Oggi è l’ultimo giorno per vedere il progetto di Andrea Romano ‘Ramosissimo’ allo spazio GAFF* (via Gaffurio 8, Milano).

ATP: Partecipi ad un ciclo di mostre ospitate nello spazio GAFF (Via Gaffurio 8, Milano), dedicato al disegno. Mi racconti cosa è per te questa tecnica?

Andrea Romano: Ho scelto di esporre del materiale che appartiene a due ricerche temporalmente lontane tra loro e con questo progetto ho voluto indagarne i possibili legami.?Quando sono stato invitato da Giulia Brivio e da Fabio Farnè mi piaceva pensare al disegno non tanto come opere fatte e finite, ma piuttosto come qualcosa che funzioni da premessa per un’opera, o che in qualche modo la racconti. É una tecnica che mi permette di prendere piena coscienza dell’immagine e rappresenta, come in questo caso, anche una pratica di ricerca che mi permette di creare appunti e immagini in modo spontaneo e immediato.”

ATP: Per questo progetto hai presentato una serie di disegni dove citi, in modo introverso, i cartoni animati The Flintstones. Mi racconti come hai concepito questa serie di disegni?

AR: Sono immagini che ho utilizzato durante una collaborazione per una mostra alla Bevilacqua La Masa (marzo 2012). In quella occasione erano stampate su delle sedute in legno.?Nei Flintstones gli umani usano i dinosauri per soddisfare i bisogni e le abitudini di una nascente società del progresso (diventano aspirapolvere, tagliaerba, etc). Il cartone ritrae il modello degli anni in cui viene prodotto, ovvero l’America dei primissimi anni ’60 e per il progetto di Venezia queste immagini facevano da ponte su tutti questi anni e nello stesso tempo raccontavano certi ruoli e certe dinamiche. Adesso sono idee che mi stanno portando altrove.

ATP: Mi hai raccontato, durante l’opening, che queste linee molto pure che si intersecano, hanno ‘qualcosa di sensuale’. In che senso?

AR: I disegni in mostra mettono a fuoco i punti di contatto fisico tra gli umani e i dinosauri nelle scene in cui i dinosauri vengono dominati per essere usati come strumenti. Con questi dettagli ho voluto restituire una situazione più allusiva, ho voluto celare dietro immagini apparentemente morbide e un po’ frivole qualcosa di più violento.

ATP: Oltre a questa serie, hai presentato anche alcuni pastelli, dove hai rappresentato dei paesaggi tra cui un corso d’acqua. La visione che ne hai restituito è molto romantica, sia per il taglio che per i toni cromatici. Come nascono queste opere?

AR: Questi pastelli, prodotti nel autunno-inverno 2009-2010, più che opere sono parte di un archivio personale di certi luoghi destinati a scomparire, come una sorta di storyboard per un lavoro sul paesaggio. Li ho fatti durante la produzione di Who will bring them flowers when the flowers die? (2010), una scultura ispirata ai fiori lasciati lungo le strade da parenti o da amici di chi muore in un incidente. Facendo disegni e fotografie ad alcuni di quei fiori prima che fossero appassiti mi accorgevo che una sorte simile spettava al paesaggio attorno, alla periferia in cui vivo, dove la natura viene abbandonata per un po’ a se stessa prima di costruirci sopra. Questi disegni catturavano alcuni scorci che hanno ispirato quella scultura.

* GAFF è il ‘prolungamento’ milanese delle attività dell’EX-BRUN di Bologna.