Libro La Fenice
 preparazione di Fenix, Teatro La Fenice – Foofwa d’Immobilite
 
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Mesi fa Stefano Arienti mi raccontava che stava lavorando ad un progetto curioso con un danzatore, Foofwa d’Imobilité, per il teatro La Fenice a Venezia. Era divertito ed entusiasmato per un progetto che ora, leggendo il comunicato stampa, si è trasformato in un vero a proprio ‘meccanismo per la visione’.
Sento Stefano al telefono, una settimana prima dell’opening del 27 luglio. E’ a Venezia per gli ultimi dettagli e per ultimare un’installazione complicata. 
Sia lo spettacolo con Foofwa d’Imobilité per La Fenice, Fenix, sia la sua mostra  a Palazzo Tito – Custodie Vuote, a cura di Francesca Pasini, Fondazione BLM – ruotano attorno a vari concetti: la ciclicità, la conoscenza,   il sapere, il guardare. 
Stefano, per lo spettacolo Fenix, ha collaborato con il danzatore, concependo una lunga serie di immagini. Una sequenza comprende una serie di CD, mentre altre immagini, che cadenzano molte scene dello spettacolo, si riferiscono a una serie di disegni a matita fatti da Stefano. Questi disegni fanno parte di una grande libro, visibile in entrata del teatro, in cui il pubblico può contribuire con altrettanti disegni o commenti. 
I CD proiettati nel sipario frangifuoco, invece, mi racconta Stefano: “Fanno parte di una lunga raccolta di album che ho iniziato da più di un anno, di musica proveniente da tutto il mondo. I generi sono tra i più disparati: pop, rock, classica, melodica, folk, ecc. L’ordine delle proiezioni segue la geografia dei luoghi da dove proviene la musica… è una sorta di mappatura dei tantissimi luoghi del mondo. Questi stessi CD, alla Fenice sono proiettati, mentre a Plazzo Tito, sono installati lungo molte pareti. Anche nell’installazione, si segue la mappatura della geografia di provenienza della musica.”
Stefano mi spiega che èstato ardue ed emozionante collaborare con un danzatore. Era la prima volta che sviluppava un progetto di questo tipo. 
L’artista mi racconta che forse, la scelta del tema – l’idea del Teatro della conoscenza, vista nella duplice accezione di messa in scena del sapere enciclopedico, con allusione al Settecento veneziano e alla nascita dell’Enciclopedie, nonchè del teatro di intrattenimento – può apparire complicata e forse un pò pretenziosa. “Ma il tema si legava molto a quello sviluppato in Fenix, sulle nozioni di morte e resurrezione, sparizione e trasfigurazione, deperimento e rinascita. Ad esmpio, anche i disegni che proietto sempre nel frangifuoco (stessi disegni del libro in entrata) sono concepiti e proiettati seguendo la ciclicità delle stagioni… alla fine ho avuto la sensazione di aver concepito un progetto ‘svagato’… dove mi sono allargata includendo molto progetti che ho concepito anche molto prima di questo appuntamento.”
Mi spiega che molte opere esposte a Palazzo Tito sono già state esposte nella sue mostre a Londra e Boston, come ad esempio la serie di poster cuciti esposti alla grengrassi (Londra). Mentre racconta, sono davanti al mio computer che scorro le oltre 90 immagini che l’ufficio stampa mi ha mandato di molte opere in mostra. “A Venezia porto anche delle pitture!” Pittura?  “Sì, mesi fa, durante una serie di lezioni che ho tenuto qui a Venezia,   ho dipinto tantissimo. Non stato in realtà producendo delle opere per una mostra, ma poi, riguardandole, mi sembravano appropriate per la mostra a Palazzo Tito.”
Divisa in stanze tematiche, la mostra ospitata lo spazio per i tappeti persiani dipinti di rosso, la sala che ospita Préparépétitions, video preparatori per la coreografia di Fenix di Foofwa d’Imobilité proiettati in una delle sale di Palazzetto Tito; la stanza con le ceramiche realizzate dall’artista con gli studenti dell’università IUAV. In due sale attigue c’è  un nuovo ciclo di lavori: oltre trenta carte di grande formato, dipinte direttamente dall’artista, che avvolgono completamente le pareti delle stanze creando “un’aerea tappezzeria” di vari colori, con forti dominanti di rosso e con toni più scuri e abbrunati. 
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