Paolo Cirio e Il Pavone

Intervista di Costanza Sartoris —

Cosa vuol dire essere sotto sorveglianza? Come ci sorvegliano le nuove tecnologie? Che relazione si instaura tra sorvegliante e sorvegliato? Questa e altre domande affollano il pensiero visitando la mostra “Preferire l’ombra”, visitabile fino al 30 ottobre a Palermo negli spazi del Loggiato di San Bartolomeo della Fondazione Sant’Elia e dell’attico di via Malta 21.

La mostra, organizzata da Cassata Drone Expanded Archive sotto la direzione artistica di g. olmo stuppia, ripercorre uno spaccato sul tema della sorveglianza nei suoi aspetti civili, militari, visivi e primitivi.
I cinque artisti in mostra – James Bridle, Valentina Furian, Paolo Cirio, Il Pavone, Julius Neubronner e Marco Strappato – ci accompagnano nella riflessione su questi e molti altri temi che sono emersi intervistando i curatori Luca Gennati e Giacomo Pigliapoco.

Costanza Sartoris: Posizionarsi nell’ombra per osservare meglio il sistema di sorveglianza contraddittorio che ci circonda: la vostra azione come curatori sembra aver prediletto una particolare prassi artistica di scostamento in grado di rimettere in discussione quanto è alla luce degli occhi, ma che evidentemente ha ancora molti tratti oscuri e sommersi. Perché “Preferire l’ombra”?
Luca Gennati e Giacomo Pigliapoco: Il titolo della mostra prende spunto dalle parole di resistenza di Bartleby lo scrivano, personaggio nato dalla penna dello scrittore statunitense Herman Melville. Bartleby, copista diligente, soddisfa appieno le richieste del suo datore di lavoro, quando però gli viene chiesto di fare qualcosa di leggermente diverso dai suoi compiti, risponde “preferirei di no”. Lì per lì l’avvocato, il suo capo, resta esterrefatto, col tempo però Bartleby inizia prima a rifiutarsi anche di svolgere il lavoro per cui era stato assunto poi giunge sino a non voler mangiare, continuando a rispondere con l’espressione “preferirei di no”.
Da qui un’eco in Preferire l’ombra: la nostra visione da adottare di fronte alle continue richieste che ogni giorno ci circondano a volte dovrebbe prevedere un netto rifiuto. Pensiamo alle persuasive proposte pubblicitarie o alle richieste inerenti la privacy costanti del nostro vissuto quotidiano e del nostro passaggio in rete.
La mostra evidenzia un continuo equilibrio tra visibilità e invisibilità nel rapporto tra sorvegliante e sorvegliato. Non solo il sorvegliante resta invisibile preferendo l’ombra, ma anche il sorvegliato dovrebbe proporsi di togliersi con coscienza dai riflettori. L’intenzione di scegliere l’ombra è quella di nascondersi, quindi, per meglio difendersi dalla incessante luce della sorveglianza.

Paolo Cirio, Sociality, 2018 (C) Ca ssata Drone Expanded Archive 2019
Il Pavone

CS: La scelta di ospitare in mostra le fotografie dei piccioni “spia” di Julius Neubronner (1907), fotografie scattate da una micro macchina fotografica da lui brevettata che in realtà non nasce come dispositivo di sorveglianza bensì come semplice mezzo per conoscere il tragitto dei suoi piccioni viaggiatori, e il fischiettio de “Il frutto del sorbo” di Valentina Furian (2015), utilizzato dai cacciatori per attrarre le proprie prede in trappola, riportano all’idea dell’uomo che tenta di controllare la natura tramite mezzi tecnologici. In che modo questi precursori dialogano con le nuove tecnologie?

LG & GP: I dispositivi aerei unmanned, senza persone a bordo, prevedono la ricognizione territoriale da un punto di vista notevolmente sopraelevato. Tema di indagine della mostra è la sorveglianza nei suoi aspetti civili, militari, visivi e primitivi. Il progetto fotografico di ricognizione aerea sperimentato da Neubronner è identificabile come il precursore del modello contemporaneo di sorveglianza operato dai droni. A tutti gli effetti questa tecnologia fu sfruttata ampiamente durante la Prima Guerra Mondiale per missioni di ricognizione oltre le trincee nemiche. L’installazione audiovisiva di Valentina Furian opera attraverso un approccio diretto tra sorvegliante e sorvegliato. L’audio de Il frutto del sorbo, infatti,cattura il visitatore della mostra sin dalla piazza Cassa di Risparmio e crea un’attesa, che rimanda ovviamente a un ambiente naturale. Attesa che viene poi disillusa una volta saliti fino all’ultimo piano dell’edificio di via Malta 21 (sede di Cassata Drone Expanded Archive) e venuti a confronto con l’aspetto video dell’opera. La tecnologia e l’uomo sono fusi sin dall’origine dell’uomo e della tecnologia stessa. Non esiste uno senza l’altra e questo rapporto si è sempre basato su un dialogo-scontro con l’idea di naturale. In fin dei conti stiamo solo parlando di una costante linea, dal principio ai giorni nostri, di cui è possibile tracciare tutto il percorso.

CS: Le opere esposte presso il Loggiato di San Bartolomeo della Fondazione Sant’Elia spostano invece l’attenzione alla dicotomia tra l’analogico e il digitale: da un lato i brevetti rubati di tecnologie per la manipolazione sociale legate al mondo di Internet di Paolo Cirio, dall’altro la ricerca de Il Pavone sull’immaginario dei cittadini della provincia di Trapani e la visione dai tratti ipnotici della costa sorvolata dal drone di Marco Strappato. Come la sorveglianza tecnologica entra nella vita “analogica” di tutti i giorni?

LG & GP: Le virgolette che hai usato in riferimento alla vita di tutti i giorni sono sicuramente un primo segnale del fatto che a tutti gli effetti non possa esistere una separazione tra digitale e analogico. In un certo senso possiamo dire che sì, l’opera di Paolo Cirio è più legata ad una realtà virtuale, a un confronto con l’online, ma le conseguenze si riflettono ampiamente sulla vita offline (sempre che questa esista ancora). L’installazione video di Marco Strappato è un punto di collegamento: il titolo stesso dell’opera Flying over the white threshold lascia intendere il superamento di un confine, o meglio cambiando il punto di vista, il confine non è più percepibile. La ricerca de Il Pavone, invece, prende spunto da un immaginario “analogico” ripiegando però immediatamente su dinamiche militari, rituali e segrete che vivono di una loro apparente virtualità. Di certo, se ciò che differenzia analogico e digitale viene intese come una fisicità, allora il campo di indagine de Il Pavone è quasi totalmente tangibile, fisicamente presente. Ma non possiamo scordare che il digitale vive su un piano fisico altrettanto solido fatto di server, cavi, impianti energetici e di raffreddamento..
A proposito di questa dicotomia analogico-digitale, tornano in mente le parole di David Lyon e Zygmunt Bauman in Sesto potere. La sorveglianza nella modernità liquida in cui evidenziano l’aspetto fallace del naturale, rispetto a quello appurato tecnologico, riflettendolo sul comportamento umano: […] “oggi conviene fidarsi più del duplicato di una persona, ricavato pezzo dopo pezzo dai suoi dati in rete, ancor più che della persona stessa, che preferisce invece raccontare la propria storia”.

Installation view
Neubronner

CS: Per concludere, le opere da voi scelte e i testi da voi citati, quali Teoria del drone. Principi filosofici del diritto di uccidere di Gregoire Chamayou (DeriveApprodi, 2014) e Nuova era oscura dell’artista inglese James Bridle (Nero Editions, 2019), offrono uno spaccato che sembra avere origini storiche ben definite circa la dicotomia sorvegliante-sorvegliato che inevitabilmente mi portano a pensare a George Orwell e al “big brother” di 1984: vista l’irreversibilità e l’attuale impossibilità di un radicale cambio di paradigma nelle tecnologie di sorveglianza e controllo contemporanee, quanto pensate esse siano da considerarsi con accezione prevalentemente negativa? 
LG & GP: In gran parte l’accezione è negativa, la sensazione stessa di sentirsi continuamente controllati lo è. Ovviamente casi di aspetti positivi rispetto alla sorveglianza sono: la rintracciabilità in caso di emergenze e l’aiuto conseguente ai soccorsi; la schedatura medica che permette una più veloce diagnosi e cura; la possibile registrazione di prove in caso di processo (anche se questo punto apre una discussione ben più ampia e non riducibile a un netto manicheismo); campo meno vitale è invece l’aiuto nella ricerca di contenuti durante ricerche e suggerimenti di lettura e visione. È innegabile che certi aspetti di controllo vengano incontro a una facilitazione della quotidianità, ma con l’idea di Preferire l’ombra crediamo sia importante prender coscienza della potenzialità nascosta che si cela nell’ombra e di come e quando poter sceglierla come strumento di liberazione. Le liberation tecnologies vengono così chiamate perché consentono ai cittadini di riportare notizie, denunciare illeciti, esprimere opinioni, mobilitare proteste, monitorare la profusione di dati e di ampliare gli orizzonti di libertà personale. Queste tecnologie corrispondono a qualsiasi forma di informazione e di comunicazione in grado di espandere la libertà politica, sociale ed economica dell’individuo in quanto facente parte di una comunità libera. Dopotutto anche solo sapere di poter avere diverse opzioni di evasione dalla sorveglianza aumenta la sicurezza e risveglia la determinazione collettiva. Parallelamente a ciò non vanno dimenticate situazioni di eccesso in cui la mancanza di controllo data da una situazione di totale libertà ha creato spazi d’azione nocivi e negativi: esempio lampante è stata l’esperienza di 8chan o il mercato d’armi (e non solo) presente sul dark web.

James Bridle
Valentina Furian
Neubronner