Nairy Baghramian, Beliebte Stellen / Privileged Points © Skulpture ProJectkte 2017, photo: Henning Rogge

Nairy Baghramian, Beliebte Stellen / Privileged Points © Skulpture ProJectkte 2017, photo: Henning Rogge

Testo di Lisa Andreani

Chissà se Claes Oldenburg (1929), quando nel 1977 realizzò Giant Pool Balls per la prima edizione dello Skulpture Projekte, si sarebbe aspettato che quarant’anni più tardi la città di Münster avrebbe preso per davvero la forma di un dinamico campo da gioco. Per quanto le voci non si siano espresse positivamente sull’evento che con cadenza decennale si dedica alla scultura e allo spazio pubblico, un circuito di lavori è stato in grado di fare della città un centro di discussione e riflessione. Non tanto sul transitorio, che con i relativi accostamenti al mondo digitalizzato e dell’istantaneità ha assunto quasi un’accezione negativa, ma sul temporaneo che investe invece un altro tipo di temporalità. Un qui e ora della durata di un attimo ma capace di innescare dei meccanismi ad ampio raggio o di segnalare delle soglie su cui, prima di scavalcarle, sarebbe bene riflettere. È cosi che allora, sotto quel velo d’acqua che più che celare mette in mostra, il ponte costruito da Ayse Erkmen (1949, Istanbul) propone un’interconnessione tra due spazi completamente diversi: il porto di Dortmund-Ems Canal e la città di Münster. Rendendo accessibile ai visitatori e cittadini uno spazio urbano marginale, l’artista conferisce una forma materiale al superamento di barriere e confini.

Diversamente Lara Favaretto (1973, Treviso) con la serie Momentary Monument iniziata nel 2009 fa del temporaneo il paradigma centrale. L’imponente stele di marmo realizzata per l’occasione non è altro che un salvadanaio che fa del suo lascito una possibilità per i migranti che, non avendo ottenuto l’asilo, saranno supportati dall’associazione Hilfe für Menschen in Abschiebehaft con il denaro raccolto. Nata per essere distrutta, l’opera si trasforma in una sorta di dono verso l’altro. L’atmosfericità del tedesco Gregor Schneider (1969, Rheydt) ci presenta, invece, una sfumatura più intima della condizione dell’adesso. Lo scultore di spazi regala nell’iterazione del percorso circolare di una successione di stanze, all’interno del quale ad ogni visitatore è concesso entrare individualmente, la possibilità di modificare i propri ricordi e aprire nuovi sguardi in relazione allo spazio. Più fragile è la corporatura che Nairy Baghramian (1971, Isfahan) conferisce alla transizione e ai punti che ne evidenziano il passaggio. Le snelle ma pesanti forme, disseminate nel cortile del palazzo barocco Erbdrostenhof, necessitano per essere tenute insieme di morse che sottolineano uno stato precario. Gli eleganti e al tempo stesso inquietanti elementi si trasformano quindi in Privileged Points (recuperando il titolo del lavoro): punti di riferimento atti a illuminare, nel tempo di un’istante, il luogo instabile in cui viviamo.

Ayse Erkmen, On Water © Skulpture ProJectkte 2017, photo: Henning Rogge

Ayse Erkmen, On Water © Skulpture ProJectkte 2017, photo: Henning Rogge

Ancora, la condizione incerta del nostro mondo è l’immagine del futuro apocalittico ricreato da Pierre Huyghe (1962, Parigi) nel ex palazzetto del ghiaccio della città di Münster. Ecosistemi generati dalle acque piovane del grigio cielo tedesco, alle quali è permesso di entrare da aperture presenti sul soffitto, sciami di api che ruotano attorno ad alveari inseriti in cumuli di terra rossastra e un pavimento scoperchiato creano la sensazione dell’imminente caduta del genere umano. L’aspetto processuale che invece avvolge la trasformazione dei corpi e delle voci, in una sorta di scultura temporanea dell’oggi e dell’ora, è solo uno dei tratti peculiari della performance Leaking Territories presentata da Alexandra Pirici (1982, Bucarest). L’idea di monumento, lontana da ogni forma di materialità, si scalfisce nella gestualità e coreografia riprendendo l’etimologia del termine che deriva dal latino monumentum << ricordo >>. L’immersività del lavoro risulta, infatti, dalla stretta relazione con il luogo che l’accoglie. Il Friedenssaal, antica camera di corte della città e spazio predisposto al dialogo, interagisce con le voci dei performers intenti a ricostruire, rimettendoli in scena, eventi della storia, quasi a voler ripristinare la giustizia che la divinità posta all’interno di un timpano presente nella sala ci vuole ricordare. Impedendo la perdita dell’orientamento, indicando date e distanze dei fatti storici accaduti, i performers ricostruiscono una sorta di carta geografica e costellazione che, al termine della performance, si affianca ad un’interazione con il pubblico. I corpi diventano interfacce, motori di ricerca spiritosi e dotati di coscienza critica, a cui poter chiedere di approfondire un termine o un concetto. Con la consapevolezza di essere figli della generazione internet mettono in luce una parte di positività che esso può racchiudere.

Superata la novecentesca condizione dell’effimero di cui si è costituita la scultura, oltrepassati i limiti che la rilegavano all’ipotesi di un “a lungo termine”, la sua monumentalità oggi risulta forse un concetto da riformulare: nella condizione di possibilità che l’avvolge, il suo statuto momentaneo offre l’occasione per un’immersione nel contemporaneo oggi al pari di quei piedi che, sul ponte sott’acqua di On Water, sono costretti a bagnarsi per raggiungere una condizione o luogo altro.

Pierre Huyghe, After ALife Ahead, Skulptur Projekte 2017, Ice rink concrete floor; Sand, clay, phreatic water; Bacteria, algae, bee, chimera peacock; Aquarium, black switchable glass, conus textile; Incubator, human cancer cells; Genetic algorithm; Augmented reality; Automated ceiling structure; Rain; Ammoniac; Logic game, photo: Ola Rindal

Pierre Huyghe, After ALife Ahead, Skulptur Projekte 2017, Ice rink concrete floor; Sand, clay, phreatic water; Bacteria, algae, bee, chimera peacock; Aquarium, black switchable glass, conus textile; Incubator, human cancer cells; Genetic algorithm; Augmented reality; Automated ceiling structure; Rain; Ammoniac; Logic game, photo: Ola Rindal

Lara Favaretto, Momentary Monument — The Stone © Skulpture ProJectkte 2017, photo: Henning Rogge

Lara Favaretto, Momentary Monument — The Stone © Skulpture ProJectkte 2017, photo: Henning Rogge