ATEN AF 2020, environmental installation, Distilia Dimora Salentina, San Cesario di Lecce

Intervista di Marta Matilde Acciaro —

I Genuardi/Ruta sono tra gli artisti contemporanei siciliani più affermati nel panorama nazionale per la loro ricerca e il loro uso sapiente di forme e colori, di luce e spazi. Li abbiamo incontrati.

MMA: Sul sito della galleria di Francesco Pantaleone leggiamo su di voi: “lavorano insieme, come unica identità, essendo riusciti a comporre, in un equilibrio mobile e costantemente riscrivibile, la vocazione per il colore dell’una con la tensione segnica dell’altro”. Cosa significa per voi essere e lavorare come “unica identità”?

G/R: Lavorare come unica identità per noi è guardare al mondo con due punti di vista differenti che focalizzano l’attenzione sullo stesso particolare.

MMA: in che modo e quando il vostro incontro artistico è divenuto consapevole?

G/R: E’ diventato consapevole quando abbiamo realizzato il primo quadro unendo le nostre differenti grammatiche che fino ad allora ci sembravano distanti.  L’Osservatorio è il luogo in cui in seguito si è definito e cristallizzato il nostro lavoro: si tratta di un appuntamento che si svolge all’interno dell’Accademia di Belle Arti di Palermo con tre docenti; è un punto di dialogo, di crescita e di messa in prova del lavoro, sia sotto l’aspetto laboratoriale che teorico. 

MMA: La base della vostra attività è Palermo. Anche io sono palermitana e ho riscontrato un filone quasi geometrico e spaziale di ridefinizione dello spazio al quale vi si può inscrivere insieme ad esempio agli artisti CampoStabile e a Gianfranco Maranto. In che modo le vostre opere entrano secondo voi in relazione con le opere degli artisti citati?

G/R: Palermo è il luogo di ricerca, di studio. Luogo da cui traiamo ispirazione osservando l’architettura, le sue stratificazioni e pigmenti. Con Maranto e Campostabile abbiamo sicuramente in comune la necessità di lavorare a stretta relazione con il Contenitore/contesto architettonico riaffermando la centralità di un pensiero che passi attraverso una attenta sedimentazione formale. Torniamo spesso sulla questione “sguardo” nella sua accezione più ampia, questione che inevitabilmente esplora lo spazio e il tempo e nel nostro caso si nutre di quella mediterraneità di cui parlava Camus ma pensiamo anche al Mediterraneo di Le Corbusier o KN.

MMA: Il vostro percorso è coerentissimo nel suo divenire. In che modo, da “Universe” siete arrivati ad “ATEN 2020 EF”?

G/R: Le occasioni espositive sono sempre state, per noi, motori di ricerca, di riflessione e quindi anche di evoluzione del lavoro. Sia Universe che ATEN EF 2020 seguono un ragionamento pittorico. Universe era uno dei primi lavori  che ragionava sul segno , inteso come corpo che si muove nello spazio. ATEN EF 2020 (intervento site-specific sulla volta di ingresso di Distilia Dimora Salentina) ragiona comunque sullo spazio ma si sofferma sugli elementi architettonici dello stesso, abbiamo infatti ruotato pittoricamente il volume preesistente nella volta creando un’apertura verso il cielo.

Brillamento X9, 2017, dimensioni ambientali. La vita della mente, Istituto Svizzero, Roma. Visione della mostra
Brillamento X9, 2017, dimensioni ambientali. La Vita della mente, Istituto Svizzero, Roma. Visione della mostra

MMA: A quante residenze avete preso parte? In particolare l’ultima, quanto è durata? Quando esporrete e che tipo di lavoro presenterete?

G/R: Quest’anno abbiamo preso parte a due residenze: CCA Andratx in Palma di Mallorca a gennaio, si tratta di un enorme centro per l’arte contemporanea fatto costruire da una coppia di collezionisti danesi nel lato sud della Sierra de la Tramuntana.  Ogni mese ospitano 4 artisti provenienti da ogni parte del mondo in 4 case/studio una accanto all’altra, dove si ha la possibilità di lavorare in un contesto immerso nella natura ma allo stesso tempo in un luogo molto frequentato da collezionisti e figure dell’arte. Tra giugno e luglio siamo stati in residenza a Via della Fucina 16 a Torino nel cuore di Porta Palazzo. E’il primo esperimento internazionale di condominio-museo creato da Kaninchen-Haus nel 2016 da un’idea dell’artista Brice Coniglio. Gli artisti selezionati tramite open call erano invitati a trascorrere un periodo nel contesto del quartiere Aurora in un edificio ottocentesco che è poi la sede del condominio-museo, durante il quale realizzare interventi e opere negli spazi comuni con il sostegno di Mibact e Siae. Abbiamo realizzato una pittura sagomata utilizzando tessuti brillanti. La forma traeva ispirazione da un dettaglio architettonico:  il profilo/contenitore di un soffitto affrescato dal Tiepolo. L’opera sarà installata all’interno del palazzo e presentata come group show insieme a quelle prodotte dagli altri artisti in residenza durante la settimana dell’arte di Torino.

MMA: Daniela Bigi scrive di voi “le geometrie che il duo mette in campo da qualche anno non esistono per se stesse, sono sempre il frutto di una riflessione sulla luce, sui volumi che essa intercetta, sui tagli che definisce”. Cos’è per voi la luce? E qual è il vostro rapporto con l’architettura?

G/R: Il pensiero meridiano di Camus era inteso come il pensiero del mezzodì, il pensiero della luce, del colore e della vita. Per noi la luce è nitidezza, è la condizione della visione e quando essa si imbatte nelle strutture architettoniche ci restituisce delle sagome luminose e da quì che comincia la nostra riflessione. Lo spazio implica l’uomo e viceversa. Durante il Voyage d’Orient Le Corbusier esplora gran parte del Mediterraneo, ed è proprio attraverso il Mediterraneo che si affaccia al mondo dell’architettura, dalla meraviglia per la distribuzione degli spazi, allo studio minuzioso della gradazione della luce, all’importanza dell’ombra e dei colori. Questi suoi viaggi sono grande spunto di riflessione sul rapporto tra l’uomo e lo spazio, un punto di riferimento esperienziale.  La ricerca della misura armonica parte proprio dalla concezione di preesistenza del corpo nello spazio.

MMA: Ha da poco inaugurato la sorprendente esposizione dei Real Madrid all’Ascensore, spazio indipendente no-profit per cui siete direttori artistici. Come ci si sente a portare a Palermo artisti dalle visioni internazionali? Sentite addosso questa responsabilità culturale?

G/R: L’Ascensore è un modo per creare confronto con la scena internazionale. Non parleremmo di responsabilità perché questo ci priverebbe di una certa libertà che vogliamo mantenere.

MMA: Anticipazioni sul vostro futuro?

G/R: Tra novembre e dicembre saremo in residenza nel distretto di Lisbona negli spazi di  “Emerge” , Ente per la promozione dell’arte contemporanea, diretto da Daniela Ambrósio e curato da Jorge Reis. Il progetto, che ha vinto l’ottava edizione dell’Italian Council, prevede un’intervento nello spazio modificandolo attraverso l’introduzione di una possente struttura.

Wormhole, 2019, curated by Samuel Gross, environmental installation. FPAC Gallery. PH Marco Beck Peccoz
3MV, 2019, installation view, BocsArt Cosenza
ZR, 2019, installation view, Edicola Radetzky, Milan. PH Maurangelo Quagliarella