SPAZI 2017 - Tripla - Luca Bernardello e Filippo Cecconi, Was Marcel Duchamp An Alien, 2016, carta, plastica, 21 x 29 x 3 cm (foto Maurangelo Quagliarella)

SPAZI 2017 – Tripla – Luca Bernardello e Filippo Cecconi, Was Marcel Duchamp An Alien, 2016, carta, plastica, 21 x 29 x 3 cm (foto Maurangelo Quagliarella)

Edicola Radetzky ospita la seconda edizione di SPAZI, momento di interrelazione tra opere di diversi progetti indipendenti sparsi sul territorio italiano, con l’allestimento di Agreements To Zinedine – ATZ e la curatela di Andrea Lacarpia sarà visibile fino al 2 aprile 24 ore su 24. Leggi l’intervista al curatore e a Agreements To Zinedine – ATZ

Rispondono gli spazi Localedue (Bologna), Pelagica (Milano), Space 4235 (Genova), Spazio Radicchio (Bologna – Imola), Tripla (Bologna), Yellow (Varese)

Francesca D’Aria: Come descrivereste il concept che guida le programmazioni e gli eventi dello spazio indipendente che rappresentate e cosa significa per voi oggi avere un luogo dove sperimentare e fare ricerca in modo completamente libero potendo però arrivare al grande pubblico grazie a contesti, e interventi, come SPAZI?

TRIPLA: Il nostro spazio presenta delle particolarità, esso è infatti costituito da tre vetrine, di scarsa profondità, in una della vie principali di Bologna, per cui le mostre sono fruibili 24/7 e solo dall’esterno. La conformazione e la collocazione del nostro spazio costituiscono il punto di partenza necessario per lo sviluppo di tutti i progetti espositivi, influenzando la scelta degli artisti quanto la frequenza delle mostre e degli eventi. Noi concepiamo TRIPLA più come un progetto artistico legato a uno specifico luogo che come uno spazio espositivo, un progetto che si sviluppa nel tempo parallelamente alla nostra ricerca individuale. Trovandosi in un punto della città estremamente frequentato e di passaggio, TRIPLA è da sempre esposta a un flusso costante di pubblico indistinto, in una situazione simile a quella dell’Edicola Radetzky; l’incontro tra un pubblico generico e un’attività artistica improntata alla ricerca e alla sperimentazioni ha spesso prodotto interazioni impreviste e non riscontrabili in altri luoghi. Al di là di questo, è importante per noi portare avanti un progetto fresco ed eterogeneo, che si metta costantemente in discussione ospitando approcci e artisti differenti tra loro.

SPAZI 2017 - Localedue - Marcello Spada, HOME-EXPLOSIVES@ec.europa.eu, 2014, stampa inkjet su carta, 21 x 29,7 cm (foto Maurangelo Quagliarella)

SPAZI 2017 – Localedue – Marcello Spada, HOME-EXPLOSIVES@ec.europa.eu, 2014, stampa inkjet su carta, 21 x 29,7 cm (foto Maurangelo Quagliarella)

LOCALEDUE: Il nostro è un progetto nato nel 2008 con l’obiettivo di mettere a disposizione di artisti giovani (ma non solo) spazi di sperimentazione. Il progetto è iniziato con ROCCA un appartamento in un antico palazzo in Cilento nel quale si sono ospitati artisti in residenza. Si è proseguito con GAFF un appartamento milanese nel quale gli artisti erano invitati a confrontarsi con un ambito domestico. Poi a Bologna con l’EX-Brun: una loggia cinquecentesca con una parete completamente vetrata, dove i progetti vivevano della sua sola luce naturale. Oggi siamo nel distretto Manifattura delle Arti di Bologna, alle spalle del Mambo, con LOCALEDUE, e a Milano con i lavori in corso di GAFFdabasso. Uno degli aspetti più interessanti del lavorare fuori dai contesti istituzionali, è dato dalle dinamiche di collaborazione che solitamente si vengono a creare all’interno degli spazi indipendenti. Ogni mostra, performance o evento diventa infatti un dialogo tra più parti, un percorso corale lontano da qualsiasi sistema gerarchico, estraneo a tempistiche scandite nel dettaglio e, perché no, anche da questioni legate ad un budget già approvato. Localedue è una realtà che nasce in una situazione particolare: mantiene un carattere indipendente, relazionandosi con le realtà istituzionali e commerciali con cui condivide la Manifattura delle Arti. Lo spazio si inserisce in questa dinamica come l’elemento impertinente, da cui non sai mai cosa aspettarti. Forse è proprio questo l’aspetto interessante del lavorare lì: è possibile cambiare idea senza preoccuparsi di essere incoerenti rispetto ad un concept o ad una linea di ricerca, collaborando con persone dai lavori differenti, seguendo una sorta di affinità e coinvolgimento, e niente risulta essere fuori luogo. Probabilmente l’accettazione di questi tentativi significa poter sperimentare.

SPAZI 2017 - Space 4235 - Simona Barbera e Ronny Faber Dahl, (pavement night light) 3 If l just laid down, 2017, lycra, filo di cotone, 60 x 40 cm (foto Maurangelo Quagliarella)

SPAZI 2017 – Space 4235 – Simona Barbera e Ronny Faber Dahl, (pavement night light) 3 If l just laid down, 2017, lycra, filo di cotone, 60 x 40 cm (foto Maurangelo Quagliarella)

SPACE4235: Space4235 nasce come estensione di un grande studio condiviso, attualmente composto da sei persone attivamente coinvolte nello spazio. 4235 spazio espositivo nasce dalla necessità di creare un intenso interscambio creativo di alto livello in una città penalizzata, soprattutto negli ultimi anni, da una posizione decentrata, infatti è attualmente l’unico spazio indipendente coordinato da artisti attivo a Genova.
Il concept che guida la programmazione nasce dalla stretta e personale relazione con gli artisti invitati ad esporre nel nostro spazio, cercando di creare un delicato equilibrio tra gli eventi internazionali e quelli locali. Gli interventi artistici nascono spesso in stretta sintonia con lo spazio espositivo e da scelte formali su scala ridotta. La programmazione futura si aprirà ad un nuovo sviluppo del concept di 4235, con un esteso progetto teorico in collaborazione con l’artista Serena Porrati e lo spazio CHAN di Genova. In questo futuro progetto, dal nome Acéphale Fumogeni, vediamo il potenziale per un nuovo rapporto con il pubblico. Orientato verso un terreno ibrido dove teoria, arte e pensiero critico si mescolano, il progetto mira a promuovere una sensibilità critica e socialmente rilevante nel contesto dell’arte e dell’arte teorica, aprendosi però anche alla città verso un pubblico non prettamente artistico.

SPAZI 2017 - Pelagica - Excerpt from The Intimate Enemy, 2017, un progetto di Pelagica (foto Maurangelo Quagliarella)

SPAZI 2017 – Pelagica – Excerpt from The Intimate Enemy, 2017, un progetto di Pelagica (foto Maurangelo Quagliarella)

PELAGICA: Le iniziative come Spazi sono fondamentali per fare ricognizione dello stato delle gallerie indipendenti presenti sul nostro territorio. Sono utili soprattutto in un momento come questo di completa rivoluzione del concetto stesso di galleria. Spazi è per noi anche l’occasione per annunciare l’inizio di un percorso per Pelagica in uno nuovo spazio a Milano. Come sempre questo sarà il luogo in cui portare avanti la nostra ricerca curatoriale sullo scenario mediterraneo, e in cui presentare giovani artisti che stanno lavorando sulle questioni cruciali che in questa zona geografica costantemente accadono.

SPAZI 2017 - Yellow - Archie Franks, Popcorns, 2017, olio su tela (foto Maurangelo Quagliarella)

SPAZI 2017 – Yellow – Archie Franks, Popcorns, 2017, olio su tela (foto Maurangelo Quagliarella)

YELLOW: Yellow nasce per eccesso di amore alla pittura. Il focus dello spazio è quindi principalmente sul medium pittorico e sul fare ed esperire la pittura oggi, mentre acceleriamo in un contesto sempre più virtuale. La mission di Yellow è perseguita attraverso il coinvolgimento di artisti italiani e internazionali, grazie ad un costante confronto che genera incontri, scambi e nuovi punti di vista. La principale libertà di uno spazio no profit come Yellow è senz’altro quella di poter approfondire e presentare una ricerca, senza subire condizionamenti dal mercato, non dovendo sottostare alle sue logiche. D’altro canto è necessaria una grande predisposizione all’intraprendenza, dovendo ugualmente mettere in gioco risorse ed energie. In tal senso, fare rete con altre realtà indipendenti e no profit diventa essenziale e potenzialmente estremamente fecondo. Occasioni come SPAZI sono un metodo auspicabile per la condivisione di un servizio, che è poi principalmente rivolto alla comunità, di artisti, di cittadini, di persone. Il no profit si regola su un fondamento associativo, caratterizzato dall’incontro e il confronto tra persone. Va da sé che questo debba in qualche modo essere sinonimo di apertura, inclusività e cooperazione.

SPAZI 2017 - Spazio Radicchio - documentazione della mostra di Cinzia Delnovo (foto Maurangelo Quagliarella)

SPAZI 2017 – Spazio Radicchio – documentazione della mostra di Cinzia Delnovo (foto Maurangelo Quagliarella)

SPAZIO RADICCHIO: Spazio Radicchio sceglie artisti che per il tipo di loro lavoro si prestano alla cassetta. Ci vuole una grande apertura per agire nei micro spazi, non solo per quanto riguarda lo spazio concreto ma soprattutto per il contesto di queste mini gallerie. Spazio radicchio vive solo nei mesi fertili, ovvero quando l’orto produce, insieme al banco. Gli artisti sono costretti a seguire i cicli naturali e i clienti del mercato a consumare interventi artistici. É il dialogo di queste due realtà che dà vita a spazio radicchio.
Per quando riguarda la libertà delle scelte di S.r., vale la stessa regola della vendita diretta dei prodotti agricoli: quando si istaura un rapporto senza filtri con il pubblico non c’è spazio per le speculazioni perché la loro diventa una relazione intima.