Studio visit: Paolo Bufalini

Osservare il suo lavoro equivale ad accettare l’enigma che ne determina l’eloquenza. Le sue opere non permettono riflessioni che abbiano la sicurezza dell’interpretazione, non concedono questo lusso: sono più simili a baluginii, luci che non indicano un percorso ma si limitano a suggerire diversi orizzonti di senso. 
27 Luglio 2022
Paolo Bufalini, Senza titolo, 2021 sella da equitazione, sfera di vetro, 50x40x60cm Veduta dell’installazione a Fabbri-Schenker Projects, Londra Foto Luke Walker

Testo di Giulia Gaibisso

Le opere di Paolo Bufalini sono oggetti familiari, quasi sempre d’uso comune, che sembrano tuttavia materializzarsi all’improvviso, come fossero frutto di deliri o visioni oniriche. Al pari di queste ultime, derivano dall’associazione di immagini simboliche: l’artista stesso parla di un’efficacia visiva (e solo dopo concettuale) prodotta da un meccanismo associativo inconscio, in grado di selezionare forme capaci di risuonare e innescare un lavorio mentale finalizzato alla loro decodifica. 
Alcuni di questi oggetti paiono tratti da una dimensione psichica arcaica, simile all’inconscio collettivo junghiano, altri alludono più silenziosamente alle dinamiche interne al sogno o a elementi di natura perturbante.
In questo senso Untitled (2021), la sella che sorregge una sfera di cristallo, richiama alla mente il cavallo, simbolo dell’inconscio, traduzione visiva della natura più istintuale dell’uomo, mentre la sfera che poggia su di essa evoca il controllo e la riflessività, concetti ai primi antitetici. I materiali che compongono l’opera contribuiscono all’individuazione di ulteriori coppie oppositive: trasparenza, fragilità e freddezza minerale della sfera in contrapposizione all’opacità, la resistenza e il calore della pelle.
I due elementi ricorrono rispettivamente in Melencolia I e Il cavaliere, la morte e il diavolo di Albrecht Dürer, due incisioni caratterizzate da un complesso apparato simbolico la cui leggibilità risulta ovviamente compromessa dai mutati contesti storici e culturali. La stessa cosa non può dirsi dell’opera di Bufalini: l’assenza di immediatezza sembra qui essere ricercata, come a voler scongiurare una potenziale interpretazione univoca. 
La perfezione delle forme tradisce poi l’innaturalità della composizione, fondata su un sistema di equilibri facilmente sovvertibile. Uno stato di quiete dettato da un’immobilità forzata.

Paolo Bufalini, Proposal, 2020 cuscini, arduino, schede xbee, stampa 3d, power bank, 2 elementi 50x50x20cm ciascuno FotoManuel Montesano

Non è l’unico lavoro di Bufalini che restituisce questo senso di sospensione “artificiale”: l’equilibrio, inteso qui come forma di armonia indotta, governa anche il respiro dei due cuscini bianchi (Proposal, 2020) posizionati a terra, che richiamano esplicitamente la dimensione del sogno e che simulano, in un sistema meccanico, una funzione organica.  Il loro movimento è quasi impercettibile, eppure straniante, come se ci si trovasse al cospetto di strani esseri viventi, corpi che si sforzano per equivalersi e che, equivalendosi, denunciano ogni estraneità al nostro mondo. Sono macchine che si limitano a simulare la vita perfezionandola, annullandone ogni tensione e screzio e suggerendo la possibilità di un’irreale concordia.
Al contrario, le museruole di Untitled (2020), posate sul tavolino da bar dimostrano l’eterna incompatibilità, l’inevitabile contrasto generato dall’incontro con l’Altro. La freddezza metallica, che caratterizza entrambe le componenti dell’installazione, non fa che accentuare la sensazione di un’atmosfera asettica, priva di calore.
Pur giacendo una accanto all’altra, le museruole inscenano il paradosso di una prossimità che non può risolversi e che è condannata a rimanere tale. Sono strumenti che impediscono il contatto ma scongiurano l’aggressione: una stasi irrisolvibile, ancora una condizione di sospensione. La lucentezza del tavolino ricorda quella del tavolo operatorio veterinario e la frustrazione di un animale inerme, limitato nei movimenti e impedito nell’uso di denti e zampe, unici mezzi di difesa. Si percepisce il senso di costrizione.
Ogni oggetto selezionato da Bufalini risulta sempre ambiguo, e il suo senso inafferrabile. 
Osservare il suo lavoro equivale ad accettare l’enigma che ne determina l’eloquenza. Le sue opere non permettono riflessioni che abbiano la sicurezza dell’interpretazione, non concedono questo lusso: sono più simili a baluginii, luci che non indicano un percorso ma si limitano a suggerire diversi orizzonti di senso. 

Paolo Bufalini, Senza titolo, 2020 museruole, tavolino da bar, 60x60x80cm Foto Manuel Montesano

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