio.

Antonio Della Guardia, Permanent illusion, 2017, polaroid e pirite, courtesy l’Artista e Galleria Tiziana Di Caro, Napoli

Antonio Della Guardia, Permanent illusion, 2017, polaroid e pirite, courtesy l’Artista e Galleria Tiziana Di Caro, Napoli

Alessandro Vizzini, Vertebrae (visione orizzontale terra), 2018, fresa a controllo numerico su alluminio, courtesy l'Artista

Alessandro Vizzini, Vertebrae (visione orizzontale terra), 2018, fresa a controllo numerico su alluminio, courtesy l’Artista

ATP: Per molti versi avete scelto delle opere che, in modo mimetico, dialogo con il negozio Bertoni. Non c’è il rischio che, avvicinandosi troppo, le opere e gli oggetti-animali-fossili-conchiglie rischino di confondersi mettendo a rischio lo statuto stesso di opere d’arte?

LP / BR: Il rischio cui alludi è concreto ma lo abbiamo interpretato come una sfida stimolante, per noi e per gli artisti stessi, che l’hanno accolta positivamente, non senza un pizzico di ironia, giocando sullo statuto volutamente ambiguo dei loro interventi. Paradossalmente è proprio nella prospettiva ravvicinata, nell’atto di accostarsi, che il segno dell’artista emerge potenziato. All’apparente omogeneità cui sembrano appartenere tanto gli oggetti minerali e animali che le opere esposte, si contrappone un’alterità che affiora latente e che genera cortocircuiti visivi e interpretativi. Nelle opere selezionate il processo creativo è deliberatamente innaturale, indirizzato all’errore, presenta un inciampo formale che nella condizione di natura risponde a più rigorosi schemi evoluzionistici.

ATP: Nella tassidermia la dialettica concettuale tra vita e morte è molto stretta. La stessa correlazione si può trovare anche nelle opere che avete scelto? Mi citate qualche esempio?

LP / BR: Il seducente inganno di vitalità, tipico della prassi tassidermica e rintracciabile anche nei minerali, nei gusci di conchiglie e negli altri elementi di questo spazio, è un aspetto ben presente in mostra. È un brusio di fondo mai scontato, soprattutto declinato in modalità molto diverse da opera ad opera. Il riferimento va, ad esempio, alla scultura Limes di Namsal Siedlecki in cui, all’evidente richiamo mortifero costituito dalle ceneri di lupo, fa da contraltare l’aspirazione ostinata all’immortalità della materia, letteralmente cristallizzata nel vetro. Tai-taii di Corinna Gosmaro è un gatto di ceramica allusivo al corredo funebre delle antiche civiltà egizie, richiamo alla ritualità che vivifica nella memoria ciò che perisce. Ancora, in Permanent Illusion l’artista Antonio Della Guardia usa il potere riflettente di un cubo di pirite su una polaroid per ricomporre il vuoto di un’assenza, quella della gamba destra perduta di un operaio, traghettando il concetto di resistenza alla morte in ambito sociopolitico.

Federica Di Carlo, Fuori dal Blu, 2017, fossile di conchiglia, morsa e atmosfera-marina blu stampata su acetato, courtesy l'Artista

Federica Di Carlo, Fuori dal Blu, 2017, fossile di conchiglia, morsa e atmosfera-marina blu stampata su acetato, courtesy l’Artista

Namsal Siedlecki, Limes, 2017, Ceneri di lupo e vetro, courtesy l'Artista

Namsal Siedlecki, Limes, 2017, Ceneri di lupo e vetro, courtesy l’Artista

ATP: Una domanda sul punto di vista della Sig.ra Anna Maria Bertoni, proprietaria del negozio prossimo alla chiusura definitiva, sull’arte. Avete sondato quale è la sua opinione in merito all’arte contemporanea?

LP / BR: La Sig.ra Bertoni ci ha raccontato del suo amore per l’arte classica e la letteratura. Nei confronti dell’arte contemporanea conserva invece un atteggiamento di cauto scetticismo. Complice l’attitudine tipica del suo mestiere, Anna Maria identifica il valore artistico principalmente nella maestria tecnica e preferisce l’arte figurativa a quella concettuale, pur riconoscendole, in rari casi, un certo grado di qualità. Abbiamo però avuto il piacere di constatare che, negli incontri con alcuni degli artisti invitati al progetto, la Sig.ra ha espresso un coinvolgimento emotivo inaspettato.

Che ne sarà degli spazi del negozio?

LP / BR: Gli spazi saranno assorbiti dal bar che lo affianca, che svuoterà così il negozio di tutti gli elementi che lo hanno da sempre abitato e facendo perdere inevitabilmente ogni traccia della sua silenziosa esistenza. Per questa ragione ci sembrava puntuale l’intervento in forma di mostra, per cercare, anche in piccola parte, di fissare nella memoria di alcune persone la caducità di un antico mestiere.

Taxidermy
24 Novembre dalle ore 17.00
Dal 25 Novembre al 1 Dicembre 2018, solo su appuntamento
Piazza dei Quiriti, 10, Roma
Contatti: 3496439597 – 3332138640

Giovanni Kronenberg, L’antinomia di Capitan Blicero, 2016, corno d’alce e ditale d’argento 925, courtesy l’Artista e z2o Sara Zanin Gallery, Roma

Giovanni Kronenberg, L’antinomia di Capitan Blicero, 2016, corno d’alce e ditale d’argento 925, courtesy l’Artista e z2o Sara Zanin Gallery, Roma

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Parasite 2.0, The desert, the net and the bones_Cushions, 2016, tessuto di poliestere stampato, imbottitura, courtesy l’Artista e Operativa Arte contemporanea, Roma

Parasite 2.0, The desert, the net and the bones_Cushions, 2016, tessuto di poliestere stampato, imbottitura, courtesy l’Artista e Operativa Arte contemporanea, Roma

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