Cambiare la propria mente è facile se cambi prima l’altezza, 2011,   Pallet di legno, vinavil, bronzo colorato Courtesy Vedovamazzei, Umberto Di Marino Arte Contemporanea
 Another Man, 2011, olio su tavola, colla vinavil, pezzetti di legno rotto, Courtesy Vedovamazzei
NAVE EMMET Native Amer, 201, cenere umana, colori ad olio, vetro, carta, Courtesy Vedovamazzei
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Tra i vari comunicati stampa delle mostre che inaugurano in questi primi giorni di settembre, uno mi incuriosisce più di altri, quello che riguarda Dublin Contemporary: manifestazione presentata come una dei primi grandi eventi di arte contemporanea in Irlanda. La mostra ha per titolo ‘Terrible Beauty – Art, Crisis, Change & The Office of Non-Compliance’, ed è curata da  Christian Viveros-Fauné e dall’artista franco-peruviano Jota Castro
Tra i tanti artisti invitati, anche i Vedovamazzei che, prontamente, ho pensato di contattare al volo. Parlo ad intermittenza in skype con Crispino Simeone, l’artista che con Stella Scala, fa parte dei Vedovamazzei. Mi descrive i tre lavori che hanno portato in mostra. Mi racconta delle difficoltà burocratiche e amministrative per recuperare la ceneri umane dei condannati a morte dell’opera ‘Nave Emmet’. “Questi lavori parlano apertamente di un’idea di trasformazione, cambiamento di stato,   metamorfosi materiale. Le opere diventano cosi? le tante e possibili oggettivazioni, istanti fermati di un ciclo ineluttabile che suggeriscono la morte come possibilita? di nuova vita. Esse sono infatti state realizzate con le ceneri di due americani condannati a morte e ceneri miste rese manualmente polvere fine. Amalgamate con olio di lino e zinco come medium e trasformate in colore.

ATP: Che opere presentate nella mostra ‘Terrible Beauty: Art,   Crisis,   Change & The Office of Non-Compliance’ ospitata nella manifestazione Dublin Contemporary 2011?
Vedovamazzei: Esponiamo tre opere,   un olio su tavola,   un dittico di cenere umana impastata con olio,   e una scultura in legno e bronzo.
ATP: Il tema della mostra prende ispirazione da una poesia di William Butler Yeats,   Easter (1916),   che riflette il potenziale dell’arte come forma di commento ai periodi e agli avvenimenti di natura politica ed economica. Non è una grossa responsabilità farsi portavoce della società? 
V: Come ben sai l’ arte si è sempre interessata al potere di turno. Ha sempre trovato nei vari poteri che la storia ha messo a disposizione il sostegno e l’affermazione. La sua denuncia,   se si puó dire,   è quella di assomigliare il più possibile al suo interesse.
ATP: Dando per scontato che l’arte sia sempre un ‘commento’ agli avvenimenti sociali e politici.  
Voi credete che l’arte possa cambiare o,   per lo meno,   sensibilizzare l’opinione pubblica? Io non ci credo. Mi convincete?
V: Puoi dormire tranquilla,   non è mai successo,   non corre un rischio così banale. 
ATP: In Italia siamo messi male? 
Dipende: se ne amiamo anche i suoi vizi,   direi di no. Ma siccome di virtuosi ne stanno nascendo a frotte allora siamo messi male. Sarebbe stata una tragedia maggiore se avessimo avuto un Zapatero o peggio ancora Obama. Avrebbero desiderato un cambiamento della società,   e i cambiamenti hanno di solito problemi strutturali. Una volta avviati non si fermano più., Noi non dobbiamo cambiare ma solo migliorare,   non possiamo deludere il male cambiandolo con un ritocco sociale. Affermare che siamo messi male poi mi mette agitazione,   poiché ciò che viene scritto diventa molto più debole di ciò che non viene scritto.