Intervista di Francesca De Zotti e Tommaso Pagani —

Hyun Cho, Smoking Fountain, VIR Viafarini-in-Residence, 2021. Courtesy: l’artista

Lo scorso maggio Galleria Ramo ha inaugurato la sua nuova sede con Risky Hardware, la doppia personale a cura di Riccardo Lisi, a cui hai preso parte insieme a Nicolò Masiero Sgrinzatto. Tra le opere che hai presentato, Up to 200% off, come un’insegna pubblicitaria,cattura l’attenzione fin dall’esterno, mettendo lo spettatore di fronte a un messaggio paradossale. Come è nato questo lavoro?

Mi piace giocare con le parole. La frase Up To 200% Off è stata concepita qualche anno fa pensando al concetto di libertà nella contemporaneità. Era intesa come una frase ottimista e giocosa, certo io non la associo a una visione negativa o pessimista. Tuttavia, ognuno è libero di interpretarla come preferisce e se la frase sembra senza senso, ancora meglio! Perché anche il nostro mondo è senza senso.

Hyun Cho, Up To 200% Off, 2021. Courtesy: l’artista

La tua ricerca spesso si traduce nel disassemblaggio e nella riappropriazione di elementi eterogenei che danno vita a oggetti scultorei che travalicano la funzione primaria per cui questi stessi oggetti sono stati creati. Nastri di sicurezza catarifrangenti, silicone, LED e luci al neon diventano il punto di partenza per strutture cinetiche che vanno al di là di semplici esercizi compositivi e formali, perché puntano a una partecipazione dello spettatore, non solo da un punto di vista emozionale ma anche percettivo. Quanto è importante il coinvolgimento del pubblico nel tuo lavoro?

Remixo intenzionalmente oggetti comuni, estetiche pop, iconografie urbane, colori fluorescenti, e molto altro ancora. Per esempio, spesso utilizzo le ruote, o elementi di queste, che mi permettono di esplorarne l’innato potenziale, seppur allontanandole dalle loro funzioni preesistenti.
Le persone in genere hanno opinioni precise e legami profondi con gli oggetti. Ricontestualizzandoli, attribuisco loro significati inediti, permettendo allo spettatore di instaurare un dialogo con essi: questa è una delle strategie che utilizzo per coinvolgere le persone attraverso le mie opere. 

Hyun Cho, X_#1, 2021, Galleria Ramo. Courtesy: l’artista.

Hai vissuto per tanti anni a New York dove sei rimasta affascinata dalla cultura underground, soprattutto dall’universo degli skaters. Ruote o altre parti dello skateboard spesso dialogano con elementi di diversa natura. Cosa ti ha colpito di questo mondo al punto da farne un tema ricorrente nella tua ricerca? 

Avevo un’infatuazione viscerale per gli skater che sfrecciavano per le strade di New York City, sotto i ponti, su Bowery st. Ne ero così affascinata! Da allora, mi sono interessata all’energia di quella libertà al punto da volerla infondere nelle mie sculture. Legare quelle sensazioni ai materiali che uso è un altro tentativo per ridefinire il significato degli oggetti.

Two Runners, 2021, Galleria Ramo. Courtesy: l’artista

Nel suo saggio L’arte dopo la filosofia Joseph Kosuth afferma che il linguaggio può essere usato per funzionare come opera d’arte, arrivando a vedere l’opera come una doppia maschera in grado di fornire non solo la possibilità di una riflessione su se stessa, ma anche di attivare parallelamente una duplice riflessione sulla natura del linguaggio e sulla cultura. Che ruolo ha il linguaggio nella tua ricerca?

Alcune delle mie frasi, per esempio, Up To 200% Off, Hardcore Conceptual Lover, Ask My Daddy, non sono solo parole in forma di scultura, ma profonde riflessioni sulla natura del linguaggio e della cultura. La mia interazione con il linguaggio, in alcune delle poesie che ho pubblicato, come Crucial Babe No.1, è simile al linguaggio visivo attraverso cui si materializzano le mie opere scultoree. Entrambi sono radicati nella mia continua ricerca di nuove forme di espressione contemporanea. 

Ask My Daddy, 2016. Courtesy: l’artista.

Crucial Babe No.1
He is such a crucial babe
He is such a crucial babe
He is such a crucial babe
She is from street oh no
She is from street oh no
She is looking at him oh no
You want it
She got it
He is holding her apples oh no
He is talking like Hurricane Billy oh no

Published in 2014, Prelude: poetry journal, New York
preludemag.com