Maddalena Tesser, Senza titolo, 2019, 20×30 cm, Olio su tela

Testo di Antonio Grulli —

Di recente ho avuto la fortuna di partecipare per alcuni giorni al Simposio di pittura organizzato da Luigi Presicce alla Fondazione Lac o Le Mon, vicino Lecce. É stata una di quelle esperienze in grado di riconciliare con il mondo dell’arte. Il luogo era la Casa Cafausica, un’abitazione di bellezza commovente circondata da un grande giardino e situata tra San Cesario di Lecce e Cavallino, in Puglia, dove ha appunto sede la Fondazione creata nel 2015 dagli artisti Emilio Fantin, Luigi Negro, Giancarlo Norese, Cesare Pietroiusti e Luigi Presicce. Il Simposio, quest’anno alla sua seconda edizione, ha avuto luogo dal 5 al 19 luglio.
Come sempre Luigi dimostra di essere un artista e una figura di poche chiacchiere e grandissima concretezza, anche in veste di curatore e organizzatore, come ha già dimostrato in passato con la Scuola di Santa Rosa e lo spazio Brown a Milano. Con l’assistenza dell’artista Davide Serpetti, Presicce ha coinvolto più di venti pittori che li hanno raggiunti per passare le giornate a dipingere e discutere di pittura. E’ stata per me (ma anche per loro) un’esperienza magica. La casa si svegliava in maniera morbida la mattina e tutti si mettevano a dipingere e disegnare fino a sera. Ognuno trovava il proprio punto per lavorare: chi in casa, chi nel giardino, chi in terrazzo. Si sono formati naturalmente alcuni gruppetti di lavoro, che di tanto in tanto si scioglievano per ricomporsi in differenti formazioni lungo le due settimane. Ogni giorno due o tre artisti presentavano il proprio portfolio al resto del gruppo creando un momento di discussione. Verso cena iniziava il momento maggiormente conviviale e le serate potevano durare anche fino a tardi.
In mezzo a un mare di residenze iperstrutturate e dalle quali salta fuori poco o nulla, era rinfrescante vedere una situazione così libera e allo stesso tempo così produttiva in termini di opere e di scambio. Forse solo la pittura e il disegno lo possono permettere, visto che possono accadere velocemente, nel corso delle giornate, e non serve mettere in atto processi produttivi. Alla fine delle due settimane si erano accumulati nella casa un grande numero di dipinti e disegni, realizzati con le tecniche più varie.

Luigi Presicce, A destra e a manca da una deposizione, 2019, dittico 50×70 cm, Olio su tela
Anna Capolupo_ Siesta, 2019, 25×35 cm, Tecnica mista su carta intelata
Maurizio Bongiovanni, Dalla serie Lac o Le Mon, 2019, 21×29,7 cm, Carboncino e ipoclorito di sodio su carta grigia

Una delle grandi chiavi del successo di questa manifestazione è stato il lavoro spalla a spalla dei pittori che ha trasformato il luogo in un grandissimo studio per due settimane. Ognuno vedeva come gli altri dipingevano, si scambiavano giudizi, idee, tecniche, modi di fare, partendo da una base comune di strumenti e di tradizione alle spalle. L’altro elemento fondamentale di queste giornate è stato il vedere persone di diverse città finalmente incontrarsi. Nonostante quello che si dice, ancora esistono delle differenze legate alla città in cui si è basati, e questo vale soprattutto per la pittura che vive di vicinanza e scambio diretto, difficilmente sostituibile dai mezzi di comunicazione: un pittore uscito dalla classe di Di Raco a Venezia non sarà mai come uno che ha studiato a Brera ad esempio, e spesso è difficile che si creino dei momenti di incontro tra questi gruppi. E’ stato invece bravissimo Luigi a mescolare pittori di Palermo con pittori romani, con toscani, con autodidatti ecc. A questo si è unito l’incanto di vedere finalmente artisti di generazioni diverse, anche con più di vent’anni di differenza, conoscersi e interagire per la prima volta in maniera profonda. Cosa abbastanza rara in Italia, ma fondamentale per ogni avanzamento di una scena artistica; sia per i giovani che possono imparare da approcci differenti, sia per i meno giovani che riescono a rimettere in discussione modalità che inevitabilmente si calcificano nel tempo.
La selezione era incentrata soprattutto su artisti legati a forme di pittura figurativa, seppur con eccezioni, e anche questo emerge come ulteriore elemento significativo e di scarto del progetto.
Quando le cose hanno un senso e funzionano lo si capisce anche dalle parole che si usano. E non a caso per definire questo progetto è stato usato il termine simposio che qui si reincarna nelle sue due radici principali. La prima è quella dell’incontro conviviale che nell’antica Grecia e Roma veniva visto come la condizione migliore affinché potesse nascere quel vero scambio dialogico che è alla base della nostra civiltà e che ha portato ai suoi migliori frutti.

Lucia Veronesi, Senza titolo #1, 2019, 33×24 cm – Collage e tecnica mista su carta
Giacomo Montanelli, Love and Kisses, 2019, 65×55 cm, Acrilico su tela
Martina Bruni_ All you want in Nikes_ 2019_ 75×100 cm_ Pastelli a olio su carta

Anche Luigi ha scelto di circondarsi soprattutto di persone che conosceva bene, con cui aveva instaurato dei veri dialoghi più o meno datati nel tempo. Questa è stata una condizione fondamentale per la riuscita, gli ha permesso di coinvolgere artisti di qualità, o almeno promettenti nel caso dei più giovani, e con lo spirito giusto per questa esperienza. Può sembrare una cosa ovvia ma in un mondo dell’arte ossessionato dal feticcio dell’application, in cui solitamente vengono prese in esame persone di cui non si conosce assolutamente nulla, non lo è per niente.
La seconda radice è quella del simposio di Platone. Un testo anomalo e in grado di entrare nell’immaginario collettivo, basato sull’agone intellettuale, il sano scambio polemico di idee e pensieri, e avente per tema l’Eros, spesso oggi tradotto in maniera piatta come amore. E nell’amore sta la radice della pittura. Amore come fede assoluta nel valore di ciò che si sta facendo, amore come desiderio di vicinanza, di unione e scambio. Eros come desiderio del corpo della pittura, che vive solo di questa compenetrazione e vicinanza davvero umana, fatta del e dal nostro corpo, che supera il linguaggio per arrivare a qualcosa di più alto e di più complesso su di una tela o una qualche superficie bidimensionale.

Simposio di pittura, 5–19 luglio 2019

a cura di Luigi Presicce, con il coordinamento di Davide Serpetti e la partecipazione di Mattia Barbieri, Thomas Berra, Maurizio Bongiovanni, Martina Bruni, Enne Boi, Michele Bubacco, Anna Capolupo, Valeria Carrieri, Francesco De Grandi, Gianluca Di Pasquale, Dalila Doro, Stefano Giuri, Beatrice Meoni, Monica Mazzone, Jimmy Milani, Giacomo Montanelli, Aryan Ozmaie, Gioacchino Pontrelli, Maddalena Tesser, Lucia Veronesi. Ospite Anastasiya Parvanova.

Thomas Berra, Fragile come ceramica, 2019, h48xd18 cm, Smalto su terracotta
Gianluca di Pasquale_ Presenze, 2019, 18×24 cm, Acrilico su tela
Anastasiya Parvanova_ Senza titolo, 2019, 22×17 cm, Acrilicoe olio su tavola
Mattia Barbieri, FENIX, 2019, 46×63 cm, Olio e tempera su tavola
Jimmy Milani, Maddalena_ 2019, Misure variabili, Acrilico su tela e wall painting