• Rudolf Stingel, Installation views Massimo De Carlo, Milano / Belgioioso, 2016 - Photo credit Roberto Marossi - Courtesy of Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong
  • Rudolf Stingel, Installation views Massimo De Carlo, Milano / Belgioioso, 2016 - Photo credit Roberto Marossi - Courtesy of Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong
  • Rudolf Stingel, Installation views Massimo De Carlo, Milano / Belgioioso, 2016 - Photo credit Roberto Marossi - Courtesy of Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong
  • Rudolf Stingel, Installation views Massimo De Carlo, Milano / Belgioioso, 2016 - Photo credit Roberto Marossi - Courtesy of Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong
  • Rudolf Stingel, Installation views Massimo De Carlo, Milano / Belgioioso, 2016 - Photo credit Roberto Marossi - Courtesy of Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong
  • Rudolf Stingel, Installation views Massimo De Carlo, Milano / Belgioioso, 2016 - Photo credit Roberto Marossi - Courtesy of Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong

«Tre volte mi alzai, per convincermi che lì, a tre metri di distanza, ci fosse veramente qualcosa d’invisibile, freddo e liscio, a impedirmi di proseguire il cammino. Pensai a un’allucinazione, ma sapevo benissimo che non poteva trattarsi di nulla di simile. Avrei preferito accettare un po’ di follia, piuttosto di quella terribile cosa invisibile».

La Parete, Marlen Haushofer

Attraversare quei pochi metri color vinaccia, ritmati da poche pareti che ci guidano in circolo; compiere quei cinquanta passi, forse anche meno, per attraversare lo spazio; ripassare dall’entrata all’uscita e trovare nuovi percorsi e prospettive. Questo breve circuito mi ha ricordato un libro letto molti anni fa, che racconta la storia di una donna rimasta la sola prigioniera in una porzione di montagna. Il libro è “La parete” ed è stato scritto da Marlen Haushofer che sviluppa la storia come un diario dove si narra l’esperienza della protagonista dopo un evento inspiegabile: la comparsa improvvisa di una parete trasparente che la isola dal resto del mondo. Metafora dell’isolamento e del concetto stesso di sopravvivenza, il libro era fortemente radicato sulla forza della natura, allo stesso tempo presenza malefica e benefica. Che nesso trovare, dunque, tra il senso di costante e profondo isolamento che permea tutto il libro e la labirintica e misteriosa mostra di Rudolf Stingel ospitata nel giro di stanze del Palazzo Belgioioso in centro a Milano, nuova e ulteriore sede della galleria Massimo De Carlo?

Ciò che lega – mio personalissimo punto di vista – libro e mostra, è proprio ciò che non c’è, l’aspetto invisibile e fortemente misterioso, lì una parete invisibile e inattraversabile, qui, una distesa incongrua e indistinta il cui senso, come un muro impenetrabile, non ci lascia vie di fuga. Tra le pagine quell’indecifrabile parete invisibile che isola o protegge; tra le stanze, un altrettanto impercettibile muro che separa noi dal resto. E poi si apre il paradosso: cercare, nell’opera dell’artista, tutti quei meccanismi intrinsechi alla storia dell’arte e alla letture delle opere pittoriche, dove luce, chiaroscuro,  aspetti materici, prospettive, sfumati creano una grammatica da percorrere e rintracciare. Solo che, nel suo caso, ci camminiamo dentro a questa grammatica, passo dopo passo, avvicinandoci alla luce che penetra dalle finestre, dal lampadario.. anche le ombre di altri avventori.. tutto dentro, come noi, imprigionati.

Più volte, nell’affrontare la grandezza dell’opera di Stingel, mi sono trovata a riflettere e ricercare, quasi sempre, metafore per avvicinarmi o azzeccare una possibile via alla comprensione: partire dal suo lavoro per andare sempre lontanissimo. Nell’osservare un suo quadro o gli ambienti immersivi che riesce a creare – ricordo l’assoluto progetto per Palazzo Grassi e un suo più contenuto intervento alla mostra NYC 1993 al New Museum – mi sono sempre trovata a ricercare, per intercettare una possibile (e sensata) chiave di lettura, un riferimento ‘altro’: un libro, un concetto filosofico, un riferimento cinematografico. Calzante sarebbe, oltre al sopracitato ‘La Parete’, tracciare un’attinenza tra la “Zona” del film Stalker di Tarkovskij: un territorio rurale desolato e in rovina dove le normali leggi fisiche sono state stravolte per cause ignote. Il potere, o l’arcana forza dell’artista, si può di fatto misurare attraverso le dimensioni illusorie di alcune sue mostre. Dalle reti di recinzione sbilenche, ai tappeti resi superfici-pelle, dai santi ricopiati da desuete guide liturgiche (?) a omaggi-ritratti di grandi artisti; ma anche opere fatte in serie, dipinti calpestabili, carta da parati resa stampa unica…

In questa piccola mostra-muro, protetta come in uno scrigno, come sempre la vince il silenzio che da sempre – e mi auguro per sempre – aleggia nell’opera dell’artista. Dimentichiamoci che anche lui, ahinoi, è vendibile e comprabile come tutti gli artisti mortali. E’ quasi un peccato.

Ma tant’è….

Rudolf Stingel,   Installation views Massimo De Carlo,   Milano : Belgioioso,   2016 - Photo credit Roberto Marossi - Courtesy of Massimo De Carlo,   Milan/London/Hong Kong

Rudolf Stingel, Installation views Massimo De Carlo, Milano / Belgioioso, 2016 – Photo credit Roberto Marossi – Courtesy of Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong

Rudolf Stingel,   Installation views Massimo De Carlo,   Milano / Belgioioso,   2016 - Photo credit Roberto Marossi - Courtesy of Massimo De Carlo,   Milan/London/Hong Kong

Rudolf Stingel, Installation views Massimo De Carlo, Milano / Belgioioso, 2016 – Photo credit Roberto Marossi – Courtesy of Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong