La prima selezione dei 12 finalisti è il risultato del confronto della giuria composta da Andrea Bruciati, storico dell’arte, Patrizia Moroso, art director di Moroso, e Paola Pivi, artista di riconosciuta fama internazionale premiata con il Leone d’oro alla Biennale di Venezia nel 1999 e quest’anno special guest dell’iniziativa.
Ai 12 finalisti verrà chiesto di realizzare un progetto concepito appositamente per gli ambienti Moroso che potrà essere al tempo stesso realizzato e veicolato presso musei e centri d’arte contemporanea istituzionali.

Premio Moroso 2017 | I progetti finalisti #1 | Alfredo Aceto, Francesco Fonassi, Margherita Moscardini e Ilaria Vinci

Premio Moroso 2017 | I progetti finalisti #2 | Canemorto, Anna Franceschini, Valerio Nicolai e Driant Zeneli

Seguono le presentazioni di Invernomuto, Roberto Fassone, Luigi Presicce e Stefano Serretta

Invernomuto —

Invernomuto, Bones, Atlanta, still da video, 2015; courtesy degli artisti e pinksummer gallery

Invernomuto, Bones, Atlanta, still da video, 2015; courtesy degli artisti e pinksummer gallery

Per lo showroom di Moroso gli Invernomuto hanno pensato ad un progetto che prende le mosse dal ciclo di lavori Calendoola, nato a Milano nel 2016 e consistente (nella sua prima fase) di un video che indaga i conflitti tra gli abitanti (“supposti proprietari”) della cittadina di Ruatoria in Nuova Zelanda e un gruppo di rasta Maori ivi insediati (1985-90). Interessati alla dimensione trasversale del conflitto tra residenti e immigrati e del concetto di terra, il video realizzato si avvale “della struttura e dei processi produttivi delle serie televisive, per arrivare alla costruzione di un mondo che sfrutti la nzione per narrare la realtà”. Per la vetrina del negozio di Moroso a NY gli artisti hanno pensato di trasferire su un tappeto aziendale (che diventa “materiale di scena” del progetto Calendoola) il manifesto con cui la Lega Nord nel 2008 lanciò la sua campagna anti immigrazione: un’illustrazione rappresentante un nativo americano e lo slogan “Loro hanno subito l’immigrazione, ora vivono nelle riserve”, diventato virale dopo essere comparso alle spalle di Salvini nel noto selfie con la maglietta pro-Trump.

Roberto Fassone —

Roberto Fassone

Roberto Fassone

Roberto Fassone invece propone il progetto Tutte le cose importanti hanno bisogno di tempo, consistente nella realizzazione di questa frase sulle pareti del negozio di NY da parte dell’insegnista professionista Joseph Miceli. La scelta dello stesso mette in luce l’importanza della realizzazione manuale e progettuale della scritta nella sua essenza materiale. Il lavoro, invece, prende le mosse da tre procedimenti tipici dell’arte concettuale (paradosso, tautologia ed ellissi) per poi adeguarsi allo spazio dello show-room, che “si presta felicemente ad accogliere un segnale che indica la futura presenza di un’opera d’arte. Il contesto in cui verrà disegnato il lavoro favorisce un corto circuito semantico, ponendo lo spettatore in uno stato d’allerta, in cui realtà e finzione, scherzo e funzionalità, collassano. Tutte le cose importanti hanno bisogno di tempo è paradossale in quanto si nega e si afferma allo stesso tempo. Una tensione costante tra opera e non opera”. 

Luigi Presicce —

Luigi Presicce, Santo Stefano

Luigi Presicce, Santo Stefano

In occasione di Moroso Concept, Luigi Presicce ha proposto per lo show-room la realizzazione della performance Spaccata su Sacro Legno, che prosegue il ciclo de Le storie della Vera Croce, iniziato nel 2012 con La sepoltura di Adamo. “Questo ciclo di performance, un’unica monumentale opera, è ispirato alle vicende del Sacro Legno tratte da La Legenda Aurea di Jacopo Da Varagine (1228-1298) e dalla Sacra Bibbia. A questi due testi hanno fatto riferimento Agnolo Gaddi (1350-1396) e Piero Della Francesca (1416- 1492), nella realizzazione di due dei più significativi cicli pittorici dell’arte italiana del ‘300 e del ‘400, rispettivamente in Santa Croce a Firenze e in San Francesco ad Arezzo. Il ciclo di performance, nella sua totalità, affronta su piani paralleli episodi della storia del Sacro Legno, avvenimenti e personaggi storici di rilevanza socio- politica, simbologie alchemiche e di natura esoterica. Anche in questo episodio, come in precedenza, l’attenzione cade su una delle figure chiave de Le Storie della Vera Croce, la Regina di Saba (Le tre cupole e la torre delle lingue, 2013)[…] La performance, in forma allegorica, mette il luce o porta alla ribalta tre personaggi delle vicende del Sacro Legno, la già citata Regina di Saba, Re Salomone e il figlio che nascerà dalla loro unione, Menelik”.

Stefano Serretta —

Stefano Serretta

Stefano Serretta

Stefano Serretta, invece, pensa ad l’allestimento “To Be” fatto con superfici, sedute e supporti sotto forma di lettere che compongono la sequenza di parole “Tupy or not Tupy”. Si tratta del motto presente nel “Manifesto Antropófago” (1928) di Oswald de Andrade, “nel quale il poeta prende il cannibalismo come metafora del processo di assimilazione culturale e di apertura al nuovo”. Tupi è anche il nome di una delle prime tribù autoctone del Brasile venute a contatto con i colonizzatori. Le lettere diventeranno oggetti fruibili, scambiabili, assimilabili dallo spettatore, come oggettivazione delle “statificazioni culturali” e del “sincretismo” proprio di una “una storia fatta di scambi, assimilazioni e riletture”.

Testi raccolti da Marco Arrigoni